Serata giovani a Palazzo Giustiniani. Martedì prossimo, nelle stanze del Presidente del Senato Pietro Grasso (70 anni), in presenza dei membri dell’Ufficio di Presidenza e dei vicepresidenti Valeria Fedeli (65 anni), Linda Lanzillotta (66 anni), Maurizio Gasparri (58 anni) e Roberto Calderoli (59 anni), oltre che dei questori Antonio De Poli (54 anni) e Lucio Malan (54 anni), saranno festeggiati con un brindisi i novant’anni di Giorgio Napolitano. Ha fatto sapere che non andrà il questore Laura Bottici, del Movimento 5 Stelle: e ci sembra giusto, la ragazza è del 1971 e in presenza di una compagnia di persone mediamente più vecchie di lei ventuno anni e mezzo (la media è matematica, controllate pure) ha previsto di rompersi le balle.

A parte gli scherzi, colui che fino a sei mesi fa era considerato Re – cui ha succeduto un gentiluomo siciliano che in confronto a Giorgio più che un arbitro sembra un guardalinee, e che finora non ha chiamato alcun fuorigioco al Governo – compie novant’anni. Giorgio Napolitano è nato dove suggerisce il suo cognome il 29 giugno del 1925. Le condizioni di salute del senatore di diritto e a vita sono talmente ottime da consentire ai grillini di mandarlo al diavolo, giovedì, quando ha votato la fiducia al Governo sulla riforma della scuola. E fanno bene, i grillini, a non dimenticare che il vecchio gentiluomo è colui che ha dominato la scena politica italiana dal 2011 al 2014, all’età in cui i politici vanno in pensione e i papi si dimettono, per ritirarsi solo dopo aver individuato in Matteo Renzi il malandrino capace di tenere le redini della baracca.

Il 18 dicembre 2014, in occasione degli auguri al Corpo Diplomatico, Napolitano rivolgeva al giovane Presidente del Consiglio parole cariche della tenerezza di un nonno: «Sono certo che avrete anche apprezzato l’ampio e coraggioso sforzo che il governo italiano sta compiendo per eliminare alcuni nodi e correggere taluni mali antichi che hanno negli ultimi decenni frenato lo sviluppo del paese e sbilanciato la struttura stessa della società italiana e del suo sistema politico e rappresentativo». Il Corpo Diplomatico, compitamente, apprezzava. Il 22 dello stesso mese, al Consiglio Superiore della Magistratura raccomandava di fare i bravi col nipotino: «Contando su un clima diverso, di superamento di logiche di conflitto frontale, l’attuale Governo ha iniziato a operare, in sede parlamentare, sul fronte della giustizia, con un percorso che intende proseguire mediante una pluralità di interventi. Non spetta al Capo dello Stato suggerire o valutare disegni di riforma della giustizia […].Tuttavia è indubbio che ciò cui occorre mirare è un recupero di funzionalità, efficienza e trasparenza del sistema» I membri del Consiglio, compitamente, diventavano subito più funzionali, efficienti e trasparenti.

Il 31 dicembre si mostrava all’Italia commossa nel tradizionale Messaggio di Fine Anno. Seduto ad una sobria scrivania, con un bicchiere d’acqua che si andava svuotando e riempiendo comicamente senza che mai bevesse (merito del sapiente montaggio), il Presidente si accomiatava dal suo Popolo: «Un anno fa, nel messaggio del 31 dicembre, avevo detto : “Spero di poter vedere nel 2014 almeno iniziata un’incisiva riforma delle istituzioni repubblicane”. Ebbene, è innegabile che quell’auspicio si sia realizzato. E il percorso va, senza battute d’arresto, portato a piena conclusione. Non occorre che io ripeta – l’ho fatto ancora di recente in altra pubblica occasione – le ragioni dell’importanza della riforma del Parlamento, e innanzitutto del superamento del bicameralismo paritario, nonché della revisione del rapporto tra Stato e Regioni». Da Courmayeur Matteo Renzi, con i lucciconi, lo chiamava per esprimergli tante cose, poi riassunte in un meraviglioso tweet: «Nove anni di servizio, autorevolezza, responsabilità. Un Presidente cui oggi possiamo solo dire grazie Giorgio. #mettiamocelatutta». Mentre qualcuno spiegava a Napolitano cosa diamine fosse un hastag, la mezzanotte trascorreva e si era già nel 2015.

Anno nuovo, vita nuova, presidente nuovo. Il 14 gennaio Napolitano e signora (la meravigliosa, scapigliatissima Clio, talvolta beccata a fumare ma per il resto assolutamente impeccabile) lasciavano il Quirinale verso casa, il vicolo dei Serpenti nel rione Monti. La stampa scatenava immediatamente la caccia all’ex-presidente ormai “quotidiano e informale”: lui, dissimulando il fastidio, benediva la folla e i fotografi. Gli abitanti del quartiere, che avevano preannunciato di festeggiarlo «… co ‘na cosa softe, senza buttarla in caciara», gli fanno la festicciola con la torta. Napolitano, dopo aver servito il suo paese per tutta la vita, rientrava definitivamente nel suo privato conscio di avere fatto il possibile per la Nazione.

Ma quando mai. Già il giorno dopo le dimissioni l’immarcescibile era di nuovo al Senato, accolto dalla vicepresidente Valeria Fedeli (65 anni). E da allora fa sentire la sua voce dalla Commissione esteri, con parole cariche di senile sincerità e scafata autorevolezza. Ad esempio il 22 aprile, a margine dell’intervento di Renzi in Senato sul Consiglio Straordinario Europeo: «Non sembri eccessivo e non ci si spaventi di ciò, perché deve far parte delle nostre prospettive: questo è forse il momento, come non mai, dopo il 1989, in cui si impone – come materia concreta di riflessione e poi d’impegno – la costruzione di un nuovo ordine mondiale, e vi sarà occasione di discuterne anche sulla base di qualche apporto molto importante di elaborazione storico-culturale». Queste parole suscitavano entusiasmo in seno al PD, tanto che la Fedeli le riportava sul suo sito internet personale. Serve altro?

Adesso, dopo aver ricevuto pochi giorni fa a Berlino il Premio Kissinger dalle mani del vecchio amico Henry (92 anni), il Presidente emerito si appresta ad entrare anche lui nella quarta età. Il brindisi a Palazzo Giustiniani si prospetta come l’evento vip della settimana prossima, e vediamo già i titoli dei giornali e dei telegiornali comunicare al mondo l’illustre genetliaco, attribuendo al senatore a vita virtù eroiche e iniziative salvifiche. Cosa sia stato davvero Napolitano nelle sue funzioni di Presidente (e cosa continui in certo modo ad essere) lo sintetizzò efficacemente, una volta, Beppe Grillo: «Napolitano è un signore che fa politica dal dopoguerra, in Parlamento dal 1953, conosce deputati, senatori, ministri come un anziano maestro di scuola conoscerebbe ad uno ad uno i suoi ex allievi. È l’ultimo dei politici della Prima Repubblica ancora sulla scena, dopo la scomparsa di Andreotti, Cossiga e di tanti altri. È, che lo voglia o meno, il vero punto di riferimento di un Governo di nani». Tanti auguri signor Presidente. Anzi, signor Re.