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Quotidiani, telegiornali e programmi vari ci invadono di notizie che concernono la scissione del PD, con un andirivieni di figure e posizioni a dir poco curioso. Purtroppo, non ci risultano nuovi cataclismi politici di questa portata, soprattutto se l­­­e fazioni in gioco appartengo a quella che un tempo veniva denominata “sinistra”. Come in una partita a scacchi, vediamo pedoni muoversi avanti e indietro – e, in particolar modo, a destra e sinistra – cercando di anticipare le mosse degli avversari, così da metterli “sotto scacco”. Sotto scacco, però, si trova nuovamente la nostra frammentata politica, che sembra arrancare a stento un’unità mai realmente realizzata, tutto a discapito degli elettori, sempre più storditi e bombardati da notizie discordanti. Cerchiamo, attingendo dalla storia, di comprendere come si è giunti a tale condizione di “politica scissionista”, attraversando la “struttura” della sinistra italiana.

Correva l’anno 1892 quando, con Carlo Dell’Avalle, nacque il Partito dei Lavoratori Italiani, che successivamente prese il nome di Partito Socialista, a seguito del Congresso di Parma del 1895. Si dovette attendere il 1921 per potere vedere, a seguito del Congresso di Livorno, una prima frattura della “sinistra”, che portò alla nascita del PCI (Partico Comunista d’Italia). Da allora, il PSI si diramò in più “succursali”, tra cui i socialdemocratici, che portarono tra gli anni ’60 e ’70 alla nascita del PSIUP (Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria) e del PDUP (Partito Democratico di Unità Proletaria), per arrivare al PSU (Partito Socialista Unificato), fondato nel 1969. A questi dobbiamo aggiungere i molteplici gruppi generatesi dal PCI. Pensiamo, ad esempio, al 1991, quando Achille Occhetto “dichiarò” la fine del Partito Comunista, in favore del Partito Democratico della Sinistra. Questo generò un tale malcontento da portare figure come Armando Cossutta e Ersilia Salvato a dar vita al Partito della Rifondazione Comunista.

Il Partito Socialista Italiano è stato uno dei partiti più longevi e significativi nella storia della politica italiana, grazie a figure come Bettino Craxi o Pietro Nenni.

Il Partito Socialista Italiano è stato uno dei partiti più longevi e significativi nella storia della politica italiana, grazie a figure come Bettino Craxi o Pietro Nenni.

Gli anni a seguire segnarono una “svolta democratica”. Invero, dal PDS e altra fazioni nacquero i Democratici di Sinistra, che videro tra i suoi esponenti Massimo D’Alema. Quello stesso anno, il 1998, nacque – proprio da una coalizione – il primo governo Prodi, che causò scompigli interni al PRC portando alla nascita dei Comunisti Italiani. Facciamo un salto di circa nove anni e arriviamo alla nascita del Partito Democratico con Rutelli, Veltroni e Prodi, il cui secondo governo, in carica dal 2006, perse la fiducia già nel 2008, lasciando la strada nuovamente spianata a Silvio Berlusconi. Il 2009, invece, fu l’anno della nascita di SEL (Sinistra Ecologia e Libertà). Questa breve disamina ci riporta ai nostri giorni, dove comprendere le fazioni politiche in campo è diventato sempre più complesso. Potremmo riprendere, come “manifesto” dello scissionismo politico nostrano, le parole di Fausto Bertinotti, segretario del PRC fino al 2006, che affermava in riferimento ai comunisti:

«Dobbiamo continuare a scinderci sempre di più per creare migliaia di microscopici partiti […] indistinguibili l’uno dall’altro, che cambiano continuamente nome e forma».

 Fausto Bertinotti (1940) è stato segretario del Partito della Rifondazione Comunista dal 1994 al 2006 e presidente della Camera dei Deputati dal 2006 al 2008.

Fausto Bertinotti (1940) è stato segretario del Partito della Rifondazione Comunista dal 1994 al 2006 e presidente della Camera dei Deputati dal 2006 al 2008.

Oggi, sulla scia di tale invito, troviamo molteplici diramazioni politiche. Sinistra Italiana, nata nel gennaio 2017, ha inglobato parte del PD, con Fassina e altri, ma anche parte di SEL, la cui dissoluzione è avvenuta nel 2016, e addirittura del M5S. Abbiamo visto anche la nascita dell’”incerto” Campo Progressista di Giuliano Pisapia, ex sindaco di Milano, che naviga tra la fazione renziana del PD e l’SI appena citato. E, mentre i gruppi comunisti cercano ancora un’identità tra le loro molteplici fazioni, Massimo D’Alema ha dato vita al gruppo ConSenso, inizialmente solo un movimento NO al referendum, oggi movimento politico. Ma, avendo designato la paternità della sinistra italiana al Partito Socialista, qual è stata la sua “fine”? Dopo i tempi aurei di Nenni e Craxi, ha ripreso corpo nel 2007, arrancando qualche seggio in senato.

