Parlare di libri, in Italia, è sempre più complicato. Il motivo non è così difficile da trovare: ormai pochissime persone possono permettersi il lusso di leggere poiché sia dal punto di vista economico che dal punto di vista del tempo a disposizione, infatti, acquistare e avere la possibilità di sedersi comodi a sfogliare una buona opera è una vera impresa. Chiaramente meno persone leggono libri, meno si parla di libri e si esprimono opinioni su di essi. Si può dare la colpa alla crisi e alla società dicendo che i libri costano cari e ripetendo la solita, ma non meno veritiera, frase “E chi ha più il tempo per leggere?”. Purtroppo o per fortuna da oggi si parlerà molto più spesso di libri, nella loro accezione meno onorevole, a causa di una notizia che ha gettato nello sdegno e nello sconforto molti benpensanti poco pensanti. Mondadori, gruppo editoriale di proprietà della famiglia Berlusconi, ha rilevato dopo una estenuante trattativa durata alcuni mesi RCS Libri per 127,5 milioni di €. L’ufficialità è arrivata nella mattinata di lunedì 5 ottobre dopo il consiglio di amministrazione di RCS MediaGroup, gruppo editoriale fondato da Angelo Rizzoli nel 1927 e che pubblica i quotidiani Corriere della Sera e La Gazzetta dello Sport, le testate Oggi e Living e che controlla il gruppo spagnolo Unidad Editorial che pubblica El Mundo e Marca.

Inizialmente molti hanno gridato allo scandalo pensando che anche il Corriere della Sera fosse finito fra le fauci del Cavaliere, per poi accorgersi che solo la divisione operativa RCS Libri è stata ceduta. Le case editrici facenti capo alla vecchia Rizzoli sono, oltre alla stessa Rizzoli, anche Bompiani, Fabbri, BUR, La Nuova Italia, Etas, Skira, Lizard e Rizzoli USA oltre alla Adelphi che però è passata nelle mani dello scrittore Roberto Calasso, già direttore editoriale di Adelphi. Grazie a questo acquisto il gruppo Arnoldo Mondadori sarebbe l’attore protagonista del mercato dei libri in italia visto che arriverebbe ad appropriarsi del 35% dello stesso e, proprio per questo motivo, l’operazione verrà conclusa solo dopo essere stata approvata dall’antitrust. La società controllata dalla famiglia Berlusconi, comunque, aveva messo le mani avanti e, prima di far partire il pagamento, aveva richiesto un parere dell’autorità garante della concorrenza e del mercato facendo slittare di qualche giorno la chiusura della trattativa.

La cessione permetterà a RCS MediaGroup di tornare a respirare coprendo in parte il debito di 500 milioni ed evitando quell’aumento di capitale da 200 milioni fortemente osteggiato dai soci fra cui si annoverano, fra gli altri, la FIAT (20%), Mediobanca (9%), Diego Della Valle (8%), Intesa Sanpaolo (6%) e Pirelli (5%). Il periodo di profonda crisi attraversato dal gruppo Rizzoli inizia fin dal 2005 con il caso Ricucci fino ad arrivare all’uscita dal gruppo Finelco (Radio 105, Radio MonteCarlo, Virgin Radio) nel 2015, passando per l’acquisto sballato del gruppo spagnolo Recoletos per un miliardo di € che ha portato, nel 2013, ad un piano di esuberi che ha coinvolto il Corriere della Sera e all’apertura de La Gazzetta dello Sport al fangoso mondo delle scommesse.

Tornando ai benpensanti di cui sopra, prima di chiamare in causa la libertà di opinione, di espressione, di stampa e chi più ne ha più ne metta, bisognerebbe farsi un esame di coscienza e chiedersi se il disastro del fallimento di alcune fra le più antiche e rinomate case editrici italiane – e la conseguente perdita del posto di lavoro per migliaia di persone – possa essere barattato in cambio di un lieve ma consistente aumento del controllo del mercato dei libri da parte di Berlusconi. Desta ulteriori perplessità il fatto che sia proprio il popolo italiano a levare gli scudi a difesa del mondo dei libri: secondo i dati del Centro per il libro e la lettura gli italiani che hanno acquistato almeno un libro all’anno sono 19,5 milioni, mentre i 2 milioni di italiani che comprano un libro al mese (il 4% della popolazione) compongono il 40% del mercato editoriale italiano. Altro dato sconfortante è che due terzi della popolazione sopra i 14 anni non legge. Al di là delle parole, degli improvvisati difensori del libero mercato editoriale e dei contestatori a prescindere una cosa è certa: se tutti coloro i quali hanno speso del tempo per piangere la morte della libera editoria e criticare la Mondadori avessero impiegato lo stesso impegno e le stesse risorse per acquistare e leggere libri, non saremmo di certo in queste condizioni.