Matteo Salvini ha un mucchio di ragioni su un mucchio di cose. Sull’ipocrisia del premier e del ministro dell’Interno, ad esempio, e sul coinvolgimento morale dell’estabilishment europeo nelle quotidiane tragedie che travolgono il Mediterraneo più ferocemente di un’onda anomala. Anche sull’euro, sull’Europa, la posizione è sostanzialmente sana ancorché rozza. Questi grandi argomenti si portano dietro una serie di sottotemi di non minore importanza: i flussi migratori e la loro origine, la funzione delle Primavere Arabe nella genesi di questo boom di sbarchi, non meno che il ruolo dell’Onu e delle Nazioni Unite nella risoluzione delle controversie internazionali (e il beneamato articolo 11 della Costituzione che puntualmente va a farsi benedire), la scientifica castrazione di un’economia feconda come quella italiana tramite il giogo europeo, e da chi sia stato voluto e perché. Oggettivamente su questi temi il segretario della Lega Nord (e fondatore del movimento politico nazionale ‘NOI con Salvini’ – notate bene che in Parlamento i gruppi della Lega alla Camera e al Senato sono già stati ribattezzati così) ha una posizione ben più chiara rispetto a tutti gli altri attori sulla scena politica italiana, dagli euroentusiasti del PD agli euroscettici a targhe alterne del Movimento 5 Stelle ai berluscoeuristi forse-sì-ma-anche-no di Forza Italia.

I contenuti, dunque, ci sono, ma è il modo di comunicare di Salvini a portargli il grosso dei voti, non essendo il cittadino italiano e/o padano particolarmente addentro ai grandi misteri della geopolitica mondiale. Che qualcosa non vada però lo capiscono tutti, e il segretario della Lega ha un modo peculiare di interpretare e indirizzare questo generico sentimento. Il linguaggio di Salvini è molto più che un generico “parlare alla pancia”: è piuttosto un far dubitare che tutti gli altri possano riempirla, portando ognuno all’unica soluzione di doversi fidare di lui. Esempio tipico: “Sono stato a Palermo. La cosa bella dei pescatori siciliani è che hanno esordito dicendo: attenzione, per noi è già uno smacco perché mai nella vita avremmo pensato di dover chiamare il segretario della Lega per risolvere i problemi di noi pescatori siciliani.” (intervista a Le Invasioni barbariche, 3 marzo 2015). In Italia l’idea che chi governi possa farlo solo in funzione del fatto di essere il male minore è roba vecchia, e riguardò tanto Silvio Berlusconi quanto oggi riguarda Matteo Renzi. Ma che la cosa potesse estendersi con un certo margine di realismo anche al capo della Lega Nord sfiora l’assurdo. Eppure oggi Salvini si propone per guidare il paese, forte del deserto a destra e di questo suo efficace comunicare. Che si sviluppa principalmente attraverso due canali: la televisione ed il web.

 Secondo quanto riportato da La Stampa il 7 marzo di quest’anno, a quella data Matteo Salvini sarebbe stato in televisione per la bellezza di 24 ore, 5 minuti e 31 secondi, delle quali più di 18 quanto a “tempo di parola”: ovvero le libere esternazioni del leader della Lega nelle varie trasmissioni televisive cui ha partecipato. E’ già molto. Ma Salvini ha trovato il modo di sfruttare anche lo spazio in cui parlano i suoi contraddittori. Prendiamo una puntata tipica di Otto e mezzo, condotto da Lilli Gruber, come quella del 3 novembre 2014 (reperibile su You Tube). Salvini è in studio – solitamente giganteggia sui megaschermi in collegamento – mentre da Vicenza è collegata l’eurodeputata Alessandra Moretti. S’iniziano ad affrontare le varie questioni sul tavolo, dalla situazione politica nazionale alla campagna elettorale sulle regionali in Veneto, che vedranno la Moretti opporsi al candidato della Lega, il governatore uscente Luca Zaia. Salvini sciorina a profusione numeri e dati di eccellenza della Regione Veneto secondo il tipico modello di efficientismo leghista (tutto santo e benedetto); quando tocca alla Moretti rispondergli, Salvini inizia le contromanovre: sorride con sufficienza in camera, scuote la testa, sbuffa e borbotta. Il regista, che fa il suo mestiere, lo inquadra accanto alla Moretti. Risultato, il telespettatore ingurgita dalla mimica di Salvini che quanto la Moretti sta dicendo è ridicolo. Sono meccanismi comunicativi rodati ed efficaci, che il leader della Lega riesce ad elevare a potenza grazie al suo essere ruspante, senza vergognarsene. La sua conversazione è infarcita di “cacchi”, di “mazze”, di “cippe” e di “accidenti”. La media dei politici presenti in televisione, esclusi gli impresentabili normalmente sfottuti alla Antonio Razzi o alla Gianluca Bonanno, tende ad assumere un atteggiamento istituzionale, per poi cadere nelle risse più sguaiate. Salvini fa esattamente il contrario: discute con il linguaggio accessibile del militante e litiga assai meno degli altri. Risultato di queste manovre, altissima resa in termini elettorali del suo presenzialismo televisivo.

