Più degli isterismi del centrodestra, l’ironia dell’incoerenza si riversa sulla volubilità dell’italiano medio, esponente di spicco di una categorizzazione mai sopitasi. Quella dell’ateismo berlusconiano: pronta meno di 5 anni fa a rovesciare il (fu) Cav con qualsiasi mezzo possibile, ed oggi convinta nell’affiancarlo per urlare indignazione in faccia alla subdola meschinità americana. Ma nulla di nuovo da riportare: dell’italico salto della quaglia, abbiamo fatto il callo. Semmai, lo sconcerto dovrebbe divampare sull’assenza di un fronte comune che si avversi testardamente all’incontrastato dominio al blocco statunitense. A cui viene concesso il lusso di mantenere in ostaggio persino la riservatezza privata, con tanti cari saluti a Franklin e al democretinismo in salsa striscio-stellata.

Una volta valicato il confine della tollerabilità, l’assoggettamento cova losche trame dietro l’angolo della diplomazia, in attesa di estorcere autonomia, e di esigere sudditanza. Dunque, inutile chiedersi, per esempio, per quale ragione i policeman – ci perdoni Renzo Arbore – siano il potenziale dispotico della tirannia yankee, esercitata in una diversa e più nucleare forma. Ed in modo molto più trasversale di quanto si possa immaginare: dall’ossessione negriera che perseguita gli afroamericani, all’oppressiva rigidità delle disposizioni d’accoglienza. Malgrado gli 11 settembre e le sparatorie nella scuola materna di turno… Nelle limitanti storture della partitocrazia, Bettino Craxi tentò di arginare proprio questo: l’abuso di autorità, convertito in logica della prevaricazione. Il teatro fu l’isola di Sigonella, la quale permise alla regia governativa dell’allora Presidente del Consiglio di declinare il 1985 come sinonimo di lotta al neocolonialismo anglosassone.

Oltre a lerciarsi ulteriormente di illecito, il “Noi intercettiamo chi ci pare!” inquina la sovranità italiana, mettendola sotto scacco e rendendola oggetto di baratto. L’orgoglio nazionale di craxiana memoria – che più di trent’anni fa difese Sigonella dall’egemonica ingordigia statunitense – viene ingratamente profanato dal servilismo renziano e dal vittimismo berlusconiano, sebbene quest’ultimo sia legittimamente figlio dell’urgenza di trasparenza. La prepotenza a stelle e strisce contamina l’agenda del Governo, e dispone a propria comodità della Farnesina. Che non solo dovrebbe ripudiare l’alleanza USA – a fronte di un’evidente difficoltà di interazione -, ma anche (e soprattutto) issare la nostrana Ragion di Stato per repellere le tracotanti ambizioni della Casa Bianca. Perché l’unico gesto di distensione da rivolgere ad Obama è quello – rustico e ruspante – dell’ombrello.