Era il 20 Giugno quando scrissi sull’Assemblea del Brancaccio convocata da Anna Falcone e Tomaso Montanari. Le mie riflessioni in quell’occasione si conclusero con poche certezze e tanti dubbi racchiusi in due domande: la Sinistra è ancora in grado di parlare con i suoi potenziali elettori? Partire dalle realtà territoriali potrebbe essere un buon inizio, ma siamo sicuri che le buone pratiche emerse dal nazionale si ripeteranno anche nei territori o prevarranno i personalismi? Per capire il fallimento del progetto avviato dal Brancaccio bisogna partire proprio da questi dubbi, che in modi diversi hanno portato ad un’implosione dall’interno del progetto già nei mesi successivi all’Assemblea del 18 Giugno, prima ancora che dall’esterno nelle ultime settimane. In questo senso occorre sottolineare gli errori compiuti (all’interno) del percorso lanciato da Montanari e Falcone, per poi passare alle responsabilità dei soggetti che hanno aderito o mostrato interesse per il percorso di Alleanza Popolare (il vero nome del percorso Brancaccio poco utilizzato dai media).

Anna Falcone e Tomaso Montanari

Anna Falcone e Tomaso Montanari

Rispondendo con ordine e puntualità ai dubbi emersi nell’articolo del 20 possiamo dire che:

Le assemblee territoriali che si sono susseguite dopo il 18 Giugno a Roma, nella maggior parte dei casi non sono riuscite a parlare ad una platea molto più larga di quella già presente nei partiti e nelle associazioni legate alla sinistra;

Allo stesso tempo le buone pratiche nate dal Nazionale si sono spente nel medesimo luogo, attraverso dei veri e propri blackout tra ciò che succedeva a Roma e cosa avveniva nel frattempo nei territori.

La prima mancanza nasce dall’organizzazione folkloristica con cui sono state svolte le Assemblee in tutta Italia. Una delle maggiori critiche nei confronti dei due ispiratori dell’appello al Brancaccio riguardava proprio la mancanza di dettagli su come e con quali scopi convocare le Assemblee nei territori. Ad esempio a 3 mesi dall’assemblea nazionale di Dicembre non era ancora stato proposto un coordinamento per ogni territorio e le modalità con cui eleggerlo.

Alla mancanza di organizzazione si è aggiunta poi l’assenza di trasparenza e di comunicazione tra il Nazionale e i territori. Ancor prima del casus belli sul documento firmato il 7 Novembre ci sono state molte informazioni mai condivise in maniera propositiva con i territori. Montanari e Falcone avevano selezionato un gruppo di esperti per valutare e armonizzare i programmi provenienti dai territori, ma i nomi di questi professionisti non sono stati diffusi né all’interno delle mailing list né all’esterno tramite il sito web o la pagina Facebook. Questi nominativi sono entrati in possesso dei coordinamenti soltanto dopo insistenti richieste.

Tomaso Montanari

Tomaso Montanari

Il Brancaccio era nato come un tavolo, una sovrastruttura in grado di dare una casa a cittadini comuni, organizzazioni e altri per concorrere in una lista unitaria alternativa al PD, con alcuni punti cardine illustrati nella prima assemblea nazionale e con i programmi usciti dalle assemblee territoriali. Con il passare dei mesi questa prospettiva si è incrinata, con Possibile e MDP fuori dal percorso e, come detto in precedenza, con lo scarso allargamento della platea di interessati al progetto civico e unitario. Il Brancaccio passò dal “tavolo” ad una delle “sedie”, ritrovandosi a metà tra un soggetto politico tra i tanti e una class action in grado di influire su metodi e programmi. Ma questa prospettiva non è mai stata discussa all’interno delle Assemblee territoriali, né tantomeno da una seconda Assemblea nazionale.

Anche in questo caso la mancanza di chiarezza ha influito negativamente sul percorso interno e ha portato al casus belli accennato poco fa. Il documento del 7 Novembre annovera tre grandi problemi al suo interno:

1) Rifondazione Comunista, L’Altra Europa e altri soggetti politici non sono stati inclusi nella formulazione del documento, facendo venire meno la prospettiva unitaria richiamata sin dal principio da Tomaso Montanari nella sua relazione iniziale il 18 Giugno;

2) Il documento è stato firmato con il metodo inter-gruppi, che è parte integrante di quelle pratiche che il Brancaccio aveva promesso di eliminare e inoltre, se i partiti hanno eletto e delegato un Segretario per rispettare un mandato chiaro che include la firma di documenti di intenti con altre forze politiche, questo stesso potere non è stato dato in mano a Tomaso Montanari e ad Anna Falcone;

3) Alleanza Popolare non solo compare come uno dei soggetti e non come una sovrastruttura (come spiegato precedentemente), ma le rappresentanze partitiche che erano in qualche modo ancora incluse nel percorso del Brancaccio (Sinistra Italiana, Rifondazione e L’Altra Europa) sono rimaste fuori dal contenitore del Brancaccio come soggetti autonomi firmatari o non firmatari del documento. A questo punto viene da dire: chi ha voluto rappresentare Tomaso Montanari a quel tavolo?

Anna Falcone

Anna Falcone

La mancanza di trasparenza e democrazia interna non si è fermata al documento, proseguendo successivamente con informazioni a singhiozzo diffuse sui social personali di Anna Falcone e Tomaso Montanari e per mezzo stampa, senza esprimere fino in fondo chiarimenti sul perché si è deciso di firmare questo testo e sul perché Alleanza Popolare da tavolo è diventato un soggetto politico tra i tanti. Ora veniamo alle responsabilità dei partiti che hanno animato o mostrato interesse per il Brancaccio. Se fotografiamo il 18 Giugno possiamo notare un sostegno al percorso da parte di Sinistra Italiana, Rifondazione Comunista e Possibile; mentre MDP guarda con interesse da fuori, rivolgendosi maggiormente verso l’evento pubblico Insieme di Giuliano Pisapia.

