Le dimissioni di Ignazio Marino dopo appena due anni e mezzo di mandato hanno aperto gli scenari più improbabili in vista delle prossime elezioni amministrative di Roma e non solo: il centrodestra della capitale sembra incredibilmente e fatalmente certo della vittoria nella primavera del 2016 grazie alle pessime figure rimediate dalla Giunta di centrosinistra, rimane da sciogliere il nodo sul candidato sindaco.

La figura più quotata nel mondo del centro-destra rimane quella di Giorgia Meloni. La leader di Fratelli d’Italia esce vittoriosa da uno scontro fratricida contro, guardacaso, l’ex Sindaco di Roma Gianni Alemanno, non ha mai nascosto l’ambizione di diventare il primo cittadino della capitale italiana. La Meloni, del resto, è anche a capo del partito fanalino di coda del centro destra italiano e una sua vittoria, non del tutto improbabile, vorrebbe dire lasciare le redini di Fratelli d’Italia in mano ad un’altra persona, ma nessuno dei giovani amministratori del partito sembra pronto a succedergli. I rapporti fra Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi sono decenti e tutto sembra portare ad una sua candidatura per il Campidoglio, ma non è detta l’ultima parola. Stando a quanto riportato da fonti molto vicine a Berlusconi, infatti, il Cavaliere sarebbe pronto a puntare tutto sul palazzinaro romano Alfio Marchini.

Il cinquantenne romano sembrerebbe l’unico nome in grado di mettere in discussione la candidatura della Meloni a Roma, ma vediamo chi è il bell’imbusto capace di scalzare una leader navigata come la presidente di FdI da una poltrona che sembrava sua di diritto. Nato a Roma nel ’65, Alfio Marchini cresce, fin dalle scuole superiori, a stretto contatto con il nonno, un famoso palazzinaro, del quale raccoglie l’eredità nel 1989. Grazie a contatti privilegiati, notevoli capacità imprenditoriali e alla vicinanza della famiglia Marchini con il Partito Comunista Italiano, riesce ad entrare nel CdA della Rai nel ’94 e nel giro di un mese diviene il presidente del CdA della SIPRA – l’agenzia pubblicitaria della Rai –. Una carriera folgorante, un fuoco di paglia che si spegne in fretta a causa della sua opposizione alla nomina del governo Berlusconi di sei vice-direttori del TG1, anziché quattro, per far contenta l’allora Alleanza Nazionale. Da allora il suo curriculum si riempie grazie alla presenza in Board internazionali per la pace in medio-oriente e alla sua nomina ad amministratore delegato di Roma Duemila S.p.A, società avente il compito di coordinare gli interventi urbani a roma in vista del Giubileo del 2000.

Dopo una lunga assenza dalla vita pubblica romana, Alfio “Arfio” Marchini rispunta fuori nel 2012 quando annuncia di volere correre per il Campidoglio fra le fila del Partito Democratico sfidando alle primarie Ignazio Marino. Dopo aver rinunciato alle primarie, decide di candidarsi con l’appoggio di due liste civiche: “Alfio Marchini Sindaco” e “Cambiamo con Roma”. La campagna elettorale atipica consegna a Marchini dei risultati comunque molto soddisfacenti poiché risulta eletto insieme ad altri due candidati consiglieri della lista in suo appoggio grazie a 114mila voti (9,5%). Durante il suo periodo fra i banchi dell’opposizione, il buon Alfio, mantiene posizioni diplomatiche con entrambi gli schieramenti al punto da essere considerato, fino a pochi giorni fa, uno dei papabili candidati a sinidaco anche dal PD nonostante abbia espresso, in tempi non sospetti, una sua allergia nei confronti di Matteo Renzi.

Questo Alfio Marchini, insomma, sembra un po’ il Silvio Berlusconi dei primi tempi: un piacione con una smodata passione per le donne e decisamente fuori dagli schemi tradizionali. Una cosa comunque è certa: se il Cavaliere stabilisce che sarà lui a condurre il centrodestra a Roma, il candidato sindaco di Milano dovrà provenire da ambienti salviniani. Ovviamente Berlusconi non abdicherebbe mai il suo trono milanese in favore della Lega se non in cambio di una vittoria sicura. Staremo a vedere.