Erri de Luca è stato definitivamente assolto dall’accusa di “istigazione al sabotaggio”. Durante il processo, svoltosi a Torino, il celebre scrittore idolo del movimento No Tav ha comunque ribadito la sua ferma convinzione riguardo alla necessità di sabotare il treno ad alta velocità e, nonostante tutto, il tribunale ha assolto lo scrittore napoletano. Tutto questo, come era prevedibile, ha scatenato l’ennesima grande discussione sociale sulla libertà di espressione con due schieramenti opposti: da un lato chi sostiene che chiunque possa esprimere la propria idea in totale libertà, come è anche scritto nella costituzione; dall’altro chi crede che personaggi di tale rilevanza pubblica debbano evitare di lanciare appelli all’uso di metodi considerati illegali.

Si potrebbero passare ore intere a discutere e a sindacare dell’argomento senza riuscire a centrare e a snodare il bandolo dell’intricata matassa, dunque è meglio soffermarsi su differenti considerazioni. Se è vero che Erri de Luca è un idolo indiscusso del movimento No Tav che si è reso protagonista di atti tanto deplorevoli quanto illegali, era effettivamente lecito aspettarsi una sua decisa presa di posizione o, quantomeno, un’accorata difesa dei suoi sodali. Il napoletano, inoltre, è ben conscio di ricoprire questa posizione nonostante abbia sempre sostenuto di essere “posto su un trono che non ha mai desiderato”. Com’è ovvio che un vero leader difenda e guidi i suoi, anche solo dal punto di vista ideologico, è altrettanto ovvio che un vero leader debba saper prendersi le proprie responsabilità anche di fronte alla legge. In questi ultimi anni abbiamo avuto numerosi esempi di capi fazione posti di fronte ad un magistrato e tutti, o quasi, si sono fatti carico delle proprie azioni e delle loro conseguenti condanne col fine poi di poter urlare alla magistratura corrotta e all’utilizzo politico del potere giudiziario.

Probabilmente lo stesso Erri de Luca, in fondo al cuore, avrebbe sperato in una condanna lieve che lo avrebbe reso un martire della lotta No Tav colpito duramente dal regime e dalla repressione messa in atto dal governo tramite la magistratura. Tutto ciò non è avvenuto e l’Italia si è risparmiata una delle solite levate di scudi sociali a favore della libertà di espressione: sarebbero saltate fuori frasi come “Je suis Erri de Luca” e gli attivisti No Tav avrebbero marciato su Chiomonte creando, volenti o nolenti, nuovi disordini su cui far partire nuove indagini e nuovi processi.

Forse, siamo nel mondo delle mere congetture, sono stati proprio questi pensieri e timori che hanno condotto il tribunale di Torino a scagionare de Luca. In effetti in Italia vi è bisogno di tutto tranne che di nuovi disordini e di motivazioni per far crescere il malcontento, vi è inoltre la necessità prioritaria di calmare le acque intorno ai lavori per la linea ad alta velocità una volta per tutte. In effetti fra la fine di EXPO e con l’anno giubilare alle porte è meglio per la nazione intera evitare di soffiare su quei carboni ardenti che sono i centri sociali di area anarchica di Torino e di tutta Italia che, come provato dalla magistratura, fungono come basi per i più “scalmanati” attivisti No Tav.

A quanto pare, infine, de Luca è effettivamente un (anti) martire, un martire al negativo che non è stato giustiziato al solo fine di permettere il quieto vivere nel prossimo anno che si prospetta oltremodo turbolento. E’ dunque vero che il fine giustifica i mezzi e che si è preferito non colpirne uno per evitare di colpirne altri cento. Il vero dubbio che può sorgere è: basterà la scagionatura di Erri de Luca a calmare definitivamente le acque intorno ai cantieri della Val Susa? La decisione della magistratura è stata realmente così ponderata oppure si è ragionato con semplice pigrizia senza voler dare un chiaro segnale di tregua agli ambienti anarchici? E ancora, domanda forse più importante di tutte: è giusto voler dare un segnale di tregua in vista di appuntamenti futuri di tale rilevanza oppure questa sentenza esprime in sottofondo un senso di totale inadeguatezza da parte della magistratura e delle forze dell’ordine nella dura lotta contro gli anarchici?