Se uno più uno fa due, il caso Trelleborg Wheel Systems di Tivoli- l’azienda svedese nel settore pneumatico con sede italiana a Tivoli- è certamente la prova del nove che conferma lo scenario di interessi nascosto dietro la famosa riforma del lavoro di cui il Governo tanto si vanta. Renzi, da bravo conoscitore della lingua inglese (si fa per dire!), l’ha chiamata “Jobs Act”: una riforma che avrebbe dovuto aumentare l’occupazione giovanile sconfiggendo la disoccupazione, l’emigrazione, la crisi economica. In realtà le cose non stanno esattamente così: la parola “flessibilità”, tanto usata in riferimento al “mercato del lavoro” (già triste il solo accostamento delle due parole) viene tradotta nella progressiva abolizione di tutti quei diritti dei lavoratori che di fatto “gravano” sulle responsabilità delle imprese. Aumentano così le possibilità di licenziamento per le imprese che però, adesso, possono certamente assumere nuovi dipendenti, grazie al nuovo “contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti” che elimina quasi del tutto la possibilità di reintegro riconosciuta dal vecchio articolo 18. Ecco il vero obiettivo della riforma: un lavoro povero, docile, ricattabile (come lo abbiamo già definito qui).

Non deve stupire, dunque, se la scelta della Trelleborg di favorire i lavoratori resuscitando l’articolo 18, suscita l’ira di Confindustria che decide di “scomunicarla”. L’azienda svedese ha infatti siglato un accordo con i sindacati chimici che, di fatto, deroga alla normativa decisa dal Jobs Act sui licenziamenti, prevendendo così le tutele previste all’art.18 della legge 300/70 a circa 69 unità, prossime alla stabilizzazione entro il prossimo 31 Dicembre. Un’operazione che i sindacati osano definire straordinaria ma che ha fatto aggrottare le sopracciglia a Maurizio Strirpe, presidente di Unindustria. Secondo Stirpe “tale accordo va esattamente nella direzione opposta a quanto previsto dalla nuova normativa contenuta nel Jobs Act del governo di Matteo Renzi e crea un notevole pregiudizio agli interessi del mondo imprenditoriale”. E’ per questo che lo stesso ha invitato il Governo a sancire “l’indisponibilità a livello contrattuale della normativa sui licenziamenti”, così da prevenire una ulteriore simile presa di posizione da parte di altre imprese. Il messaggio è chiaro: guai a rifiutare il jobs act per investire- come sembra stia facendo la suddetta impresa- sull’incentivazione del lavoro attraverso un’occupazione di qualità, un’adeguata formazione e valorizzazione del personale, perché ci sarà sempre una nuova Confindustria a scomunicarti per esserti opposto alle logiche del capitalismo predatore.