A quanto pare la situazione in casa PD in questa fine 2015 non è così rosea. Gli ultimi sondaggi descrivono un partito democratico in forte calo, a soli due punti di vantaggio su un M5S che continua a crescere, come d’altra parte anche Forza Italia e Fratelli d’Italia, che piano piano salgono anch’essi. I dati sono allarmanti, gli iscritti non ci sono più e un terzo dei circoli dem sta chiudendo (emblematico il caso della rossissima Emilia Romagna: in neanche due anni -40% di iscritti).

In questa situazione il segretario Matteo Renzi ha deciso così di sfoderare il suo asso nella manica, e di convocare a Firenze per il prossimo finesettimana, dall’11 al 13 dicembre, la sesta edizione della Leopolda, la terza dell’Era Renzista.

Quest’anno la manifestazione si chiamerà Terra degli Uomini, titolo del romanzo di Saint-Exupéry (a quanto pare uno dei preferiti dal premier) ma soprattutto di una canzone di Jovanotti. La grande novità è che quest’anno la presenza di politici di professione sarà ridotta all’osso. Niente di più naturale in una manifestazione politica no? Sì poichè per riavviare (per l’ennesima volta) il rinnovamento e costruire un PD “più organizzato e più strutturato”, il segretario democratico inviterà sul palco campioni dello sport, uomini di spettacolo, musicisti, in quella che è stata già ribattezzata la “leopolda dei campioni”. La leopolda di quelli che, secondo Matteo, “ce l’hanno fatta”. Tre giorni di lavori, dedicati rispettivamente allo ieri, all’oggi e al domani. Già si fa il nome di Federica Pellegrini, delle tenniste Pennetta e Vinci, addirittura dell’astronauta Samantha Cristoforetti. Si dice anche che sul palco saliranno una maestra assunta grazie alla riforma della scuola, e dei giovani che hanno firmato il contratto lavorativo grazie alla riforma del lavoro (il Jobs Act, se in inglese vi pare più figo). In pratica una lunga e retorica celebrazione e sublimazione del renzismo in tutti i suoi aspetti, condita dalla solita solfa sui giovani, sull’Italia che riparte (?), sui gufi… Si vocifera anche, ma è ancora da confermare, che a porgere le sue personali sviolinate al Matteo nazionale ci sarà nientepopodimeno che Jovanotti in persona, pronto, dopo la sua ultima molesta fatica estiva L’Eftate Addoffo, a vestire i panni di aedo e cantore del renzismo. Chi potrebbe infatti incarnarlo sul palco meglio di lui, con le sue vacue canzoni perennemente e immutabilmente allegre, al punto da diventare gioconde, quasi sciocche?

Un renzismo, quello che  si accinge a essere celebrato alla Leopolda, che, tra l’altro, proprio nei prossimi giorni compirà i due anni. Infatti l’8 dicembre prossimo avrà inizio l’anno III E.R. Già, perché sembra un secolo fa, ma sono trascorsi solo due anni dal giorno in cui l’attuale premier e segretario vinse le primarie del PD e si apprestò cupidamente a scalare Palazzo Chigi, defenestrando dopo soli due mesi il povero Letta con un fair play rimasto nella storia.

Gli slogan che in quei giorni campeggiavano sui manifesti forse in molti li hanno dimenticati: “Se vince Renzi aboliremo i vitalizi e il loro cumulo”, “Se vince Renzi dimezziamo i parlamentari”, “Se vince Renzi aboliamo il finanziamento pubblico dei partiti”, e tante altre promesse puntualmente mantenute dall’homo novus fiorentino. Da quell’8 dicembre il nascente renzismo ha conquistato pian piano sempre più successo, in una pioggia di annunci e promesse spesso vistosamente impossibili da rispettare (memorabile la conferenza-televendita di insediamento a Palazzo Chigi), cavalcate e pompate da una stampa mai così compiacente. E poi gli hashtag, la mancetta elettorale degli 80 euro, che a parte far schizzare il PD a percentuali che nemmeno la DC ai tempi di De Gasperi, non ha rilanciato minimamente i consumi delle famiglie. Senza dimenticare la riforma del lavoro, che con un colpo di spugna ha cancellato 40 anni di lotte sindacali, sbandierata come una manna dal cielo.

Dopo due anni di tutto ciò Renzi non sembra tirare più come una volta. Il suo mito si è sgonfiato, la favola del giovane pulito che rottama la vecchia politica e i suoi schemi si è rivelata appunto una favola, le troppe promesse grandemente strombazzate e poi spudoratamente ignorate iniziano a pesare. Più di tutto però pesa la realtà, e il fatto che aldilà dei dati furbescamente proposti e interpretati dalla stampa, sotto tutto il cerone e tutta la cipria applicati dal Governo, la situazione del Paese è ferma a due anni fa, forse anche peggiorata sotto certi aspetti. Il PD perde pezzi e così il premier-segretario si gioca la carta della Leopolda, in cui cercherà di rilanciare la storia dell’Italia che cambia verso, della volta buona e via discorrendo. Un suo personalissimo Renzi Show affidato alla regia di Simona Ercolani, tra le autrici TV pi note, un one man show del tutto analogo a quello inscenato da Maurizio Crozza il venerdì sera su La7, tanto che quasi ci si aspetta di vederlo trasmesso in prima serata tra un X Factor e un Amici di Maria. Vedremo se con questa pièce l’ex sindaco di Firenze metterà in scena il suo canto del cigno, oppure riuscirà ancora a imbambolare tutti con nuove frottole. Delle due, molto probabilmente la seconda.