Tutto è cominciato mercoledì mattina poco dopo le sei di mattina. Delle lunghe crepe hanno iniziato ad aprirsi lungo Lungarno Torrigiani, l’acqua ha invaso la strada e improvvisamente con un boato la terra è franata di tre metri, portandosi dietro la strada e le macchine in sosta (fortunatamente nessun passante), aprendo un’enorme voragine lunga 200 metri e larga sette. Nelle ore successive si è poi scoperto che è stata la rottura di una tubatura in ghisa vecchia di 50 anni a causare la quasi tragedia.

E ora quella voragine piena di acqua fangosa nel cuore di una delle città più belle e più ricche d’arte al mondo è sui giornali di tutto il pianeta, a dimostrare un’ennesima volta la nostra incapacità nel gestire qualsiasi cosa ci tocchi in sorte. E la Galleria degli Uffizi, che domina le immagini dell’accaduto osservando severa dall’altra riva dell’Arno, Ponte Vecchio più in là sullo sfondo e il vicinissimo Palazzo Pitti non fanno che acuire ancor di più la sensazione di incapacità e inettitudine, nel vedere il contrasto tra le vestigia del glorioso passato rinascimentale di Firenze e la città di oggi, a pochi passi da lì, che affonda nel fango e nell’incuria. Un contrasto duro e stridente tra ciò che Firenze è e ciò che Firenze fu. Ciò che l’Italia fu, dopotutto, poiché quelle macchine e quella strada sprofondate nell’Arno in questa circostanza diventano metafora e trasfigurazione di un Paese intero che affonda nella melma, nell’indifferenza generale.

In tre giorni gli scaricabarile si sono ovviamente succeduti a ripetizione. È colpa di Nardella, è colpa della società che gestisce l’acqua, è colpa di Renzi, è colpa del padreterno. La soluzione comunque è stata già trovata. Le infiltrazioni non erano prevedibili o arrestabili. Colpa del tubo dunque, e di nessun altro. Peccato però che un tubo non possa essere portato in tribunale a rispondere delle sue azioni. Peccato anche che autorevolissimi ingegneri ambientali come il professor Laio del Politecnico di Torino affermino dalle colonne di svariati giornali che è estremamente difficile che un tubo di ghisa dopo 50 anni ceda spontaneamente in modo così improvviso e violento. L’invecchiamento della ghisa a quanto pare può portare a piccoli cedimenti o perdite, ma non a rotture come quella che abbiamo visto. Ma il tubo indagato come colpevole non potrà dirci che la colpa non è sua, poiché evidentemente non dotato di parola, e che invece le responsabilità andrebbero cercate altrove.

Bisognerebbe infatti andare a cercare nelle amministrazioni locali e nelle società appaltatrici della gestione dei servizi pubblici, dalle strade, al gas, all’acqua; nell’incuria e nel menefreghismo decennale di questi soggetti e nell’incapacità e ostinazione tipicamente italiana nel non voler capire che è meglio prevenire che curare, che è meglio manutenere giorno per giorno che gestire una drammatica emergenza. Le responsabilità ricadono in capo agli stessi soggetti che stanno facendo crollare Pompei mattone dopo mattone, sprofondare Roma in un degrado da terzo mondo.

Quello che sfugge a questi signori è che Firenze, Roma, Pompei non ci appartengono, non appartengono a noi in quanto eterne e destinate ai posteri, nostro compito quello di preservarle al meglio per costoro, e non appartengono a noi in quanto patrimonio di tutta l’umanità, ma la loro miopia le sta facendo miseramente inabissare. Gli occhi di tutto il mondo mercoledì hanno fissato Firenze, gli occhi di quei turisti stranieri che spesso sanno apprezzare le bellezze del nostro Paese molto meglio di noi, e l’immagine che si è presentata a loro è stata quell’impietosa fila di macchine sprofondate nel fango, Ponte Vecchio e gli Uffizi sullo sfondo e sull’orlo della voragine un sindacuccio in camicia bianca indaffarato col suo smartphone all’ultima moda, forse alla ricerca delle parole per giustificare un simile disastro.

E in tutto ciò le priorità del nostro Governo quali sono? Un referendum costituzionale inutile e dannoso, le unioni civili. Firenze può anche sprofondare, nonostante il posto speciale che indubbiamente occupa nel cuore del premier. Le priorità del sindaco Nardella? Organizzare una commemorazione per i 50 anni dell’alluvione di Firenze, proprio mentre un’alluvione al contrario, con la terra che crolla nell’acqua, funesta la città. Ognuno è indaffarato con i suoi giochini, e nessuno risponderà di quest’ennesima sciagura. Nessuno, perché è colpa di un tubo.