di Alessandro Procacci

E’ stato arrestato, in questi giorni, un ragazzo, proveniente dal Marocco, con l’accusa di essere coinvolto nella strage del museo di Tunisi avvenuta pochi mesi fa. Abdel Majid Touil è il suo nome ma ciò, a molti, tristemente, non importa; la cosa che davvero conta è che sia colpevole e se, costui, è, per casualità, arabo è ancora meglio: qualcuno che si sta occupando sapientemente di diffondere il panico e il terrore nei confronti di  coloro i quali fuggono dal nord-Africa verso l’Italia potrebbe anche trarne un vantaggio elettorale non indifferente. Non importa nemmeno, forse, che egli abbia affermato più volte di trovarsi nel nostro Paese e di non essersi mai mosso da qui nel giorno fatidico in cui si è consumato il fatto di sangue: il mondo in cui viviamo è un enorme tritacarne: la gente vuole carne da macellare e gli innocenti non fanno notizia

Di innocente si tratterebbe, infatti, visto che sarebbe stato accertato in data di ieri, 21 febbraio, come la versione del ragazzo trovasse riscontro sia nelle parole dei testimoni, sia nel registro delle presenze della scuola di italiano per stranieri che frequenta poco fuori Milano. Ovviamente per le testate giornalistiche il giovane è già un terrorista di lungo corso, come si legge nelle pagine dei quotidiani, per le televisioni un pericolo pubblico,  per la gente facilmente influenzabile, un motivo di spavento e tra poco, forse, un talk show di bassa levatura si occuperà del suo caso e della sua vita, magari  facendo domande assurde tipo quelle che generalmente certi deficienti fanno ai familiari delle vittime, stile “come si sente?“. Ma come diavolo volete che si possa sentire una persona (a quanto pare non colpevole) che viene accusata di far parte di una rete di terrorismo internazionale?

Ovviamente se certe cose vengono chieste è perché c’è qualcuno a cui interessa sentire le risposte, e questa insana curiosità deve pur affondare le proprie radici da qualche parte, ma in cosa? Nell’ignoranza e nella paura, favorite ed incanalate ad hoc da partiti, movimenti e gruppi, con scopi spesso non chiari. Quello che è molto in voga in questo momento è l’associazione immediata Islam-ISIS e quindi, di conseguenza, arabo=terrorista. Ma la nostra sicurezza internazionale è davvero in pericolo? Se la risposta fosse affermativa non si spiega come la soluzione proposta sia quella di bombardare i barconi dai porti di partenza. Una pensata che, obiettivamente, rasenta il ridicolo!

La realtà è che seppur non si possano più dormire sonni tranquilli come quando c’era Gheddafi,  il problema Stato Islamico è molto meno esteso di quanto si pensi. Quasi tutto quello che viene affermato è pura e semplice propaganda, ci siamo cascati durante il fascismo, ci ha fregati il nazismo e stiamo scivolando, nuovamente, nella tentazione. A voler ben guardare, poi, quella del califfato rappresenta la minaccia minore in questo periodo (si pensi, per esempio, all’Ucraina, di cui non si parla più perché non fa più notizia) e spesso è un argomento che viene usato per evitare di parlare della situazione attuale libica, che le potenze occidentali, Francia in testa, hanno creato con l’intervento armato.

In tutto questo fango, i gruppi citati, non direttamente, in precedenza sguazzano e si ingrassano come dei maiali in festa, producendo odio ed intolleranza a livelli che dovrebbero far riflettere per quanto sono allarmanti. C’è, tuttavia, da dire che lo stato italiano non impiega il massimo delle forze nel controllare tutti coloro i quali sbarcano tra cui, magari, qualche terrorista vero c’è;  i metodi, tipo questionario con domanda “lei è un terrorista?”, sono obiettivamente inefficienti ma il problema è di fondo, è culturale. E’ più facile affermare, usando un termine francese, che sia tutta merda rispetto al prendere un badile, tirarsi su le maniche e spalare.