 Ma è sul web che la fantasia di Salvini e del suo staff (lui dice di curare da solo Facebook, ma dev’essere ben assistito: la sua pagina personale, insieme a quelle di “Lega Nord Padania” e “NOI con Salvini”, raccolglie circa un milione e centomila fan) raggiunge i livelli più alti. Oltre ai tipici post in diretta televisiva con profusioni di interiezioni e punti di domanda, Salvini fa amplissimo uso di infografiche. Si tratta di cartelli informatici da condividere, che di solito lo ritraggono in atteggiamento Zio Tom (“I want you!”) accanto a fotografie e frasi riportate da sue dichiarazioni. Questo è molto utile e molto fruibile da parte degli utenti, che spesso non hanno tempo e voglia di seguire i politici sui giornali e si trovano per così dire la pappa pronta, per giunta in una veste grafica curatissima (faccione salviniano compreso). Proprio le infografiche hanno catturato l’attenzione di chi scrive, essendo interessanti occasioni per studiare la campagna elettorale virtuale del leader della Lega e il riscontro da parte di chi lo segue. Essendo l’attività social di Salvini ben congrua (e non essendo affatto un esperto di comunicazione e implicazioni sociologiche della stessa) mi sono limitato ad osservare attentamente due infografiche e a trarre qualche conclusione assolutamente laica su contenuti, proposte e risposte. Il lettore potrà giudicarne la validità.

La prima infografica è del 2 aprile 2015, conseguente alla visita effettuata da Salvini presso un campo rom di Milano. La foto ritrae la facciata di una casetta su due livelli, con due finestre da basso ed una al primo piano. Un’abitazione assolutamente dignitosa, sebbene ad un esame più attento si possano notare le imposte macchiate dalla ruggine e la vernice non proprio uniforme. Non l’immagine più efficace del lusso, eppure il commento di Salvini in sovraimpressione è netto: “Campo Rom di Milano, bella villa su due piani.” Ora, ognuno ha il suo gusto estetico e sarà pure bello ciò che piace, ma dubito che Salvini amerebbe vivere in una siffatta “bella villa”, come francamente non vorrei viverci io. Si tratta di una descrizione chiaramente iperbolica, finalizzata a comunicare l’idea della Lega che i rom siano – come talora in effetti sono – dei parassiti della società all’ingrasso col nostro sangue. Ciò che è più interessante notare sono i commenti, oltre 14.000: “Gli darei fuoco”, “Dio cane vado la con il lanciafiamme e la brucio con loro dentro”, “Uno due tre….fuocooooooo”, “Dovevi prendere un litro di benzina e un accendino… e poi per sbaglio fare un falò!!”, “E’ di legno………….un buon combustibile!!!!!”. Sono solo pochi esempi di un tono generale piuttosto diffuso tra i “seguaci” virtuali di Salvini. Al netto dei leoni da tastiera e dei disadattati, sentimenti non proprio pacifici serpeggiano in parte dell’elettorato leghista, composto certo perlopiù da persone assolutamente degne e non violente. Il segretario della Lega dovrebbe fare molta attenzione a non permettere che i suoi contenuti scatenino – o vengano interpretati in modo da scatenare – questi profluvi di odio, si spera solo virtuale.

La seconda infografica è del 5 maggio scorso e riguarda la protesta compiuta da alcuni rifugiati provenienti da Mali, Gambia, Senegal e Nigeria ospitati in un centro di accoglienza di Albano (Vercelli). Rifugiati, quindi riconosciuti come tali e tutelati dalle leggi e dagli ordinamenti nazionali e sovranazionali. Sono in ventisei e protestano di fronte alla questura. Sono i motivi della protesta a turbare Salvini, sguardo intenso e barba d’ordinanza. Scrive il leader leghista: “Vogliono il wi-fi, l’acqua calda [corsivo nostro, nrdr] e la televisione. Non vi va bene l’accoglienza italiana? TORNATE A CASAAAAA!!! [vocali in esubero sue, ndr]”. Ora, ciò che colpisce è soprattutto che a Salvini sembri così assurdo che i profughi vogliano l’acqua calda. Per non calarmi anch’io nella categoria dei “buonisti, moralisti e comunisti” da lui efficacemente descritta, mi sono premurato di controllare le temperature nel comune di Vercelli nel mese di maggio (dati dell’Azienda Regionale per la Protezione Ambientale del Piemonte): si va dai 12° del 2 maggio ai 18° del 3 ai 14° del 4 e così via. Temperature primaverili, certo, ma io in Sicilia con 30° preferisco avere la facoltà di scegliere se fare una doccia tiepida o gelata. E’ così assurdo che un profugo chieda il mio stesso diritto? Quanto ad internet e al televisore, il primo sarebbe certamente il mezzo più economico per consentirgli di comunicare con le famiglie (piuttosto che pagargli, come Salvini spesso lamenta, le ricariche telefoniche: che poi finisce sempre tutto nel magna magna della cooperativa di turno), mentre il secondo appare francamente una richiesta esigua da soddisfare. Insomma, quel TORNATE A CASAAAAA!!! con le cinque vocali e i tre punti esclamativi appare un po’ eccessivo. Specie trattandosi di rifugiati politici.

Le conclusioni non si discostano molto da ciò che abbiamo scritto all’inizio: Salvini ha un modo peculiare ed efficace di indirizzare quel generico sentimento di insicurezza che molti italiani stanno provando in questo momento storico. Non diremo neanche che cavalchi la paura o che lucri consenso elettorale su tragedie umane come quelle che abbiamo descritto, ed ha ragione lui sotto questo aspetto a definire ipocrita e colpevole il comportamento del governo italiano e dell’Europa: resta il fatto che questo arrembaggio comunicativo nasconde delle insidie visibili, delle quali il leader del Carroccio non sembra preoccuparsi molto. Un capo politico responsabile ed accreditato come possibile competitor del centrosinistra in future elezioni farebbe bene a considerare attentamente ogni aspetto della crescita del proprio consenso. Per non rischiare che si avverino le preoccupazioni dei buonisti di sinistra, per lasciare l’esclusiva della violenza agli “sfigati dei centri sociali”. L’abbiamo detto, ha un mucchio di ragioni. Che peccato sprecarle.