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Venti impetuosi di origine atlantica e carichi di missili stanno abbattendosi in questi giorni sulla già martoriata Siria in questo tempo di Quaresima. Ciò potrebbe aver indotto giustamente il lettore a non porre troppa attenzione a un fatto di cronaca avvenuto a Milano giovedì scorso. In seguito alla proposta avanzata già a gennaio nel democraticissimo Consiglio comunale del capoluogo lombardo da membri della lista civica Beppe Sala Sindaco, pare che – sul modello dell’altrettanto democraticissima regione Emilia Romagna – anche a Milano si voglia subordinare l’iscrizione agli asili nido e alle scuole materne comunali, convenzionate e aziendali, all’effettuazione della vaccinazione contro certe patologie. Il vicesindaco con delega all’Educazione, Anna Scavuzzo, si è detta assai favorevole alla proposta, così come i consiglieri della lista del sindaco Sala Elisabetta Strada, Enrico Marcora e Marco Fumagalli, tutti armatisi per contrastare “la diminuzione della copertura vaccinale che si sta registrando in questi ultimi anni, che può avere gravissime conseguenze per la popolazione, soprattutto quella più fragile e debole che per motivi di salute non può vaccinarsi”. Dunque, vi sarebbe il pericolo di gravissime epidemie, e bisognerebbe tutelare chi non può vaccinarsi per motivi di salute. E come? Ma è chiaro, vaccinandolo!

Il Vicesindaco con delega alla Salute di Milano, Anna Scavuzzo

Il Vicesindaco con delega alla Salute di Milano, Anna Scavuzzo

Ebbene, contro tale proponimento, il 6 aprile scorso quelli che la stampa si è affrettata a bollare come genitori no vax hanno manifestato in circa settanta davanti a Palazzo Marino, sede del comune meneghino. Hanno mostrato cartelli con lo slogan Libera Scelta e spiegato come si oppongano a una tale morbida – ma non troppo, se si pensa agli effetti sull’inserimento sociale del bambino – imposizione coattiva dei vaccini. La portavoce di tale esiguo ma agguerrito movimento spontaneo ha precisato come “Siamo in assenza di una reale epidemia: serve un percorso informativo sulle vaccinazioni e sui possibili effetti collaterali che invece non c’è”. Ciò perché proprio giovedì scorso  si è riunita la commissione consiliare per discutere tempi e termini della mozione. Ma le famiglie no vax hanno per intanto creato un sito – Genitori del No Lombardia partendo dal presupposto che  ogni bambino sia diverso e dunque vada semmai creata la premessa per seguire un iter di vaccinazione tarato su ogni individuo, per evitare che il rimedio possa essere peggiore del male. Insomma, se la proposta di Elisabetta Strada e compari ha incontrato il plauso – piuttosto scontato – della lista Beppe Sala Sindaco e del PD, ha provocato divisioni in Forza Italia e la contrarietà del M5S. Tuttavia, la capogruppo dei pentastellati milanesi ha motivato il no spiegando che il movimento non è contrario ai vaccini, quanto piuttosto alla mancata informazione e libertà di scelta.

 Una foto della manifestazione dello scorso 6 aprile a Milano.

Una foto della manifestazione dello scorso 6 aprile a Milano.

Ma la Scavuzzo da quell’orecchio non ci sente, e continua imperterrita a sostenere che a Milano la copertura del vaccino esavalente si ferma al 92 %, e quella del trivalente all’89 %, contro la soglia fissata dal Ministero della salute, che è del 95 %. Tuttavia, ciò non sembra rispondere alle problematiche poste dai genitori no vax. Del resto anche il ministro Beatrice Lorenzin ha più volte auspicato, fin dall’inizio di quest’anno, una legge nazionale che introducesse l’obbligo della vaccinazione per l’accesso alle scuole materne, come già avviene nelle Regioni Toscana, Emilia – Romagna e Friuli – Venezia Giulia (tutte, caso strano, amministrate dal PD). Ha precisato più volte il Ministro come dietro la recrudescenza dell’opposizione ai vaccini vi sarebbe la tipica ideologia di marca grillina dell’uno vale uno, per cui la lotta contro la casta si sarebbe estesa alla comunità scientifica, il che rischierebbe di ricondurci al tanto vituperato Medioevo. Naturalmente, si potrebbe eccepire al Ministro la circostanza che la Scuola medica salernitana, origine della medicina attuale, nasce proprio nell’alto medioevo, ma tant’è. La Lorenzin ribatte che la scienza non è democratica, e che su quanto essa proclama debba esservi la massima concordia da parte di tutte le forze politiche. Probabilmente, ella dimentica come mai nessuna teoria scientifica possa proclamarsi assolutamente vera e non falsificabile – almeno se si segue Galilei – e forse confonde la vaccinazione con il dogma della Transustanziazione, e i camici dei medici con le porpore variopinte dei cardinali.

