Bollettino politico-profetico-referendario. Il prossimo ottobre, sembra di capire dalla conferenza stampa di fine anno del Presidente del Consiglio Matteo Renzi, andremo a votare per il referendum sulla riforma costituzionale del Senato. Il premier ha ribadito che all’esito del voto legherà il prosieguo della propria esperienza politica: e non potrebbe essere altrimenti, se con questa “abolizione” ce lo mena da due anni a colpi di #lavoltabuona, #cambiaverso e #passodopopasso. #Acolpidihastag, insomma, il dinamico Renzi sembra instradato verso la felice riuscita dei suoi propositi: perché c’è poco da credere che gli italiani approfondiranno in primavera e in estate storia e funzionamento dell’imperfettissimo bicameralismo perfetto, dietro ai Travaglio e ai Zagrelbeski, ai Flores D’Arcais e alle Carlassare. Quello gli leva il Senato, e loro voteranno per confermarlo. Quello si mette i pantaloncini a pinocchietto, e loro dopo averlo preso in giro lo rieleggeranno (senza ri-, anzi, che eletto finora non lo è stato mai).

Del resto perché no, se di fronte a lui, dall’altra parte del canonico arco costituzionale, agonizza una destra tossicomane, dilaniata tra le crisi di astinenza dall’unica leadership di vent’anni, B., e le eiaculazioni precoci di consenso provocate da Matteo Salvini? Gente scarsa a fare l’amore non dovrebbe accostarsi attivamente alla cosa pubblica, e il barbino adolescenziale del Matteo felpato, le spallucce strette e l’andatura goffa suggeriscono che il Capitano non sia propriamente un campione della materia, nemmeno nel senso virtuale del Presidente del Consiglio, che almeno veste bene e inquadrato da lontano non sembra troppo sfigato. Giorgia Meloni, viceversa, da questo punto di vista sarebbe perfetta: è intuibile negli occhi della presidente di Fratelli d’Italia il brillio malizioso necessario a mettere su famiglia, impresa e partito, peccato poi che scivoli su inutili fotografie come quelle coi Marò versione pastorelli del presepio. Sembra di riandare a “Natale in casa Cupiello”: ti piace ‘o presepe?, chiede Giorgia-Eduardo al figlio-elettore. E quello risponde no!, se intuisce come De Filippo la sclerotizzazione delle tradizioni nel gioco al massacro di infiniti compromessi al ribasso. L’argomento lo abbiamo sviscerato l’ultimo mese dello scorso anno e non è il caso di tornarci.

Referendum, quindi, e Renzi che ne trarrà legittimazione politica e spirituale. Renzi che andrà a scommettere sulla buona riuscita a Porta a Porta di fronte all’immarcescibile Vespa. Renzi che poi dirà: “Non ci credeva nessuno, intanto lo abbiamo fatto!”. Mattarella che rivendicherà l’importante risultato del governo nel Messaggio presidenziale del 2016, quando lo inquadreranno con venticinque telecamere diverse per dare l’impressione che sia vivo. Berlusconi che sotto l’albero di Natale parlerà dei diciotto colpi di Stato che lo vedono vittima, senza però dire nulla di davvero rilevante su certi autunni oscuri del nostro Paese. Salvini che parteciperà al raduno di Torri del Benàco con ventuno sostenitori e posterà la foto su Facebook al grido di “Lo mandiamo a casa!”. Ci vediamo il prossimo gennaio e vediamo se non sarà andata così.