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È ormai assodato che in presenza di eventi tragici di portata nazionale – come un terremoto o un altro evento naturale – vi siano delle problematiche burocratico-amministrative che ne accompagnano il decorso negli anni a venire. Tra queste, degna di citazione è lo “sciacallaggio” che, proprio in presenza di tali eventi nefasti, porta alcuni soggetti a cercare di sfruttare il momento per accaparrarsi e garantirsi una propria “entrata”. Quanto abbiamo appena descritto è una barbarie, sintomo della ferocia di chi non ha scrupoli a sfruttare una disgrazia per effettuare qualche furto in tutta facilità, conscio del fatto che i riflettori siano puntati su vittime e superstiti e non, ovviamente, su possibili ladruncoli. È errato però, riferirsi solo ai “piccoli furbetti”, poiché il ladrocinio è proprio di ogni classe sociale: una razzia non conosce ceto. Difatti, le problematiche vere sorgono quando l’artefice dei soprusi menzionati ricopre una posizione di status elevato e, ancora di più, quando esso è un politico e il suo scopo dovrebbe essere – almeno teoricamente – quello di sintetizzare la volontà comune e le necessità della sua popolazione. Per questo motivo è diventato un caso di ampia portata quello che ha visto come protagonista il consigliere regionale nella Circoscrizione provinciale di Campobasso Vittorino Facciolla, già assessore presso il comune di San Martino in Pensilis, accusato dall’avvocato Oreste Campopiano di aver perpetrato un abuso. L’assessore Facciolla è stato accusato di aver avuto accesso a oltre 150mila euro per ristrutturare delle abitazioni che erano state acquistate successivamente al sisma che, nel 2002, colpì il territorio molisano. L’accusa ha riguardato due fattori:

– Facciolla sarebbe entrato in possesso in maniera “illecita” di suddetta somma di denaro;

 

– Comuni cittadini da anni attendono i fondi per la ristrutturazione delle loro abitazioni che, alla luce delle immagini proposte in numerosi servizi, è un eufemismo definire pericolanti.

Vittorino Facciolla

Vittorino Facciolla

In merito al primo punto, si suppone che Facciolla sia entrato in possesso del denaro a seguito di una richiesta illegittima. Egli, difatti, avrebbe acquistato più immobili adiacenti alla propria abitazione – ovviamente, a prezzi irrisori – proprio per usufruire di tale somma. Il punto, però, è che – proprio per evitare forme di sciacallaggio – era stato stipulato che i fondi sarebbero dovuti andare a chi era già in possesso degli immobili prima del sisma. Come ha potuto, allora, entrare in possesso di tale denaro il suddetto assessore? E per quale motivo? A quest’ultima domanda potrebbe essere facile rispondere, riferendoci a quella che potremmo definire una forma di “espansione territoriale”, dato che gli immobili acquistati erano adiacenti all’abitazione del politico. Più complessa è la risposta al primo quesito, poiché ci interroga sul ruolo istituzionale detenuto da Facciola. Invero, alla luce della normativa prevista, chi vendeva la propria casa, pur beneficiando di una determinata somma per ristrutturarla, non avrebbe potuto cederla insieme all’immobile, eccetto previa delibera che, in via “eccezionale”, ne giustificasse la delega. Quest’ultima, però, secondo il regolamento previsto dai Progetti Edilizi Unitari – firmati dall’allora commissario delegato per il terremoto Michele Iorio – doveva venire rilasciata o al possessore dell’immobile già prima del sisma, oppure ad eventuali soggetti imparentati con esso fino al quarto grado.

Michele Iorio

Michele Iorio

Ora, come per i più semplici calcoli matematici, è facile fare la “somma” dei fatti: la suddetta delibera doveva venire rilasciata dalla regione interessata, nella cui giunta Facciolla ricopre tutt’oggi un ruolo di rilievo. Ecco l’eccezione, l’accusa, l’abuso di potere che, dati gli accadimenti, sembra essersi perpetrata a danno dei “poveri” cittadini, i quali non hanno ancora ricevuto i finanziamenti per mettere in sicurezza le proprie abitazioni. Un’ulteriore quesito concerne la quantità di delibere rilasciate. Difatti, alla luce di quanto affermato dall’“accusa”, più persone avrebbero acquistato immobili danneggiati ricevendo i fondi per la ristrutturazione. Tra questi spuntano i nomi del fratello del sindaco di San Martino de Pensilis e quello del vicesindaco, così come quello di un assessore.

Al di là della veridicità o meno dei fatti citati, che necessitano di molti chiarimenti, quello che abbiamo descritto fino ad ora ci interroga – potremmo dire – sul “bene” e sul “male”. Ogni catastrofe, naturale o meno, porta con sé la benevolenza di molti che, attraverso donazioni o aiuti materiali, cercano di fare il più possibile per rendere meno tragica la vita dei superstiti. A tali “angeli”, però, si affiancano – come nei più scontati racconti – dei “diavoli” che vedono in tali eventi una fonte di guadagno. Non è certo un caso se, giunto sul territorio di Amatrice dopo il sisma, il vescovo di Rieti ci abbia invitati a non dimenticare che l’essere umano è prodotto del suo contesto relazionale, sottolineando come, se la politica è la forma più alta di carità, questa deve tutelare i superstiti da eventuali infiltrazioni e speculazioni.

