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Diverse sentenze in Cassazione erano in fase di negoziazione per quanto attiene al versamento, presso i comuni, dell’arretrato Ici, Imu e Tasi. Tuttavia, una nuova norma giunge ad esentare queste ultime dall’imposizione pecuniaria. Il dato peggiore consiste nel contenuto stesso della bozza, che non è riferibile esclusivamente alle piattaforme petrolifere, ma a qualsivoglia costruzione ubicata nel territorio marino, ai porti, a impianti eolici, ristoranti o alberghi “galleggianti”. L’Italia cede ancora una volta parte della propria sovranità territoriale ed economica a vantaggio dell’industria energetica e di eventuali compagnie turistiche; queste ultime non apporterebbero benefici all’economia locale, ma agirebbero in piena indipendenza rispetto al territorio di ubicazione. Lo scenario prospettato è quello di una costa in cui resort con pontili modello Dubai puntellino il mare delle coste italiane. Uno scenario agghiacciante che potrebbe diventare realtà, qualora la “manovra correttiva” diventasse legge.

Ancora più scioccante è il tono reverenziale del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, il quale si è pubblicamente scusato per il ritardo nell’approvazione della legge in questione. Un atteggiamento che testimonia la totale mancanza di autorevolezza delle istituzioni statali nei confronti dei grandi gruppi commerciali e finanziari.

Ancora più scioccante è il tono reverenziale del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, il quale si è pubblicamente scusato per il ritardo nell’approvazione della legge in questione. Un atteggiamento che testimonia la totale mancanza di autorevolezza delle istituzioni statali nei confronti dei grandi gruppi commerciali e finanziari.

Ma c’è di più; la famigerata “manovra” includerebbe un articolo (art.35) che riguarda il tasto dolente della disputa fra i sindaci delle località costiere e le multinazionali energetiche che estraggono idrocarburi nelle località costiere. Se, infatti, grazie a tre sentenze recenti della Cassazione, era previsto il pagamento dei tributi ai cittadini per le attività di estrazione, con la nuova legge cambiano le carte in tavola. L’articolo 35 prevede, invece, lo stop retroattivo, per le società proprietarie di 119 piattaforme, nel pagamento di Ici, Tasi e Imu. Una rivincita del privato rispetto a quanto accaduto in passato, dove una decina di sindaci hanno esercitato una forte opposizione nei confronti di aziende italiane nel settore dell’estrazione e dell’energia, ricorrendo alle commissioni tributarie e riuscendo a ottenere, da queste ultime, un gettito tra i 100 e i 200 milioni di euro. La presente bozza ha letteralmente scompaginato gli accordi giudiziari fra l’appello dei comuni e gli interessi economici in ballo, dunque mettendo in discussione l’operato della Suprema Corte. In caso di attuazione della norma, qualsiasi tipologia di costruzione sul mare verrà imposta per volontà di legge, con l’aggiunta di agevolazioni fiscali per le compagnie turistiche ed energetiche e il beneplacito dello Stato.

Italian Offshore – la video inchiesta sul mondo dell’estrazione di idrocarburi nei mari italiani.

Perfino in Florida (stato tra i primi consumatori energetici nei liberisti Usa) i senatori esprimono la propria preoccupazione e opposizione per quanto concerne la pratica del fracking, fratturazione idraulica che consiste nel perforare il terreno per estrarre gas naturale e petrolio dalle rocce sottostanti, attraverso un getto ad alta pressione di acqua e sabbia. Quest’ultima rappresenterebbe, infatti, un pericolo per l’inquinamento delle falde acquifere, a causa delle sostanze chimiche utilizzate nel processo di estrazione. Il popolo statunitense, sebbene ricolmo di contraddizioni, dopo l’attuale crisi economica ha iniziato a chinare la testa su molte questioni, in primis il dogma dell’infallibilità dell’economia di mercato e, in secondo luogo, l’insostenibilità dell’ecosistema di fronte a politiche di sfruttamento economico privo di oculatezza. Sempre più in voga è la green economy e il ripensamento dell’attività di estrazione energetica.

È risaputo, tuttavia, che nel Bel Paese il gusto per l’anacronismo sia una tendenza costante, e ciò si ripercuote anche nelle scelte politiche. In Italia, paese teoricamente civile e democratico, “premura” e “preoccupazione” sono vocaboli decisamente estranei nel lessico comune. Il senso di appartenenza territoriale coincide con la vicinanza (o meno) all’ “orto” personale. Occorrono rischi paesaggistici imminenti e timori di devastazione all’estetica ambientale affinché il popolo italiano riacquisti coscienza e senso del rispetto naturale. La sconfitta subita con l’esito negativo del referendum contro le trivellazioni costituisce la prova tangibile di un disinteresse politico diffuso, una mancanza di sensibilizzazione tematica e una disorganizzazione militante delle quali stiamo già pagando gli effetti (e alle quali tuttavia si sta progressivamente rimediando).

“Disconoscere a colpi di interpretazioni autentiche un diritto più volte confermato è un inaccettabile atto di forza che stravolge puntuali pronunciamenti della Cassazione e mette in grave difficoltà non solo la certezza nell’applicazione delle imposte comunali sugli immobili, ma anche gli equilibri finanziari di decine di enti”. (Anci) Associazione nazionale dei Comuni italiani.

Lotte quali no Tav e no Tap vengono percepite come conflitti locali quando, al contrario, si tratta di questioni che coinvolgono anche indirettamente l’intero popolo italiano. Ancor peggio la classe politica (che spesso ne è un riflesso incosciente) dimostra la potenza delle proprie lacune di senso civico nell’eccessiva riverenza nei confronti dei grandi gruppi d’interesse mercantile e finanziario. L’Italia arriva a essere il braccio esecutore del business nazionale e internazionale all’interno del proprio territorio, non il giudice che ha diritto all’ultima parola. La subordinazione dello stato italiano nei confronti dell’Unione Europea e delle relative politiche economiche ha contribuito ad aggravare lo status di sudditanza e l’abitudine psicologica alla sottomissione, come se si trattasse di una condizione normale. L’ideologia cosmopolita borghese, dal suo canto, contribuisce ad annichilire il concetto di “Stato”, identificandolo con la deriva ideologica nazionalista, anziché con la semplice difesa del territorio patrio, con il risultato di inquinare le potenzialità di un movimento progressista già fortemente compromesso e alienato rispetto alle problematiche d’attualità sociale.

Se non si reagirà, se non si avrà modo di rompere con la “gabbia” e le politiche tecnocratiche e compromissorie del governo italiano, i cittadini dello stivale assisteranno quotidianamente all’orrido spettacolo di una nuova forma di abusivismo: un mare costellato di abominevoli costruzioni sulla superficie marina, uno scenario decisamente meno romantico di quello prospettato nel romanzo “Una città galleggiante” di Jules Verne.