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Virginia Raggi, Giuseppe Sala. Due sindaci, due metropoli e un sacco di guai. Sono tempi torbidi per le due città più importanti d’Italia, le cui giunte comunali in questi giorni prenatalizi hanno dovuto fronteggiare non pochi problemi. A Roma il sindaco (e non la sindaca!) Virginia Raggi è stato sprovvedutamente travolto dallo scandalo del caso Marra, mentre a Milano il primo cittadino Giuseppe Sala va collezionando avvisi di garanzia.  Due vicende, due scandali molto diversi tra loro e assolutamente non paragonabili, che differentemente sono stati trattati e affrontati dalla stampa e dal mondo politico, anche se non proprio come c’era da aspettarsi. A Roma infatti ha infatti avuto luogo una vera e propria bufera, con i più disparati esponenti del mondo della politica e della stampa che hanno invocato sguaiatamente le dimissioni del sindaco, mentre nel capoluogo lombardo gli stessi soggetti che a Roma avevano gridato allo scandalo hanno sobriamente e sommessamente seguito gli eventi , commentando alla fine con grande entusiasmo la sospensione dell’autosospensione di Giuseppe Sala e il suo ritorno a palazzo Marino. Comportamento assai strano, dal momento che andando a vedere nel dettaglio come sono andate le cose e confrontando il caso romano con quello milanese sarebbe stato lecito aspettarsi una linea decisamente più dura nei confronti di Sala, e minor livore verso Raggi.

Raffaele Marra, capo del personale del comune di Roma, considerato molto vicino alla sindaca Virginia Raggi, ed è accusato di corruzione.

Raffaele Marra, capo del personale del comune di Roma, considerato molto vicino alla sindaca Virginia Raggi, è accusato di corruzione.

La colpa di quest’ultima infatti a ben guardare è stata solamente quella di aver voluto riporre fiducia, ostinatamente e caparbiamente, nonostante gli avvertimenti di diversi esponenti del suo stesso partito, in tale Raffaele Marra (un perfetto sconosciuto per tutti fino a pochi giorni fa), e di avergli affidato cariche di rilievo all’interno del Campidoglio: dapprima vice-capo gabinetto, poi capo gabinetto e infine direttore del Dipartimento Organizzazione e Risorse Umane. Tale personaggio si sarebbe poi rivelato essere un delinquente, e pochi giorni fa è stato arrestato per fatti di corruzione risalenti a tre anni fa, facendo scoppiare una vera e propria bomba. La colpa della Raggi appunto è stata esclusivamente la sua caparbietà, il fatto di essersi voluta affidare a una persona nonostante molti l’avessero avvertita che da quella persona fosse meglio stare lontani. Ha mostrato di essere un’ingenua e una grande sprovveduta, dal momento che quando fu eletta avrebbe dovuto prevedere che la stampa e l’opposizione le avrebbero letteralmente fatto le pulci, cercando di attaccarla e screditarla in ogni modo, e avrebbe di conseguenza dovuto circondarsi esclusivamente di persone più che fidate, inattaccabili su qualsiasi fronte, invece di andare a pescare gente che si aggirava nei corridoi del Campidoglio già da diverse legislature, potenzialmente coinvolta in qualche affare poco chiaro nel mare magnum dell’illegalità capitolina. Soprattutto dopo i fatti di Mafia Capitale, che hanno fatto luce su quanto il malaffare abbia infettato la macchina amministrativa romana, il sindaco Raggi non avrebbe dovuto fidarsi di nessuno, se non di fedelissimi, sull’integrità dei quali avrebbe potuto mettere la mano sul fuoco. È stata una sprovveduta dunque, e su questo non le va fatto nessun sconto, soprattutto considerato il movimento di cui fa parte, eppure resta il fatto ella non è stata raggiunta da alcun avviso di garanzia e a oggi non risulta coinvolta in nessun tipo di indagine.

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Ben diversa e di tutt’altra gravità invece la situazione di Giuseppe Sala, sotto indagine in ben tre diversi procedimenti. Il sindaco PD è infatti accusato di falso ideologico e falso materiale nell’indagine sulla “piastra”, il più grande appalto di Expo, nel quale avrebbe retrodatato due verbali per la sostituzione di due commissari di gara, favorendo la società Mantovani srl che si aggiudicò l’appalto. È inoltre indagato per le false dichiarazioni riguardanti le sue proprietà, che firmò sempre da amministratore Expo. Non dichiarò infatti una casa in Svizzera e due società immobiliari in Italia e Romania, oltre ad aver certificato la proprietà di un “terreno” che si è rivelato essere una villa. Come se non bastasse è anche inquisito per truffa aggravata, nell’ambito della vicenda delle monete Expo.

"Torno a fare il Sindaco, certo della mia innocenza verso un'accusa che non costituisce un condizionamento della mia attività": queste le parole con cui Giuseppe Sala ha annunciato ai milanesi via Facebook la fine della sua auto-sospensione e il ritorno al ruolo di primo cittadino del capoluogo lombardo.

“Torno a fare il Sindaco, certo della mia innocenza verso un’accusa che non costituisce un condizionamento della mia attività”: queste le parole con cui Giuseppe Sala ha annunciato ai milanesi via Facebook la fine della sua auto-sospensione e il ritorno al ruolo di primo cittadino del capoluogo lombardo.

È evidente dunque quanto la situazione di Sala sia estremamente più grave di quella della Raggi, eppure a Roma la stampa tutta e la politica si sono sgolate nel chiedere le dimissioni di quest’ultima, mentre Giuseppe Sala dopo essersi “autosospeso” veniva supplicato di rientrare nelle sue funzioni da Renzi, da una lettera firmata da ben 140 sindaci e persino da Gentiloni (il nostro premier, ndr). È un eccesso di malizia credere che dietro a questo inspiegabile doppiopesismo ci sia la differente appartenenza politica dei due primi cittadini? Uno del PD, e quindi dalla parte della ragione per dogma, l’altra del M5S, quindi da combattere con qualsiasi arma, anche con accurate inchieste a orologeria che comunque non riescono a coinvolgerla personalmente. È giusto e doveroso contestare alla Raggi la sua ingiustificabile leggerezza, tuttavia l’accanimento di questi giorni, confrontato al lassismo del caso Sala, dimostra da solo come il suo scopo ultimo sia cercare di incastrare il sindaco pentastellato di Roma, nella speranza toglierlo di mezzo e riprendere il controllo di Roma e dei suoi denari.