Un regalo non si rifiuta mai. A meno che non si tratti del Tricolore. E’ successo a Trento qualche giorno fa, dove il rettore dell’Università Paolo Collini non ha gradito che Luca Erbifori, rappresentante studentesco della lista Atreju, gli donasse la bandiera italiana. Il tutto è avvenuto davanti a centinaia di persone durante un evento simbolico: la cerimonia pubblica di laurea nella splendida piazza Duomo.  “Il tricolore è il simbolo di tutti gli italiani, rappresenta quei valori e quegli ideali che sono il fondamento della nostra comunità nazionale. – ha spiegato Erbifori a L’Intellettuale Dissidente – Mi rattrista pensare che un uomo delle istituzioni, come il Magnifico Rettore Collini, persona di cui ho grande stima, abbia voluto rifiutare il Tricolore di cui volevo omaggiare l’ateneo, nella sua persona. Voleva essere un atto di incoraggiamento per resistere e risolvere quelle situazioni ai margini della legalità che abbiamo prontamente e lungamente segnalato e combattuto”. La consegna della bandiera al Rettore è avvenuta in seguito alla richiesta, di qualche mese fa, degli studenti della lista Atreju di esporre il  Tricolore sulla facciata del Dipartimento di Sociologia di Trento, così come previsto dalla legge 5 febbraio 1998, n. 22 . E l’istanza degli universitari era stata, inizialmente, accolta dall’amministrazione che alla fine aveva deciso, senza troppi problemi, di esibire la bandiera italiana. Ma questo solo per qualche giorno. Perché poi il Tricolore  è stato nuovamente tolto dalla facciata. Perché? Non può essere esposto senza che vi sia accanto la bandiera dell’Università, fu la risposta della direzione del Dipartimento.  Insomma, una storia senza fine. Almeno per ora.

E dispiace che l’episodio sia avvenuto in un luogo emblematico per l’Italia, per i suoi giovani, proprio tra le strade e le piazze che, circa un secolo fa, appena compiuta l’Unità, venivano percorse dai cavalleggieri di Alessandria che innalzavano, per la prima volta, il Tricolore sulla torre d’Augusto del castello del Buonconsiglio. E tutta intorno la folla applaudiva.  Per la prima volta l’Italia – almeno secondo i cronisti – era unita. Un po’  meno lo erano gli italiani. Ma questa è un’altra storia.

Poi le cose sono cambiate. E oggi sembra che l’esposizione di quella bandiera dia fastidio a qualcuno. Infatti, come spiega sempre Erbifori a L’Intellettuale Dissidente: “Non voglio pensare che il rifiuto del Rettore altro non sia che un gesto per non infastidire quelle realtà anarchiche che di certo non gradiscono l’immagine di statalità che il Tricolore rappresenta; ieri pomeriggio la bandiera  sulla facciata del Dipartimento di Sociologia era stata ammainata, ognuno tragga le sue conclusioni”.

Una situazione paradossale quella che si vive oggi nell’Università di Trento. Soprattutto nel Dipartimento di Sociologia, tristemente noto per la nascita, in quelle aule, delle Brigate rosse. E lì la situazione non sembra essere mutata dagli anni ’70. E ancora oggi lo spettro degli anni di piombo sembra aggirarsi tra i corridoi universitari. Perché tra aule occupate dagli anarchici, bandiere rosse e assemblee autogestite, gli studenti che la pensano diversamente dall’estrema sinistra continuano ad essere vittime di episodi intimidatori e di violenza.  E tutto ciò è risaputo – secondo quanto racconta uno studente a L’Intellettuale Dissidente – dalla Polizia. Che può fare poco e niente. E naturalmente la città di tutto ciò ne risente. Pesantemente.

E quelli che raccontiamo sono fatti. Non è il tentativo di riaccendere il fuoco assopito dell’anacronistica divisione tra destra e sinistra. Ma l’occasione per ribadire, ancora una volta, che oggi l’Università deve essere luogo comune. E libero.