Dopo quel giorno Possibile ha smesso di sostenere quel percorso (nel più totale silenzio, al punto che mesi dopo in molti convegni Alleanza Popolare continuava a citare Possibile tra gli aderenti); MDP ha continuato un tira e molla durato fino a poche settimane fa con Pisapia; mentre Sinistra Italiana è rimasta nel mezzo, proseguendo il percorso interno al Brancaccio ma provando a tastare anche strade alternative e infine Rifondazione (seppur con un veto su MDP mai chiarito fino in fondo e che sarà poi determinante nella mancata formazione della lista unitaria) e altri soggetti, sono rimasti totalmente all’interno del percorso. Il risultato è stato che per mesi Sinistra Italiana e Possibile hanno fatto appelli a MDP, che a sua volta ha fatto appelli al PD anche tramite Pisapia. Questo circolo vizioso ha ridotto ulteriormente i già scarsi mesi a disposizione per formare il quarto polo e per iniziare una campagna elettorale nei territori. Dopo la rottura tra MDP e Campo Progressista di Pisapia è arrivata un’accelerazione sul percorso unitario, ma attraverso tavoli differenti da quello del Brancaccio.

sinistra unitaria

Il documento firmato il 7 Novembre e le successive assemblee organizzate su fronti differenti (MDP-SI-Possibile da un lato e Rifondazione e altre forze di sinistra movimentista e radicale dall’altro) sciolgono mesi di incomprensioni e perdite di tempo, chiarendo le reali intenzioni dei vari partiti di sinistra in campo. MDP, Sinistra Italiana e Possibile, dopo aver fatto votare il documento uscito il 7 Novembre, sembrano procedere su metodi lontani dal percorso ispirato dal Brancaccio, con Assemblee nei territori (previste tra il 25 e il 26 Novembre) che decideranno nel migliore dei casi i delegati da mandare a Roma per costruire la proposta politica (nome, logo e molto altro) partendo da un listino bloccato (intorno ai 60 delegati nelle grandi città) scelto dalle loro segreterie, che potrà essere contrapposto a liste diverse che raccolgano almeno il 10% delle firme in Assemblea. Il problema è che queste liste alternative avranno appena 2 settimane per formarsi, e senza un’adeguata organizzazione, difficilmente potranno essere contrapposte per tempo al listone bloccato offerto dalla presidenza dell’Assemblea.

Altro problema riguarda la scelta di programma, candidature, leadership, nome e logo, che secondo Montanari sono stati già scelti attraverso l’inter-gruppi delle segreterie di partito e pertanto non potranno essere votati dal popolo della sinistra, se non attraverso metodi facilmente controllabili (molto simili al listino bloccato dei delegati citato poc’anzi). Un metodo fallimentare, come certificato dalle recenti elezioni in Sicilia e da altre elezioni amministrative dove le sinistre hanno lavorato insieme. Dall’altro lato abbiamo Rifondazione e altri soggetti radicali, che non essendo presenti in quel documento (non è ancora chiaro se non hanno voluto partecipare al tavolo, o se semplicemente non sono stati invitati) hanno subito espresso forti dubbi sul testo. Questi dubbi si sono trasformati in indecorose occupazioni di alcune assemblee cittadine di Alleanza Popolare, che hanno costretto Montanari e Falcone ad annullare l’Assemblea del 18 Novembre. Il veto espresso da Rifondazione e altri nei confronti di MDP, non ha permesso alcun tipo di mediazione per una lista unitaria e molto probabilmente questa separazione di intenti porterà ad almeno due liste a sinistra: da un lato MDP-SI-Possibile e dall’altro Rifondazione, L’Altra Europa e altri soggetti radicali. Questo certifica come in 9 mesi è risultato impossibile risolvere le infantili discussioni che dividono i partiti a sinistra, invece di portarli ad un tavolo o ad una grande assemblea per accordarsi su un quarto polo unitario.

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Il modello da seguire, cui si ispirava il Brancaccio era quello di Coalizione Civica Padova, che con grandi assemblee partecipate, una costruzione di programmi, candidature e molto altro dal basso, una comunicazione fresca ed efficace e una proposta alternativa al PD è riuscita a raggiungere il 23% dei voti. Ciò non si è potuto replicare nazionalmente per via dei molti errori e della mancata trasparenza e democrazia dimostrate sia dà chi ha lanciato l’appello del percorso, sia dai partiti.

In queste settimane si sta provando a recuperare i cocci persi tra buona fede e opportunismo, ma gli appelli che girano in questi giorni ricordano purtroppo gli inseguimenti tra le forze politiche a sinistra degli scorsi mesi, mentre i giorni che ci separano dalle elezioni sono sempre meno e non esiste ancora un programma, un nome e una leadership della lista da portare all’attenzione dei potenziali elettori. Il Brancaccio è morto sino alle fondamenta del suo essere proposta alternativa, mentre rimane l’esigenza di tanti e tante di una lista unitaria, trasparente e democratica che nasca dal basso e sia in grado di costituire un quarto polo nei territori e nelle elezioni politiche. Un’esigenza ormai impossibile nel presente, ma assolutamente necessaria nel futuro successivo alle elezioni politiche 2018.