Il sindaco brindisino Cosimo Consales ha contratto un debito con Equitalia pari a 315mila euro nell’anno 2013. La quota necessaria a raggiungere la cifra è stata incassata attraverso uno stratagemma che non potrebbe definirsi all’insegna della trasparenza: delle vere e proprie “mazzette”, come affermano i giudici. Il politico brindisino, noto anche come giornalista professionista di rilievo già dal 1990, nonché redattore di Telenorba, navigava già da tempo in acque non molto tranquille. Già nei due anni precedenti, egli è stato coinvolto e processato in un’inchiesta per truffa, nello specifico riguardante l’affidamento del servizio di comunicazione istituzionale e della rassegna stampa, motivazioni per le quali lo stesso Consales si era autosospeso dal partito.

Il primo cittadino, non abbastanza soddisfatto della personale e travagliata storia d’amore con la giustizia, ha deciso di inventare una soluzione originale al pagamento del proprio debito, facendo appello all’imprenditore Luca Scretì, il quale, in cambio della somma di 300mila euro, avrebbe ottenuto l’accesso al  giro proficuo dello smaltimento dell’immondizia. Un’occasione d’oro per il manager brindisino, dal momento che la sua ditta, la “Nubile Srl”, era stata esclusa dagli affari in questione. Il terzo arresto è scattato per Massimo Vergara, commercialista, il quale, secondo gli inquirenti, si sarebbe occupato di gestire il “traffico” di denaro. Per i tre imputati, le accuse consistono nell’abuso di ufficio, concussione, corruzione e truffa.

Ciò che suscita maggiore perplessità è il fatto che il nuovo processo a Consales e complici sia nato sulle ceneri di quello precedente. Il pagamento in modalità anomale del debito ha spinto la Digos a far luce sulle operazioni finanziarie avvenute, ma in particolare sull’oscuro e affaristico rapporto d’intesa tra Consales e Screti, coltivato sempre al di fuori delle sedi istituzionali. I due si sarebbero incontrati più volte per prendere degli accordi in merito al progetto di ristrutturazione dell’impianto di biostabilizzazione, per il quale lo stesso sindaco avrebbe portato la documentazione relativa. La Nubile Srl, pagando 30mila euro sui richiesti 315 da Equitalia, avrebbe ottenuto la possibilità di gestire l’impianto senza che fosse necessario rispettare i dettami tecnici previsti dal capitolato d’appalto. Questa manovra avrebbe consentito, allo stesso Screti, di trarre profitti nettamente superiori a quelli previsti dalla legge, con un vantaggio pari a 3 milioni e 200mila euro nel solo anno 2014, e un danno conseguente di circa 500.000 euro per i comuni della provincia brindisina, soprattutto per quanto concerne il pagamento della nota Ecotassa.

Dal Partito Democratico, in particolare dal presidente della Regione, è giunta una pronta reazione sui fatti. Afferma il governatore Emiliano: “Il partito aveva da tempo sfiduciato il sindaco di Brindisi per le sue inefficienze e irregolarità nella gestione dei rifiuti. E’anche  merito del commissario PD Sandra Antonica, se è avvenuto un ripristino della legalità”.

I fatti di Brindisi non costituiscono una novità per il panorama politico italiano. Oltre alle innumerevoli vicende illegali che hanno toccato le amministrazioni comunali territoriali, il caso Marino ha rappresentato l’evento culminante di questa grande escalation di corruzione, minando le stesse basi di un partito, il PD, ormai segnato dalle proprie contraddizioni ideologiche e dagli scandali che potrebbero tranquillamente essere bollati come “Pagnottopoli”. Vi è da aggiungere che non sempre le inchieste partono grazie a un mero spirito di legalità collettiva, bensì a causa dei conflitti interni che lacerano le varie personalità demokrat, tutte tese a salvaguardare i propri interessi e a lottare in nome del “brand” renziano o contro di esso. Ebbene, quale arma più efficace d’un briciolo di risalto mediatico in più per screditare l’avversario: lo stesso Marino non era poi così gradito al presidente toscano, come al momento non aleggia un clima ottimistico fra quest’ultimo e il governatore pugliese.

Al di là di semplici congetture e ipotesi, è tuttavia evidente lo stato di decadenza e vuoto culturale in cui versa la politica italiana, sempre più simile a una fiera del riciclaggio economico, sempre più distante dall’idea che il Paese possa finalmente essere un nuovo laboratorio etico.