Mamme mettete via i bambini, c’è in giro papa Francesco. «In Bolivia il Papa masticherà foglie di coca». Con questo titolo, senza aggiungere altro, Repubblica.it presentava qualche giorno fa lo scoop clamoroso sulla visita del Santo Padre in America Latina. Nell’articolo si scendeva nel dettaglio: «Papa Francesco desidera masticare foglie di coca quando si recherà in visita in Bolivia. E’ quanto ha rivelato il ministro alla Cultura di La Paz Marko Machicao, parlando alla radio e alla televisione di Stato. […] Anche se costituiscono l’ingrediente chiave della cocaina, le foglie non trattate di coca sono legali in Bolivia così come in altri Paesi andini, e sono utilizzate comunemente dalla popolazione. Molte persone, fra cui lo stesso presidente Evo Morales, difendono l’uso delle foglie di coca e la considerano una pianta sacra. “Abbiamo offerto al Papa un tè di coca per l’altitudine – ha spiegato il ministro – Ma lui ha espressamente chiesto di poterle masticare”».

La maggior parte dei lettori, ignorando la tradizione locale sull’uso della pianta Erythroxylum coca come rimedio contro il mal di montagna, avrà pensato che il papa voglia approfittare del viaggio apostolico per farsi una botta di cocaina. Invece l’abitudine di masticare le foglie di coca è rimedio antico tra le popolazioni sudamericane e la pianta, senza essere lavorata e trattata chimicamente, è eccitante quanto il tabacco, il caffè e il cacao. La “notizia” si iscrive nel solco delle presunte bizzarrie di papa Francesco: da quando Jorge Mario Bergoglio è stato eletto al Soglio di Pietro, infatti, la stampa italiana e l’informazione in genere non hanno fatto che presentare ogni sua iniziativa come rivoluzionaria, anti-curia, anti-sistema, anche a costo di fraintendere e mistificare le sue parole. Per dirla grossolanamente, Francesco come leader de sinistra, unica vera guida del Popolo nella temperie termonucleare globale. Un vero successore di Cristo, a suo agio non solo tra pubblicani e prostitute ma anche con narcotrafficanti internazionali. Una caricatura che continua da due anni e mezzo.

Siamo maliziosi? Guardiamo allora ad un titolo apparso l’anno scorso in diversi blog online e ripreso anche da testate importanti (salvo rettificare, e neanche sempre): “Papa Francesco: da giovane ho fumato marijuana”. Una sciocchezza, evidentemente, e nemmeno fraintesa dall’italiano informale e scombiccherato del pontefice, che sull’argomento ha confermato la posizione consueta della Chiesa Cattolica: «Pensare di poter ridurre il danno, consentendo l`uso di psicofarmaci a quelle persone che continuano ad usare droga, non risolve affatto il problema. Le legalizzazioni delle cosiddette “droghe leggere”, anche parziali, oltre ad essere quanto meno discutibili sul piano legislativo, non producono gli effetti che si erano prefisse. Le droghe sostitutive, poi, non sono una terapia sufficiente, ma un modo velato di arrendersi al fenomeno. Intendo ribadire quanto già detto in altra occasione: no ad ogni tipo di droga. Semplicemente».

Più chiaro di così. Eppure la stampa continua a sfruttare le dichiarazioni del Santo Padre secondo la propria personalissima idea dell’uomo: Repubblica ha in ciò la primogenitura assoluta sulle altre testate italiane, con le famose interviste di Eugenio Scalfari con i virgolettati “a memoria” del Fondatore, che dei colloqui generosamente accordati dalla Santa Sede ha presentato sempre la propria singolarissima versione, spesso smentita o rettificata dalla Sala stampa Vaticana per mezzo di padre Federico Lombardi. Gli altri giornali, chi più e chi meno, hanno finito per adottare l’approccio scalfariano nei confronti del papa e del suo magistero. Spesso bucando la notizia, cedendo alla propria arbitraria concezione della persona di Bergoglio. A sentire loro, un simpatico fattone.