Vescovo Rieti

Vescovo di Rieti

Purtroppo, anche nelle zone colpite dal sisma lo scorso anno – i cui abitanti ancora oggi, a causa di una terra che non frena il suo movimento, vivono nella paura e in un coattivo e continuo déjà vu – si sono verificati molteplici fenomeni di “sciacallaggio”. Molte, ad esempio, sono state le persone che, pur non vivendo nelle zone interessate dal sisma, hanno fatto richiesta di un’abitazione. Ma non finiscono qui le pratiche di sopruso perpetrate dagli affaristi, tra cui il rincaro degli affitti – il cui costo è raddoppiato dopo il sisma – è l’esempio più lampante di quale sia la “logica del mercato”. A questi episodi se ne affiancano, però, altri di spessore non irrilevante. Ci riferiamo a soggetti e aziende che, in nome del sisma, hanno venduto magliette, bracciali e altri gadget con lo scopo di cedere il guadagno ai terremotati. Questi ultimi, ovviamente, non hanno visto un solo centesimo. La lista non termina qui ed evidenzia un “eterno ritorno dell’uguale” al quale purtroppo non riusciremo mai ad abituarci. Difatti, ogni catastrofe prende le sembianze – per gli sciacalli – di una fonte di guadagno. Che si tratti degli appalti o di un semplice prodotto alimentare, chiunque cerca – approfittando della situazione – di trarre profitto dalle disgrazie altrui.

Documentario sul terremoto d’Irpinia

Per confermare la nostra decisiva sentenza, facciamo un passo indietro e descriviamo quanto accaduto negli anni ’80, quando un terribile sisma colpì una vasta area del Meridione. Il sisma appena citato causò quasi 3.000 morti, oltre 8.000 feriti e circa 280.000 sfollati: questi numeri bastano ad evidenziare l’entità dei danni. Numerosi furono i paesi distrutti ed inimmaginabili le conseguenze. A questo si aggiunsero soccorsi non repentini, che giunsero sul posto solo a seguito di una visita e un discorso pubblico che Sandro Pertini, allora presidente della Repubblica, tenne per sollecitare le forze preposte ad intervenire. Molte furono le poltrone politiche che “saltarono” a causa di evidenti inadempienze ed enormi furono i fondi stanziati per la ricostruzione di quelle aree: parliamo di più miliardi di lire prima e di euro poi, poiché ancora oggi vengono versati ingenti somme di danaro dallo Stato per rimettere in sesto quelle zone.

Giuseppe Zamberletti

Giuseppe Zamberletti

Sorgono spontanei dei quesiti: perché ancora oggi paghiamo per un sisma degli anni ’80? Che fine ha fatto tutto quel denaro? Sono state ricostruite le zone interessate? No e buona parte di quel denaro sembra essere scomparso. Per questo motivo, negli anni ’90, prese corpo un’indagine denominata “Mani sul terremoto” riguardo le speculazioni perpetrate a quell’epoca, di cui ancora non si ha una chiara visione. Tra i numerosi politici coinvolti nell’inchiesta ricordiamo, a titolo di esempio, Ciriaco De Mita, accusato – insieme a svariati membri della sua famiglia – di aver tratto beneficio dalla situazione in qualità di socio della Banca Popolare dell’Irpinia, grazie a pacchetti di azioni rivalutatesi proprio dopo il terremoto. Come ha dichiarato Giuseppe Zamberletti, incaricato ai tempi del sisma di coordinare i soccorsi:

«Lo spreco e le falle sono nate proprio quando il tutto è stato gestito in maniera locale e quindi anche la ricostruzione è servita a gestire campagne elettorali e interessi localistici, probabilmente amplificati da una certa debolezza delle strutture regionali che ha permesso questo.»

Quanto affermato da Zamberletti ci porta a riflettere sulle nostre responsabilità, poiché siamo tutti responsabili dei soprusi di “un uomo su un altro uomo”. È inevitabile chiedersi come, anche in situazioni tanto tragiche, le logiche del potere superino i limiti della coscienza: è giunto il momento di fare i conti, non sul “bene” e sul “male”, ma sull’uomo quale sintesi imperfetta di queste categorie morali, dimensioni da egli stesso create, forse, per giustificare la propria natura, così strana e fuggente alle logiche della ragione. Dobbiamo imparare a ripensare la nostra natura senza le categorie morali che dominano i nostri processi di interculturazione, prendendoci le responsabilità, non solo delle nostre azioni, ma del nostro silenzio e della nostra indifferenza: dobbiamo imparare a farci carico delle nostre responsabilità di uomini. Al di là della retorica del diverso, dello straniero o del “lontano”, dobbiamo in prima persona assumerci le responsabilità, anche politiche e amministrative, di quanto abbiamo descritto, imparando a trascendere la dimensione dell’ideologia verso una prospettiva diversa di politica. È ora di fare i conti con i nostri debiti, cercando di non commettere gli errori passati e ponendo termine a questo “eterno ritorno dell’uguale” che prende il nome di sopruso.