di Alessio Sani

La Legge di Stabilità 2016 sta per approdare in Parlamento. Dopo la consueta presentazione per mezzo di slide, che stanno andando per la maggiore in quel di Palazzo Chigi, il dibattito impazza sui media e sui social, in attesa di incendiare una Camera a rischio fiducia. Che a Renzi piaccia far le cose di fretta non è una novità, il rischio è che i gattini gli riescano ciechi, cioè che gliela cassi Bruxelles. Parlare di coperture per una manovra da quasi 30 miliardi, che sicuramente verrà almeno in parte finanziata a deficit, è inutile, l’intento è chiaramente elettorale. Lo stesso Premier lo ha ammesso, quando ospite della Gruber, le ha chiesto il permesso di “fare Berlusconi”. Lo avesse fatto qualunque altro esponente del Pd dalla caduta del muro di Berlino ad oggi sarebbe stato crocifisso in sala mensa. Renzi no, ma si sa, è tale la fregola di governare che si può passare sopra a tutto, anche all’innalzamento del limite ai pagamenti in contanti.

Questo è uno dei punti più spinosi, e infatti nelle slide non appare neanche in piccolo, stile avvertenze farmaceutiche nelle pubblicità. La minoranza dem, che di fatto è la vecchia guardia emiliana ancora in odor di Pci, ne ha fatto per anni uno dei cavalli di battaglia dell’antiberlusconismo. Trovarsi oggi a doverne votare l’innalzamento deve dare forti dolori di stomaco. Non l’ha nascosto Pierluigi Bersani, che non perde occasione di ricordare agli elettori che da qualche parte, dentro al Pd, c’è ancora qualcuno che dice qualcosa di sinistra, anche se poi alla Camera vota di tutto. E’ stato quasi commovente a Ballarò quando, dopo aver elencato una serie di manovre renziane al chiaro sapor di destra liberal (e aver confermato che non gli sono piaciute) ha chiuso con la solita dichiarazione di fedeltà al leader. “Non voglio mica fare un favore alla destra”, ha detto sfiorando la commedia, intendendo che non ha la minima intenzione di far cadere il governo, non si sa mai che torni Berlusconi.

La questione in realtà è complessa. Un sondaggio Isfol Plus del 2014 rileva che il 60% degli italiani sarebbe favorevole all’abolizione totale del contante. Il dato è particolarmente alto tra i laureati, e questo fa venire seri dubbi sul livello delle Università del nostro Paese. Il denaro elettronico presenta infatti un particolare inghippo, la commissione. Paghi per poter pagare. Questo, virtualmente, azzera il valore del denaro cibernetico. Una banconota da 100 euro, dopo infinite transazioni, vale ancora 100 euro. Gli stessi 100 euro virtuali, dopo infinite transazioni, valgono ancora 100 euro, ma sono finiti integralmente nella pancia del sistema bancario, sotto forma di costi di transazione. Questo è un paradosso, logico e reale, a cui si deve trovar soluzione, se si vuole continuare la crociata anti-banconote.

Chiaramente, la motivazione principale che ha portato il democraticamente imposto dai mercati Mario Monti ad abbassare la soglia a 1000 euro è l’annosa questione della lotta all’evasione fiscale, piaga italica particolarmente percepita a sinistra. Infatti lo stesso Pd che a breve ne voterà l’innalzamento, all’epoca ne votò la riduzione. Ora, le stime sul sommerso in Italia lasciano il tempo che trovano. Di attendibile c’è solo un’impressione: l’evasione è tanta. E visto che l’evasione impedisce allo Stato di svolgere una delle sue funzioni principali, cioè ridistribuire il reddito tramite la tassazione, questa è un problema, soprattutto a sinistra.

Eppure due domande ce le si dovrebbe porre. Chi può effettivamente trarre un beneficio da questa manovra? Soprattutto i piccoli. Partite Iva, quindi liberi professionisti, idraulici, muratori, medici, avvocati, al limite le piccole imprese. Questi evadono? Sì, sicuramente. Lo fanno (anche) per sopravvivere, perché la pressione fiscale su queste categorie è monstre. Un beneficio non lo avranno invece le grandi multinazionali, quelle degli accordi di Juncker in Lussemburgo, quelle con la sede fiscale in Irlanda, quelle che dispongono di uffici legali agguerriti e compiacenti, pronti a farle speculare sulla concorrenza fiscale. Un beneficio non lo avranno neanche le banche, dopo i mille regali ricevuti (compresi quelli di Renzi), perché il contante non ha costi di transazione.

La questione morale comunque c’è, inutile nasconderlo, e potrebbe essere un ottimo cavallo di battaglia per una vera sinistra, ma in questo momento sembra il minore dei mali. Il vantaggio della norma invece è chiaro: non tanto stimolare i consumi (che in realtà avvenivano in nero anche con la soglia a mille euro) quanto soprattutto, come ha detto anche lo stesso Premier, “debellare il clima di terrore fiscale” che ha ammantato il Paese da Monti in poi. La pacificazione fiscale è una necessità della Nazione, almeno quanto la lotta all’evasione. Lo stesso Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, ha dichiarato di non apprezzare la norma più che altro per “la necessità di stabilità normativa”, necessaria per una reale lotta ad evasione e corruzione, più che per la soglia in sé.

Il dato politico della vicenda, invece, è più interessante. Intanto, è un’ulteriore conferma della solidità del controllo di Renzi sul Pd. Soprattutto, è un’ulteriore conferma del suo continuo slittamento a destra. Tra un po’ Renzi non chiederà più di “poter fare Berlusconi”, potrà dire di “esserlo diventato”. Il grande vantaggio dell’ex sindaco di Firenze rispetto all’ex Cavaliere di Arcore è quello di essere apparentemente partito da sinistra. In un Paese in cui, per molti elettori, essere di destra è un peccato originale imperdonabile, l’ottimo camouflage renziano sembra essere sufficiente per accogliere (o raccogliere) tutti i moderati. Peccato che così, della vecchia sinistra, non rimanga più nulla. Qualcuno lo dica a Bersani.