Non ce ne vorrà la signora Sardone e non ce ne vorrà neppure l’establishment berlusconiano che tanto le si oppone: Forza Italia appare una cosa in dismissione: Silvio parrebbe aver deciso di vendere a mano a mano le sue proprietà o una parte di esse; da Libero arrivano voci di chiusura dei battenti del partito mentre il Milan potrebbe finire, mentre scriviamo, nelle mani di tale Mr. Bee e persino Murdoch si sarebbe inserito in alcune operazioni di cessione di quote Mediaset. Forse ne verrà fuori un tesoretto da reinvestire chissà in cosa, forse il tutto servirà per far respirare la Fininvest, non è certamente dato a noi sapere. Alcuni pare si chiedano persino che fine faranno proprietà meno redditizie ma comunque da tenere in considerazione come Rotondi e Gasparri. Eppure c’è chi non molla, chi persevera a crederci, chi sente sullo sfondo un arcaico richiamo berlusconiano, l’odore fresco di libertà, di cartelloni elettorali in plexiglass e sogna di tirare fuori dall’armadio quel completo blu per troppo tempo finito sotto naftalina. Però Forza Italia è quel partito a cui stava bene l’Italicum prima di Mattarella eletto e a cui non sta più bene l’Italicum dopo l’elezione di Mattarella ed è quindi un partito che pare di poter definire artefice di una figura barbina. E soprattutto è un partito che nei sondaggi è fermo al palo a percentuali di quasi insignificanza rispetto alle glorie dei tempi che furono. Qualcosa, insomma, che non c’è più almeno per come lo si era conosciuto.

Ma c’è chi non cede un centimetro: la Sardone viene dal famoso casting di Annagrazia Calabria a Villa Gernetto ( fonte Dagospia). E’ risaputo che la classe dirigente italiana, infatti, vada scelta facendo delle passeggiate seguendo il capo che scorrazza con una macchina elettrica per il giardino. Lei stessa ammette che in tv la chiamano perché dice qualcosa, nel suo partito non sembra essere in effetti un tratto comune. Lei sgomita, tenta di rottamare, parla di zavorre, di diversità rispetto ai personaggi che nuotano nel mare magnum del berlusconismo.. Un’eroina che continua a combattere mentre il mondo in cui ha creduto sprofonda nelle rovine. ”Siamo proprio alla frutta. La Sardone in campo è l’epilogo. Come Hitler nel bunker si affidò alla hitlerjugend, Mussolini alle Fiamme Bianche, Stalin ai Pionieri del popolo, cosi’ c’è sempre una Sardone pronta ad interpretare la fine della storia”. Lo ha detto Maurizio Bianconi. Ripeto, Maurizio Bianconi.

La Sardone sarebbe il rinnovamento. Ma di cosa? Di un mondo in eclissi, quindi, che è stato scavalcato da un populismo migliore e più furbetto, quello di Renzi. E’ un brand che ha funzionato e che ha smesso di raccogliere consensi quando di brand ne è spuntato un altro, più giovanile e innovativo. E il niente, con tutta probabilità, non può essere rinnovato. Però la Sardone non ci sta proprio ad arrendersi: Forza Italia deve rinascere. Così come nel frattempo stanno rinascendo Dragon Ball Z e Star Wars.

Sardone sarebbe l’albero che nasconde la foresta, l’estremo tentativo di svecchiare una classe dirigente vista e rivista che non parrebbe preparata allo slancio che serve per tentare una già abbastanza proibitiva risalita. Ma un rinnovamento che passa per il solito casting berlusconiano, da un’imposizione dall’alto o comunque da una scelta verticista è pur sempre una fictio. Un centrodestra che non ha mai imparato a passare dalla base, per quanto la Sardone dica di rappresentarla e di provenire da essa, è fermo sulla solita e stantìa dipendenza dalle scelte del padre padrone. Siamo sempre sui vecchi schemi, seppur con volti nuovi. Berlusconi legittima chi può e chi non può partecipare ai talk show e quando è utile sostenere Renzi e quando no. La Sardone vuole la rottamazione? Dica che Berlusconi deve farsi da parte e lasciare che la classe dirigente del suo partito determini mediante le elezioni primarie o tramite qualche altra forma di partecipazione popolare, i suoi dirigenti, i suoi candidati e così via. Che poi in tutto questo presunto spirito rinnovatore vi sia una voragine contenutistica è inutile sottolinearlo.