Il cosiddetto Italicum nella pratica ancora non esiste ma è già stato impugnato per sospetti vizi di costituzionalità. La nuova legge elettorale infatti non ha ancora avuto modo di essere applicata e il suo definitivo ingresso tra le leggi dello stato è ancora subordinato all’esito favorevole del referendum confermativo previsto per ottobre, eppure già è accusata di essere contraria alla nostra Costituzione.

Il tribunale di Messina si è infatti costituito giudice a quo e dei 13 ricorsi che gli sono stati presentati ne ha ammessi, tecnicamente ritenendoli “non manifestamente infondati”, ben sei, rinviando così il testo della legge alla Corte Costituzionale, la quale ora dovrà pronunciarsi in merito. Quali sono questi dubbi? Il premio di maggioranza e le liste bloccate prima di tutto, ma poi anche la mancanza di soglia minima per accedere al ballottaggio, le soglie di sbarramento immotivatamente alte per il Senato. Quali erano invece i motivi per cui il vecchio Porcellum fu definito incostituzionale nel 2014? Il premio di maggioranza e le liste bloccate, anche per esso.

Dunque siamo esattamente, come si dice, da capo a dodici. Una legge elettorale vergognosa viene proclamata incostituzionale per l’assegnamento alla coalizione vincente di un premio di maggioranza sproporzionato e per la presenza di liste bloccate che non lasciano ai cittadini la minima scelta riguardo i candidati da eleggere, delegando tutto alle torbide scelte dei partiti. Due anni e infiniti bisticci politici dopo, c’è una nuova legge elettorale che assegna nuovamente un premio di maggioranza spropositato e che prevede anch’essa la presenza di quelle stesse liste bloccate presenti nella legge precedente. Non serve un sillogismo aristotelico per capire che conseguenza di ciò è che la seconda legge venga anch’essa prontamente contestata per gli stessi vizi della prima (e, abbiamo visto, anche per altri). E infatti è esattamente ciò che accaduto. Dopo nemmeno due anni, senza averla mai applicata, ci ritroviamo una legge elettorale che di nuovo puzza di incostituzionalità, oltre che di gran porcata, esattamente come la precedente.

Il Governo Renzi per questo si merita davvero un lungo applauso, e un bel chapeau. Non è da tutti rifare una legge riutilizzando gli stessi elementi che ne hanno resa incostituzionale un’altra. Così ora dovremo attendere il verdetto della Corte, che tra trafile burocratiche, cavilli e bizantinismi vari chissà quando arriverà, allungando ulteriormente i tempi per vedere finalmente una legge elettorale finita e degna di questo nome. E nel caso possibile in cui la Consulta dovesse giudicare anche l’Italicum incostituzionale? A parte un altro, lunghissimo, applauso al Governo e al Parlamento tutto, ritornerà per così dire “operante” il cd Consultellum, ovvero il vecchio Porcellum amputato delle parti che due anni fa furono ritenute incostituzionali.

Quella che racconteranno a noi però sarà un’altra storia, ossia che senza una legge elettorale che sia costituzionale non si possono fare elezioni, e quindi prima di approvarne un’altra non si può minimamente pensare di andare alle urne, guai. Un modo già sperimentato per continuare a ricattare gli italiani, tenendoli sotto scacco e impedendo loro di esercitare il proprio diritto di voto, convincendoli che non c’è alternativa a un Governo, come quello di Renzi, che nessuno ha eletto e che sta facendo tutto tranne l’interesse degli elettori (giustamente elettori non ne ha, quindi perché dovrebbe fare gli interessi di qualcuno che non c’è). Ma con tutta probabilità gli italiani non se ne avranno a male, visto che in questi giorni sono impegnati in ben altre discussioni, tra unioni civili e altri argomenti ben più interessanti e petalosi di certe noiose questioni di diritto costituzionale.