Ci siamo, finalmente domenica prossima si vota e il tripudio di politici nazionali impegnati in passerelle di sostegno ai rispettivi candidati in Puglia, Campania, Toscana, Liguria, Veneto, Marche e Umbria si interromperà. Peccato, perché come al solito la campagna elettorale regala dei momenti alti di poesia e ilarità: da Matteo Renzi che si porta via in macchina la candidata in Veneto Alessandra Moretti (con terrore della sicurezza, vistosamente imperlata) a Silvio Berlusconi che in quel di Saronno (VA)  – comune di nascita di suo padre Luigi, uomo di responsabilità enormi – promette una grande festa paesana in caso di vittoria, tutto a sue spese.

In effetti, mettere otto miliardi di dollari di patrimonio personale a garanzia del successo elettorale in una città di 40.000 abitanti nel varesotto fa riflettere sulle condizioni di salute del partito del vecchio Silvio, e quindi del futuro centrodestra. Berlusconi in questi giorni è ripartito con le peculiari dichiarazioni stampa in avvitamento carpiato con smentita incorporata che hanno fatto grande il nostro paese nel mondo. 17 maggio: “Riunire i moderati ultimo atto della mia avventura politica”. 18 maggio: “Sono fuori dalla politica, sono soltanto qualcuno con un grande senso di responsabilità”. 19 maggio: “Al momento non vedo nessuno a cui passare il testimone”. 21 maggio: “Ci sono due o tre persone che possono prendere il mio posto. Nuovo movimento guidato da mio erede”. Una meraviglia continua, una sorpresa senza fine. Poi al solito l’erede non si troverà, e resterà lui. Con tutto ciò che ne consegue sul piano dei numeri e dell’arrembaggio di un Matteo Salvini sempre più assetato di leadership. In Campania, la convention azzurra ha visto Berlusconi parlare in sostegno del candidato del centrodestra (Alfano compreso), il governatore uscente Stefano Caldoro. Sotto una grande scritta: “Con Berlusconi vince il governo del fare”. Nostalgia canaglia.

Il presidente del Consiglio, invece, tra un giro e l’altro con la Moretti ha trovato il tempo di benedire ufficialmente Vincenzo De Luca, il candidato del PD alla presidenza della Regione. Un uomo di solide competenze e amatissimo dai salernitani, di cui è stato sindaco quattro volte per quasi vent’anni. Vincitore delle primarie di partito, porta con sé il dettaglio di una condanna in primo grado per abuso d’ufficio e un poco di liste sporche in apparentamento. Lo scrittore Roberto Saviano ha scritto che nelle liste di De Luca c’è Gomorra. Quisquiglie, pinzillacchere. Sull’assenza dei big del partito ai suoi primi appuntamenti elettorali, l’ex sindaco rispondeva ai cronisti: “Voi avete la cattiva abitudine di fare le fantasie di notte e fare le domande sulle vostre fantasie. Ma è tanto difficile rimanere sui dati di fatto? Dovete limitare le cose che fumate o inalate la notte”. Poi Renzi è arrivato e tutti hanno smesso di inalare, essendo il Presidente del Consiglio stupefacente di suo. “Se vince De Luca aumenta il PIL dell’1%” (vatti a fidare di chi ti promette l’allungamento del PIL). “Sulla legalità non prendiamo lezioni da nessuno” (perché perderci tempo se proprio la cosa non ci interessa?). In effetti, a guardare le candidature c’è da sorridere per il rovesciamento dei ruoli: il candidato di Berlusconi, Stefano Caldoro, è bello incensurato. Anche nelle sue liste c’è un po’ di Gomorra, naturalmente, ma cosa vuoi che sia. La politica è l’arte del possibile. E Berlusconi a questo pensa, al possibile.

“E’ possibile vincere in tre regioni”. Lo anticipavamo su queste pagine la settimana scorsa, e ora la scommessa si fa palese da parte dei leader dell’opposizione e di governo. Berlusconi sa che la battaglia può darla in Liguria (il suo Giovanni Toti contro il centrosinistra diviso tra Lella Paita e il candidato di Sergio Cofferati e Pippo Civati, Luca Pastorino), nella Campania di Caldoro contro De Luca e nel Veneto del leghista Luca Zaia, dato per sicuro. Al punto che Renzi, intervistato da Mentana, ha detto che sul 6 a 1 avrebbe voluto firmare. 6 a 1 sarebbe un risultato assimilabile al mito dell’imbattibilità renziana. Cosa assai diversa un difficile ma non impossibile 4 a 3, con la grossa Campania di nuovo nelle mani del centrodestra. A quel punto si preoccupino i Mattei, Renzi e Salvini. Inserirsi in un vuoto politico può essere un vantaggio, ma in fin dei conti saranno i risultati concreti a pesare sul piatto. E queste elezioni regionali rischiano di essere per gli italiani più concrete e stringenti delle Europee dell’anno scorso, con il loro superlativo 40,8%. State sereni.