Le uniformi col tricolore ritornano in Iraq, non essendo ancora stati dimenticati l’esplosione, il fumo e la morte a Nassyria. Un manipolo di soldati italiani, addestrati ad operare perfettamente a terra, in aria e in acqua, sarebbe stato inviato nei giorni scorsi a Taqaddum, tra Fallujia e Ramadi, secondo quanto riferito dal Foglio. Loro sono 30 uomini del IX reggimento d’assalto paracadutisti Col Moschin che, proprio in questi giorni, si sarebbero uniti a forze speciali americane stanziate in una base ad Ovest di Baghdad. Le forze armate statunitensi e quelle italiane saranno impegnate nei prossimi mesi ad arrestare l’avanzata di Daesh (Isis) che da Mosul (nord dell’Iraq) muove verso la capitale.

L’amministrazione Obama aveva inizialmente chiesto all’Italia il coinvolgimento di circa 80 militari sul suolo irakeno da affiancare alle truppe americane. L’Italia ne avrebbe inviati meno della metà. Già la settimana scorsa gli incursori dell’Esercito sarebbero passati dal Ministero degli Esteri a ritirare i propri passaporti (che, si dice, garantirebbero loro anche l’immunità diplomatica).

Continua quindi la collaborazione in prima linea delle forze armate italiane con quelle statunitensi negli scenari mediorientali. Dopo l’Afghanistan, ora si ritorna anche in Iraq. Il contingente italiano aveva preso, infatti, parte all’Operazione di peacekeeping Antica Babilonia, nata dalla risoluzione Onu 1483, che dal 2003 al 2006, costò la vita a 35 militari. Dall’ora gli italiani avevano, gradualmente, abbandonato l’Iraq, finchè , nel 2014, il Ministro della Difesa Roberta Pinotti annunciò l’invio di nuove truppe nell’ex Stato di Saddam.

Tuttavia, si è portati a ritenere che il Governo a stelle e strisce, in seguito all’inefficacia del primo intervento in Iraq contro il fondamentalismo, stia cambiando la rotta della propria strategia anti-Isis. Gli americani stanno posizionando nuove basi militari alle porte di Baghdad, utilizzando massicciamente la fanteria contro i miliziani di Al-Baghdadi. Vedremo se questa sarà la tattica vincente. Nel frattempo gli stessi militari italiani saranno chiamati ad operare “outside the wire”, fuori la base, non in qualità di consiglieri, come detto tempo fa dal Ministero della Difesa, ma come fanteria vera e propria di supporto sia alle forze americane che a quelle autoctone. Gli uomini del Col Moschin saranno impegnati in Iraq per combattere sul campo i seguaci del jihad. Tuttavia, gli incursori del IX non saranno i primi soldati delle forze speciali con lo scudetto tricolore a calpestare nuovamente l’arido terra d’Iraq. Loro infatti si andranno ad aggiungere ad altri militari inquadrati già nella Task Force 44, a Baghdad.

L’intera storia è stata smentita, però, dal Ministero della Difesa: “Non c’è e non è prevista alcuna attività operativa delle forze speciali sul terreno a Ramadi, né con le truppe irachene né con le forze della coalizione”, hanno precisato all’Adnkronos fonti della Difesa. “L’unico impegno delle forze speciali in Iraq non ha carattere operativo ma addestrativo e fa riferimento, viene rilevato, all’attività di formazione e addestramento a Baghdad assicurata dai militari italiani a beneficio delle forze di sicurezza irachene.” Ma chi sono questi 30 incursori che, in ogni caso, a detta del Ministero, sono stati inviati in Iraq?

Il IX reggimento d’assalto paracadutisti Col Moschin fa parte delle Forze speciali italiane. I suoi uomini sono addestrati per compiere azioni, sabotaggi, incursioni in luoghi spesso controllati dal nemico. Sono soldati utilizzati per preparare il territorio al successivo arrivo delle forze convenzionali o per la liberazione di ostaggi. E’ l’unico reggimento in Italia nato dall’arditismo, esattamente dal X reggimento Arditi, dal quale ha ereditato le mostrine e l’anno di fondazione (1918). Ecco come il futurista Mario Carli racconta il battesimo del fuoco dei padri spirituali degli attuali incursori dell’Esercito: “Durante la notte gli Arditi ricevono il cambio e vanno ad ammassarsi sulla selletta del Col Moschin per attaccarlo. Alle sette tutto è pronto e mentre ancora l’artiglieria nostra spara, le Fiamme, che nessuno può frenare, si precipitano all’assalto. Il loro slancio è magnifico, un entusiasmo fremente ed indescrivibile ha preso tutti. Le Fiamme si son date a cacciare l’austriaco come si caccia la belva nella foresta, scovandolo, sopraffacendolo, scompigliandolo senza preoccuparsi di essere tagliati fuori e soverchiati.”