Ospite di Maurizio Costanzo a 'L'Intervista', il Ministro Lorenzin non ha perso occasione per sottolineare il suo impegno per le campagne di sensibilizzazione al vaccino per i bambini.

Ospite di Maurizio Costanzo a ‘L’Intervista’, il Ministro Lorenzin ha voluto sottolineare il suo impegno per le campagne di sensibilizzazione al vaccino per i bambini.

Ma se poi fosse vero che i risultati scientifici sono dotati di infallibilità, sarebbe lecito domandarsi come mai uno Stato che è così rigido e paterno nel voler tutelare i suoi cittadini dal morbillo, sia poi d’un tratto così agnostico e libertario in punto di aborto, eutanasia e – prossimamente – uso di sostanze stupefacenti. Tale domanda, che di regola rimane inevasa, certo può ingenerare nell’uomo di buon senso il sospetto che dietro tanta premura da parte delle autorità si possa celare la difesa degli interessi di quei grandi gruppi farmaceutici che producono i vaccini in questione. Interesse che non si riscontra allorché la persona sia troppo costosa per lo Stato in termini di cure mediche: e allora si invochi pure la libertà di cura e forse l’eutanasia. Ma queste sono solo dietrologie, ci mancherebbe. E’ però un fatto che che il Senato della Repubblica ha rifiutato al Sen. Bartolomeo Pepe, ex M5S, l’opportunità di proiettare nei suoi locali Vaxxed, documentario di Andrew Wakefield, in cui si denunciano complessi intrecci tra politica statunitense e industrie farmaceutiche che producono i vaccini. Ebbene, a dispetto di quanto piagnucola l’Associazione dei Chirurghi Ospedalieri Italiani, che lamenta come vi sarebbe negli ultimi anni una rimonta di populismo antiscientifico (qualunque cosa sia), è invece piuttosto preoccupante come in un regime di rule of law di cui tutti i giorni la maggioranza politica al potere si riempie la bocca, non sia stato dato ai più autorevoli membri del nostro potere legislativo la possibilità di ascoltare anche un punto di vista differente, per tacere del fatto che – ovviamente e a maggior ragione – il Ministero della Salute abbia sconsigliato la proiezione di Vaxxed nelle scuole, il che ovviamente non significa un’automatica condivisione dei contenuti del film. Considerato che la stragrande maggioranza dei membri del PD accusava Berlusconi di imbavagliare l’informazione, è un bel traguardo.

Inoltre, va rilevato come dietro questa levata di scudi del Governo, delle maggiori forze politiche e istituzionali, nonché della gran parte della classe medica italiana, si subodori una qualche mistificazione: giudicando chi manifestava giovedì scorso a Milano, un populista che assalta la scienza equivale a considerarlo un retrogrado che crede magari al complotto gesuita per la conquista del mondo, ai rettiliani o alla Terra piatta. Ma le cose non stanno necessariamente così. Effettivamente, chi è contrario alla vaccinazione come presupposto obbligatorio all’accesso alle scuole d’infanzia, non è detto che sia contrario alla vaccinazione sic et simpliciter. Potrebbe semplicemente porsi qualche domanda sul fatto che effettivamente esiste uno studio dei biologi modenesi Stefano Montanari e Antonietta Gatti, che analizzando nel corso di 15 anni, quarantaquattro campioni di trenta vaccini diversi, vi hanno riscontrato nanoparticelle di metalli pesanti di varie dimensioni, non biocompatibili e non biodegradabili. O potrebbe aver sentito parlare del film documentario di Robert De Niro che ricollegava gli effetti di certe sostanze presenti nei vaccini all’insorgere dell’autismo. E alla luce di ciò, potrebbe fare una mera analisi costi/benefici e domandarsi se sia più rischioso per il figlio ammalarsi di morbillo oppure assumere i metalli pesanti di cui supra. Per passare poi a domandarsi se non vi sia un cospicuo lucro per le multinazionali farmaceutiche nel vendere vaccini per malattie tutto sommato curabili, come morbillo e influenza (termine che peraltro comprende tutta una serie di virus ogni anno diversi e in continua mutazione). Da ciò, anche in relazione a patologie magari più gravi, ecco che comunque il genitore accorto, prima di vaccinare il figlio a occhi chiusi, legittimamente vorrà saperne di più sugli effetti collaterali e sulla composizione chimica del vaccino stesso: da qui nasce una protesta come quella di Milano, non certo dal populismo. Purtroppo, la risposta delle istituzioni è stata nella migliore delle ipotesi scientista e dogmatica, nella peggiore forse connivente e in malafede.