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“Tutto va bene, Madama la Marchesa” sentenzia un antico adagio popolare. Esso sembra attagliarsi perfettamente – oltre che a un qualsiasi ministro del governo Renzi – anche al Presidente della Repubblica Mattarella, ancor più in seguito alla recente visita in Israele. “I rapporti di profonda amicizia che legano i nostri due paesi sono eterni” ha detto in sostanza Mattarella; e come potrebbe essere diversamente, con un paese costituente un pilastro della NATO, forse la sua vera unica e inconfessata ragione di esistere, dopo che è crollata l’URSS? Ci consenta però il lettore di fare un passo indietro: come si sa, circa due settimane or sono, a Parigi l’UNESCO ha votato su una risoluzione riguardante la protezione del patrimonio culturale di Gerusalemme Est. Ebbene, tale mozione, sostenuta dall’Autorità nazionale palestinese e promossa da alcuni paesi arabi definiva il complesso della Moschea di Al Aqsa e della Cupola della Roccia usando ovviamente la denominazione araba predetta, anziché quella, legata alla tradizione ebraica, di Monte del Tempio. Il testo definitivo della mozione è stato approvato in questa forma anche grazie all’astensione dell’Italia, che sin dai tempi di Dante non si distingue mai per posizioni coraggiose e – salvo rari casi – in tema di relazioni internazionali tenta sempre di accontentare tutti. Senonché, stavolta la dabbenaggine italica non è bastata al Popolo Eletto; il pratico lettore medio obietterà trattarsi di questioni di lana caprina, ma Israele è anche il Popolo del Libro (e del Talmud), dunque alle sottili e capziose distinzioni testuali sta molto attento, anzi ne ha talora fatto, nel corso della sua storia, ragione stessa di esistenza. Peraltro il documento definisce “occupazione” quella che Israele esercita su Gerusalemme Est (ossia da il giusto nome alle cose): ciò è bastato a scatenare la segretaria dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Noemi Di Segni, che facendo appello al fantomatico “Giudeocristianesimo” che tanto piace a Giuliano Ferrara (che però è agnostico) ha parlato di storia ebraica e cristiana cancellata dai mussulmani e di gravissima debolezza dell’Italia in proposito. Forse la Di Segni ignora il fatto che la Divina Presenza, per i Cattolici, non è legata al Tempio come luogo fisico (tanto è vero che alla morte di Gesù in croce il velo del Sancta Sanctorum si squarcia, a segnarne il definitivo allontanamento), dunque per un cristiano il nome che si voglia dare alla Spianata del Tempio non è così essenziale. Ancor più ignora forse che l’UCEI (nonostante i suoi iscritti siano 35.000 su una popolazione di 60 milioni) partecipa alla ripartizione dell’Otto per Mille; dunque – ricevendo danari dai contribuenti italiani – non è necessariamente tenuta a fare da ambasciata sussidiaria allo Stato di Israele, che come è ovvio ha le sue fin troppo ben organizzate strutture diplomatiche. Nondimeno, le doglianze dell’UCEI e di Israele sono state fatte proprie dal ministro Gentiloni e da Renzi, che ha definito tale decisone “allucinante” e si è detto disposto su questo punto anche a rompere con le posizioni degli altri paesi europei.

Matteo Renzi alla Knesset il 22 luglio 2015

Se i pugni sul tavolo di Renzi hanno mandato – come si dice a Firenze – “in brodo di giuggiole” la presidente della Comunità ebraica di Roma Ruth Dureghello, non sono bastate agli ultras più scatenati del Likud: all’indomani del terremoto del 30 ottobre scorso, che pur non provocando vittime ha distrutto la basilica di San Benedetto, Patrono d’Europa, a Norcia, un tale Ayub Kara, viceministro israeliano per la cooperazione regionale, ha gongolando affermato come tale evento sarebbe una punizione divina per l’astensione italiana all’UNESCO. Subito l’ambasciata a Roma si è affrettata a smentirlo, liquidando le posizioni di Kara come espresse a titolo personale, ed adoperandosi, nonostante lo Shabbat in corso (e questa è evidentemente dimostrazione di grande amicizia, per un ebreo!) in ogni modo possibile per non far saltare la programmata visita di Mattarella alla fine di ottobre. Il Presidente infatti aveva tuonato: pretendeva scuse dal governo di Netanyahu. Queste in effetti sono arrivate: tuttavia esse si sono concretizzate il giorno stesso della partenza dell’anziano Presidente, con una breve nota scritta. Evidentemente, egli non ha pensato neppure per un momento di ritenersi così offeso da cancellare la visita, tanto che l’ha pretermessa alla visita delle zone terremotate, segno che la vicinanza a Israele è più importante di quella alle popolazioni colpite dal disastro; Renzi del resto non si è neppur sognato di convocare l’ambasciatore israeliano per chiarimenti, del resto Netanyahu lo definisce “un amico”. La visita si è svolta tranquillamente, tra i soliti proclami a favore di “due popoli, due stati” (poco importa che uno dei due popoli abbia diritti assai dubbi e continui a espandersi con i suoi coloni a macchia d’olio), di condanna del terrorismo palestinese (senza distinguere tra OLP e Hamas e senza ricordare le bombe su Gaza, che poi Bibi si arrabbia), professioni di fede al Museo dell’Olocausto, lodi all’”unica democrazia del Medio Oriente” (che però erige da anni quei muri al limite della Cisgiordania che fanno di Orbàn un tiranno), addirittura promettendo di essere al fianco di Israele per contrastare il terrorismo (vuol forse il Presidente mandare truppe italiane di supporto ai checkpoint?). In cambio di tali lodi sperticate, Netanyahu promette all’”amico Renzi” che provvederà ad inviare aiuti concreti alle zone terremotate. Evidente segno della proverbiale generosità ebraica: se aiuti ce li promette persino la Russia, a cui mandiamo per ringraziamento truppe NATO sul confine, non dovrebbe mandarcele Israele, storico alleato dell’Occidente atlantista? Vedremo poi come e se tali aiuti si concretizzeranno. Comunque, Mattarella, da buon democristiano, non ha mancato di rendere visita all’incolore Abu Mazen, auspicando prima possibile “la pace” tra i due popoli: purtroppo, la politica di quest’ultimo, che con la sua debolezza ha favorito Hamas consentendo indirettamente a Israele di intervenire nella striscia di Gaza con le democratiche bombe al fosforo, rende sempre più sinonimi le parole pace e disfatta palestinese. Insomma, l’asse Roma – Sion emerge, con il governo Renzi e la presidenza Mattarella, più saldo che mai, al di là delle scaramucce che l’Italia sembra per parte sua considerare a priori delle quisquilie. Ne gioiscano soprattutto gli abitanti dell’Appennino Umbro – Marchigiasno colpiti dal sisma: il Presidente non poteva certo andare a visitarli, doveva andare in Israele. E non si dice di no agli “amici”. Lo soncertante personaggio, noto per la strenua difesa degli insediamenti dei coloni nella West Bank, non è neppure ebreo, ma un arabo di religione drusa. Quando si dice essere più realisti del re. Per i Drusi, strana setta musulmana che però riconosce il “califfo pazzo” d’Egitto Al Hakim come Messia. Peraltro al momento di tale esternazione si trovava in visita presso la Santa Sede, che per qualche suo motivo ha inteso ricevere tale sconcertante personaggio.