Tizio, Felice Casson (ex-magistrato), incontra in commissione giustizia a Palazzo Madama Caio, Luigi Salvatore Cucca, pure lui impegnato nel Ddl sulla riforma del processo penale. Il primo, non proprio renziano seppur del PD, propone all’altro, più allineato, un paio di emendamenti su quanto il Governo sta cercando di fare riguardo la prescrizione. Il perché è semplice: a forza di strette di mano, ammiccamenti e giochini vari con tutti quei notabili di Area Popolare (NCD-UDC) e ALA – il gruppo dei transfughi liberali necessari alla rottomazione – si rischia di nuovo di non combinare nulla, o combinare molto poco, per quel male che più d’ogni altro avvinghia e soffoca lo Stato Italiano: la corruzione. La proposta di Tizio, insieme a Caio, è ineccepibile, e infatti viene discussa. E’ frutto di un triste primato; cioè quelle decine di miliardi in mazzette, intascate o elargite, che rendono vane tutti le diatribe su costo del lavoro e disoccupazione. Siccome la prescrizione, attiva dopo 7 anni e mezzo, è diventata nient’altro che un’occasione di impunità, un corridoio preferenziale per chi con l’astuzia dilaziona processi o indagini così da sfuggire alle maglie della giustizia; e perché se tutto intorno si ruba, senza freni o punizioni, il rilancio economico italiano è impensabile, Tizio e Caio danno due suggerimenti.

A) Il termine della prescrizione decorre dal giorno in cui la notizia del reato viene acquisita dal Pm, in modo che, se anche il fattaccio vien fuori dopo qualche anno, non ci sia il rischio di dover chiudere tutto senza nemmeno aver definito l’accusa. Il che ha senso, perché la durata media di un processo penale (con tutti e tre i gradi) da noi è di 4 anni, a cui vanno aggiunte le indagini preliminari, in media da 6 mesi a 2 anni. Tutto bene, si dirà. Sì, a patto di beccare i furbi con le mani nella marmellata mentre ancora fanno merenda.

B) La prescrizione viene sospesa non appena interviene l’azione penale con la sentenza di primo grado. Una soluzione indiscutibile, dal punto di vista etico, e quasi ovvia. Così gli interessi di chi ha un vantaggio nell’allungare i processi con cavilli burocratici asfissianti verrebbero meno, perché inutili. E con ciò risulterebbe alleggerito l’iter giudiziario, che è una delle questioni per cui la prescrizione nasce e per cui la si difende a spada tratta.

Eppure la questione non è così semplice. Le cose si complicano. C’è chi è colto alla sprovvista, chi grida al tradimento. In un Governo dove Fabrizio Cicchitto e compagni, ricevendo più avvisi di garanzia che richieste dagli elettori, spadroneggiano; dove in nome del riformismo a oltranza si stringono patti col diavolo; dove per proteggere i propri, di corrotti, si lascia mano libera a quelli più esperti e riservati, dal Nord al Sud del Paese; potrebbe essere altrimenti? Quindi, come è ovvio, intorno a Tizio e Caio subito si fa terra bruciata. «Iniziativa presa a titolo personale», tuona Luigi Zanda (capogruppo Pd al Senato), visibilmente scosso; «Non accetteremo! E chi parla di favori a esponenti politici dimostra ignoranza e malafede», rimprovera un rinvigorito Renato Schifani. Infine, dall’enfant prodige di una volta, Angelino Alfano, arriva l’affondo finale: perché i 5stelle sono favorevoli e voterebbero ad occhi chiusi gli emendamenti, scatta la gelosia, e dunque o Ncd o grillini, o con noi o contro. E gli amici, si sa, bisogna sceglierseli con cura, quindi il Pd va sul sicuro: sceglie Ncd. Ecco allora il paradosso: proprio i 5stelle, tempo fa, venivano aspramente criticati per non aver optato per la via trasversale, rifiutando il famigerato canguro (incostituzionale), mettendo al primo posto la divisione politica, e non votando la legge sulle Unioni civili così come era stata presentata. Ora, però, di punto in bianco, cambiano le regole, e il sempre temuto spauracchio della galera, tipico di una classe politica tra le più inquisite d’Europa, sovrasta il buon senso. Quindi no alla cooperazione, no a un provvedimento che, sconfessando la tremenda ex- Cirielli 2005 (altrimenti nota come salva-Previti), per il Paese significherebbe una svolta. E che non a caso è in vigore, da sempre, secondo varie declinazioni, in Francia, Germania, Gran Bretagna. Anzi, lì se uno è chiamato in Tribunale col rinvio a giudizio – ancora prima dell’eventuale condanna quindi – si dà per scontato che una sentenza debba esserci e la prescrizione non possa intervenire. In Italia, e per fare un esempio in Grecia, convinzioni così forti invece non reggono: e infatti corrotti e corruttori brindano. Mangiandosi i soldi dei contribuenti.

Che fine faranno allora Tizio e Caio, con le loro utopie rivoluzionarie? Verranno sacrificati, quasi certamente. Già a giugno. Come sempre succede alla schegge impazzite. Perché con alcuni compromessi, tipo l’emendamento costato la poltrona alla Guidi, l’Italia riparte; con altri invece c’è da stare attenti, pena uno scossone alla struttura dell’inciucio, peraltro già abbastanza intaccata dalle denunce di quei fessi che pagano le tasse e fanno gli scontrini, ancora. C’è solo una speranza, per Tizio e Caio. L’intervento dell’uomo della provvidenza, il Calamandrei de’noiartri, l’uomo che usa le mani (sporche), laddove gli altri sanno solo puntare il dito, Denis Verdini. Un suo intervento, perno della maggioranza (per quanto il fido Orfini urli il contrario), sarebbe risolutivo. E magari qualche norma che crei deterrenza, e incentivi la legalità, l’appoggerebbe. Tempo al tempo, però. Prima, grazie alle attuali norme di prescrizione e pure con quelle che il Ministro Orlando vorrebbe approvare, bisogna decada la condanna in primo grado per concorso in corruzione rimediata a Firenze, bloccando il processo. Poi si vedrà. Siamo tutti fiduciosi, in fondo: come Tizio e Caio.