Il “cinque” tra Renzi ed Emiliano durante l’Assemblea del PD, caratterizzata da più interventi e molte ipocrisie.

Il “cinque” tra Renzi ed Emiliano durante l’Assemblea del PD, caratterizzata da più interventi e molte ipocrisie.

Siamo giunti a parlare di due fazioni molto interessanti: quella di Luigi De Magistris e quella formata da Speranza, Rossi ed Emiliano. Il primo, con il gruppo DemA, è riuscito a creare un movimento politico che, da Napoli, mira alla regione presenziata da De Luca, che con il movimento Campania Libera sembra voler continuare ad appoggiare Renzi. Dall’altra parte troviamo il gruppo Possibile: qui si apre un baratro chiamato Emiliano. Quest’ultimo, in pochi giorni, è riuscito a diventare molto apprezzato prima, dichiarandosi portavoce della scissione dal PD, e farsi “odiare” poi, con un “cinque” a Renzi e la decisione incoerente di restare nel partito “lottando” dall’interno. Nuovamente la sinistra è venuta meno alla sua chiamata, nuovamente si da spazio a Berlusconi. Invero, tale scissione, sebbene venga vista da alcuni esponenti dell’attuale destra italiana come “pericolosa”, apre nuovamente le porte del potere al Cavaliere, che si trova solo a dover scegliere:

Renzi o non Renzi, Renzi o non Renzi.

 

“Prepariamoci al congresso e attenzione che la destra arriva”

Questo ci lascia a dir poco perplessi poiché, se non dovesse appoggiarsi all’ex Presidente del Consiglio, Berlusconi potrebbe scegliere di dar corpo ad un’ampia coalizione di destra, numericamente vincente. Invero, alla fazione “trumpiana” Salvini-Meloni, si è recentemente aggiunto il polo sovranista di Alemanno e Storace. Come interpretare tutto questo? Cosa c’è dietro un tale crisi identitaria? Secondo Eraclito non si può entrare due volte nello stesso fiume: come impedirci, allora, di navigare sempre nelle stesse acque?

Stando ai sondaggi politici, alla luce di una scissione interna al PD, un’eventuale alleanza di destra potrebbe superare il 30%.

Stando ai sondaggi politici, alla luce di una scissione interna al PD, un’eventuale alleanza di destra potrebbe superare il 30%.

Per comprendere lo scenario politico che abitiamo, potremmo avvalerci degli strumenti della psicoanalisi lacaniana. Secondo Jacques Lacan – per semplificare – gli individui possono venire “letti” alla stregua di “strutture”. Egli identificava tre tipologie di strutture cliniche (nevrosi, psicosi e perversione), attraverso le quali identificare una “corretta” diagnosi. Quale potrebbe essere, allora, la diagnosi dell’attuale situazione? Potremmo affermare – con qualche forzatura – di trovarci dinanzi ad una struttura psicotica di tipo paranoideo. Per giustificare la nostra tesi partiamo da uno dei più noti casi di tale tipologia: il caso del presidente Schreber. Quest’ultimo, Presidente della Corte di Appello di Dresda, vide lo scatenamento della sua patologia quando gli venne conferito un alto incarico istituzionale: questo era l’elemento che, a primo impatto, aveva portato alla rottura dell’equilibrio immaginario che egli aveva creato con sua moglie. Cosa ha a che fare questo con la sinistra? Anch’essa è andata in contro, nella sua lunga storia, a più “scatenamenti” paranoidei, venendo meno alle chiamate al governo. Difatti, proprio quando quest’ultimo elemento si frapponeva tra essa e il suo supporto immaginario (la “sconfitta”), vi era la comparsa di un delirio di persecuzione da parte della destra, a cui hanno sempre ceduto la guida del nostro Paese.

Questo paragone, che – come più volte abbiamo affermato – funge da esempio per comprendere le strade seguite dal nostro assetto statale, non vuole farci cadere nuovamente nell’ontologismo della destra e della sinistra. Ne abbiamo parlato fino ad ora, eppure, come accade per il “genere”, non ci resta che fare e disfare (Butler) la politica. Al di là delle molteplici frammentazioni citate, non ci resta che auspicarci, almeno oggi, una qualche forma di trattamento dell’affezione che lega la nostra politica alla patologia. Inversamente dall’ideologia del genere, che mira a trascendere il sesso biologico, dobbiamo fare un passo indietro, ricordando come, al di là del suo sviluppo, la guida del governo dipende dalle nostre scelte, è “partorita” dalle nostre decisioni. A prescindere dal fatto che il “genere” sia di sinistra, di destra o moderato, e alla luce dell’esperienza americana, non dobbiamo fare l’errore – noi elettori – di farci coinvolgere in un contro-transfert tale, da farci travolgere dal delirio persecutorio di una politica che viene meno al suo compito principale: essere la voce della democrazia.