Sospesi dal loro incarico per aver svolto il proprio lavoro. Questo è quanto accaduto alcuni giorni fa a tre medici dell’ospedale Santa Maria della Pietà di Nola. La colpa di costoro sarebbe stata quella di aver prestato i primi soccorsi ad alcuni pazienti sul pavimento del pronto soccorso, anziché su delle idonee barelle. I fatti risalgono agli ultimi giorni delle festività appena trascorse, poco prima dell’Epifania. In questa circostanza, a causa del sovraffollamento del pronto soccorso dovuto al freddo eccezionale dei giorni passati, unito al blocco di una condotta idrica dell’ospedale e a una cronica mancanza di barelle e posti letto nella struttura, i medici del pronto soccorso si sono trovati a fronteggiare una situazione di emergenza in cui non hanno esitato a prestare ugualmente soccorso a chi ne aveva bisogno (un paziente era in arresto cardiaco ed è stato salvato), al costo di dover far distendere i pazienti a terra, protetti solo da alcune coperte.

La foto che ha fatto indignare il web: i medici dell’ospedale Santa Maria della Pietà di Nola mentre curano alcuni pazienti a terra.

La foto che ha fatto indignare il web: i medici dell’ospedale Santa Maria della Pietà di Nola mentre curano alcuni pazienti a terra

Le immagini con i pazienti ricoverati sul pavimento hanno fatto rapidamente il giro del Paese, e in conseguenza di ciò qualche giorno fa il direttore sanitario, il direttore del pronto soccorso e il direttore della medicina d’urgenza della struttura campana sono stati sospesi dal servizio, in attesa dell’esito delle indagini volte ad accertare eventuali responsabilità. Il motivo?

«Se avessero avvertito avremmo potuto mandare altre barelle, altri aiuti»

Così ha spiegato la dirigente della Asl Napoli 3 Sud. Giusto, invece di affrontare l’emergenza usando le barelle delle ambulanze, arrangiandosi come meglio si può e, come extrema ratio, curando i pazienti finanche a terra, bisognava chiamare la Asl e richiedere il necessario:

«Scusate, qui abbiamo un paziente in arresto cardiaco, sareste così gentili da mandarci una barella? Perché qui non ne abbiamo»

Un’emergenza, quella arrivata a un picco di gravità nei giorni a ridosso dell’Epifania, che purtroppo a Nola come in tanti altri luoghi d’Italia è la regola; un’emergenza cronica che coinvolge tantissime strutture sanitarie e che viene ignorata dal mondo della politica. Se infatti il ministro Lorenzin ha avuto il decoro di difenderli, una valanga di critiche è piovuta sui medici di Nola, causandone appunto la sospensione dall’incarico. In prima linea il governatore della Campania De Luca, che dapprima ha addirittura caldeggiato il licenziamento dei tre, salvo poi il giorno dopo, con una mirabile giravolta, esprimere solidarietà nei loro confronti. Ma aldilà delle reazioni più o meno oscillanti del mondo della politica, davanti a un accadimento simile è spontaneo porsi molte domande:

Chi è stato a tagliare i fondi alla sanità pubblica? Chi è che ha causato la gravissima emergenza in cui versano tante strutture sanitarie in Italia? Chi è stato a far sparire nel nulla i fondi stanziati negli anni? Chi ha sbagliato i piani sanitari?

Certamente non sono stati i medici di Nola a causare questa situazione disastrosa, bensì gli stessi esponenti politici che oggi fanno finta di indignarsi per una situazione che ben conoscono, e che  a ben guardare potrebbero aver causato loro stessi. Ministri, governatori, assessori, questi sono i responsabili se a Nola mancano le barelle e si è costretti a defibrillare un paziente per terra, pur di salvargli la vita: quella Lorenzin che ha tagliato spregiudicatamente e cocciutamente i fondi alla sanità nazionale, o quel De Luca che poco tempo fa invitava i sindaci campani a offrire fritture di pesce per far votare Sì al referendum del 4 dicembre, perché così sarebbe arrivato “un fiume di soldi”. Da far finire chissà dove.

Immagine

Il tweet di Luigi de Magistris
Invece a far le spese di questa situazione sono le persone comuni che non hanno alcuna responsabilità di come vengano gestite le risorse, e che ogni giorno devono fronteggiare l’emergenza causata dalla malagestione dei vertici, trovandosi spesso davanti a scelte non facili come quella capitata ai medici di Nola, mentre le varie Lorenzin, i vari De Luca  restano saldamente ancorati alle loro poltrone. Una meritocrazia al contrario, che penalizza chi riesce anche in mezzo a mille difficoltà a svolgere il lavoro per cui viene pagato e che invece non scalfisce mai coloro che a causa della propria incompetenza (a volte purtroppo anche a causa della propria malafede) causano danni su danni alla cosa pubblica. Una meritocrazia al contrario che abbiamo visto operante al suo massimo grado proprio di recente, con le varie nomine dei ministri del nuovo governo Gentiloni: una fra tanti l’onorevole Maria Elena Boschi, portabandiera e autrice materiale della riforma costituzionale sonoramente bocciata dai cittadini, non solo rinominata, ma anche promossa al rango di Sottosegretario di Stato. Ma anche l’ormai ben nota Valeria Fedeli, ministro dell’Istruzione senza laurea e, pare, senza nemmeno una maturità. Senza contare Beatrice Lorenzin, la non laureata più famosa d’Italia.

Questo è quanto accade ai piani alti, dove si va avanti con amicizie e scambi di favori, ricoprendo cariche di grande importanza per le quali spesso non si ha la minima preparazione necessaria, mentre ai piani bassi i comuni mortali devono collezionare lauree, master di primo e secondo livello, dottorati, tirocini anche per essere assunti come camerieri. E se poi si ritrovano nell’impossibilità di svolgere il loro lavoro in condizioni idonee per colpa dell’incompetenza e della gola di chi sta sopra di loro, dovranno pagare in prima persona per l’inettitudine dei propri superiori. In un Paese civile i medici nolani verrebbero immediatamente reintegrati al loro posto, e anzi premiati per non essersi persi d’animo davanti alle difficoltà, portando avanti comunque il loro lavoro, e partirebbe al contempo un’accurata indagine che risalendo in alto lungo i rami della pubblica amministrazione accerti di chi è la colpa se quella sera a Nola non c’erano abbastanza barelle, punendo esemplarmente il responsabile. È troppo aspettarsi tutto questo anche in Italia?