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Nei giorni in cui a Roma si parla solo delle vicende giudiziarie della Raggi, viene ignorata una vera e propria guerra civile, silenziosa, disperata, si tratta dell’emergenza abitativa. Ne parlano in pochi e ne parlano male, l’emergenza abitativa a Roma è al collasso ed il neosindaco Virginia Raggi insieme alla sua giunta stanno gestendo la situazione nel peggiore dei modi. Ogni sua mossa e ogni sua decisione stanno producendo solo divisioni e odio tra diverse fazioni di persone in difficoltà; una vera e propria guerra tra poveri che rischia di far esplodere le periferie e di sfociare in vere e proprie guerriglie urbane.

Le proteste di San Basilio

Il caso è esploso i primi di dicembre, quando è stata sgomberata una famiglia italiana che occupava una casa popolare a San Basilio in favore dell’assegnazione di una famiglia di marocchini. La protesta diventa subito incontrollabile, la famiglia marocchina abbandona la casa e grida vendetta tanto che gli abitanti della zona sono stati accusati di razzismo e xenofobia. Adriano come ha raccontato in un’intervista, occupava la casa in attesa da trent’anni di un’assegnazione popolare. Vive insieme al fratello disabile e al figlio disoccupato.

«Ma quale razzismo venite a vedere come vivo»
I giornaloni hanno raccontato di residenti violenti e razzisti, hanno raccontato di storie di droga e case utilizzate per fare la vedetta, aizzando di fatto una vera faida che nella realtà è null’altro che una guerra tra poveri, come l’ha definita lo stesso Adriano. Il sindaco Raggi si è subito spesa per ricevere la famiglia marocchina che non ha potuto insediarsi nella casa a causa delle proteste dei residenti, definendo “vergognoso” il comportamento dei cittadini che lei stessa amministra. Eppure questo è solo uno delle decine di episodi simili avvenuti negli ultimi mesi. Per essere più chiari è necessario fare un passo indietro. Le menzogne arrivano subito, in campagna elettorale. L’allora candidato sindaco Virginia Raggi dichiarò:

«Umanamente non possiamo rimanere sordi davanti al dramma di queste persone. Però, contemporaneamente, ci sono da anni migliaia di persone in lista d’attesa per un’assegnazione di una casa popolare»

La soluzione?

«Non faremo sgomberi coatti e aiuteremo gli occupanti a trovare una ricollocazione. Dobbiamo rimettere in circolo le buone pratiche»

Le belle promesse hanno presto lasciato spazio alla realtà; fin da subito la giunta Raggi ha iniziato la pratica degli sgomberi coatti con preavvisi di appena due giorni. Le notizie cominciano a girare e subito parte il circo mediatico. Esemplare fu la puntata di mi manda rai tre, stile de Filippi, con le lacrime della famiglia a rischio sfratto dopo la notizia mandata in diretta dal Campidoglio in cui la giunta Raggi tramite il suo assessore al bilancio e al patrimonio decidono di sospendere lo sfratto della famiglia in questione.

Picchetto antisfratto davanti ad una casa popolare a San Basilio

Picchetto antisfratto davanti ad una casa popolare a San Basilio

La storia tratta di 300 famiglie che abitavano legalmente delle case assegnategli nove anni fa alle quali veniva intimato di abbandonarle con un preavviso di pochi giorni. Questo accadeva perché secondo la magistratura, alcuni dirigenti e funzionari che all’epoca si occuparono delle assegnazioni, commisero abuso d’ufficio. Costringendo i residenti a pagare decine di migliaia di euro di risarcimento per “l’occupazione abusiva dello stabile”. Alle belle parole ancora non sono susseguiti fatti: nessuna delibera, nessun documento scritto che prevede il blocco di questi sfratti. Tra queste 300 famiglie anche la storia della famiglia Mariani che ottenne nel 2006 un alloggio a San Saba a causa della frequente necessità di trasportare la figlia all’ospedale Bambin Gesù per sottoporla a cure.  Dieci anni dopo la giunta Raggi manda una lettera nella quale si dice che la famiglia Mariani non aveva titoli per ottenere la casa e che quindi sono costretti a lasciarla.

La storia di Aurora e i movimenti per la casa. Aurora 18 anni e incinta insieme al suo compagno di 22 anni occupano una casa perché non sanno dove andare, nel giro di poco tempo arriva lo sfratto. In due giorni sono costretti a lasciare la casa in favore di un’assegnazione ad una famiglia di origine egiziana. Questa volta la storia sembra finire meglio poiché le persone che dovevano occupare la casa la lasciano in favore di Aurora che ai loro occhi sembrava più necessitante di loro, in quanto la famiglia egiziana disponeva di una casa del figlio in cui abitare. La famiglia di Aurora è stata supportata dall’azione di Roma ai Romani, movimento per la casa legata al gruppo politico Forza Nuova che si batte da tempo per queste tematiche. Il dramma è che politicamente nessun partito con grosse percentuali si muove per difendere queste persone, e le istituzioni sono lontane dalle periferie e dai problemi della gente che vive queste realtà.

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Fermato in extremis lo sgombero di decine di persone, Il Video.

Il sistema capitolino. Sono oltre diecimila le famiglie in graduatoria, un numero approssimato al ribasso perché le graduatorie attuali si basano sulle domande presentate al 31 dicembre 2013, mentre tutti gli altri sono in attesa di sapere cosa ne sarà di loro. Nonostante la tensione sociale che sta lievitando sempre di più, da sette mesi Roma non ha un assessore alla casa e alle politiche abitative. I dirigenti del dipartimento agiscono senza un regolamento di fatto possono affittare un appartamento da 80 fino a 2000 euro secondo la propria discrezione. Questo fatto è gravissimo in quanto senza regolamento è facile cadere in situazioni a rischio legate a tangenti ed abusi. In questo scenario va collocata la drammatica situazione ereditata dalla Romeo Gestioni. La società ha gestito per anni il patrimonio immobiliare di Roma, dal 2005 al 2014 per poi riconsegnare nelle mani dell’amministrazione capitolina migliaia di documenti cartacei contenenti contratti d’affitto, canoni applicati, utenze, contenziosi, documentazione sugli stabili occupati, sulle case popolari e quelle di pregio date in locazione per pochi spiccioli. Il tutto, abbandonato capannone incustodito all’interno dell’ex Fiera di Roma sulla Cristoforo Colombo.

Solo per studiare le carte ci vorrebbero decenni e ancora non si è neanche iniziato. La gestione Romeo che costava al Campidoglio circa 11 milioni di euro l’anno è stata del tutto fallimentare, come forse anche le precedenti. Tanto che il prefetto Tronca analizzando un campione di circa 500 immobili ha trovato sono affitti da 1,81 euro di fronte alla Stazione Termini e di 30 euro circa per case con vista sul Colosseo. Le istituzioni non ci sono, non sono presenti. C’è caos nella gestione, se davvero ne esiste una e soprattutto come spesso accade la politica dei palazzi è lontana dal territorio e dalle persone. Ad aggravare la situazione ci si mettono i media che tendono a banalizzare l’emergenza inventando storie di droga e xenofobia dove spesso non ci sono. Roma è allo sbando e ai cittadini non importa nulla delle beghe del Movimento 5 Stelle.