Alla fine dei giochi sul futuro delle trivelle nel Mediterraneo italiano si voterà il 17 aprile. Ad avere la meglio è stato chi rifiutava l’idea di un Election Day attraverso l’accorpamento con le amministrative. Ci sono almeno due motivi per cui questa è una sconfitta non solo per il popolo ambientalista, ma anche per la reale salvaguardia del territorio e della libera partecipazione politica.

Anzitutto, a doppia votazione corrisponde doppio carrozzone di seggi elettorali, forze armate, scuole aperte, scrutinatori e personale variamente impiegato per il corretto svolgimento delle votazioni. Il risultato sono 300 milioni di euro pubblici buttati al vento, utilizzati cioè per ottenere qualcosa che si sarebbe potuto ottenere anche senza spendere un euro in più. La stima proviene da Arturo Scotto (SI), che in conferenza stampa ha citato Dario Franceschini, attuale Ministro dei Beni Culturali e all’epoca Capogruppo alla Camera del Partito Democratico. Per restituire la misura di quanti siano 300 milioni di euro, lo stesso Franceschini ad inizio 2016 ha fieramente annunciato di aver stanziato tale cifra per interventi a favore di beni culturali per il prossimo triennio.

Singolare anche il trasformismo di Matteo Renzi. “Quando era giovane” – ha scherzato Civati – “Renzi era democratico, e si batteva con noi perché ci fosse l’accorpamento della votazione sul Porcellum con altre elezioni”. Ma evidentemente per una parte del centrosinistra certe dinamiche valevano solo ai tempi del Governo Berlusconi.

Esiste poi un altro gravissimo motivo per cui il mancato Election Day rappresenta un attacco alla cittadinanza italiana. Le amministrative 2016 si terranno infatti tra il 15 di aprile e il 15 di giugno, mentre per il referendum si andrà alle urne il 17 aprile. Ciò significa che per intavolare la discussione davanti l’elettorato ci sarà a disposizione poco più di un mese: un lasso di tempo assolutamente insufficiente per trattare una questione così spinosa e articolata. “Due mesi non bastano neanche per aprire la discussione” ha detto Piero Lacorazza, presidente della Regione Basilicata in forze al PD. Anche il WWF e Legambiente hanno attaccato la scelta del Governo, affermando che “Questa consultazione fa paura”, e che la politica di Renzi è “fossile nella sostanza e nei metodi”.

Il Governo punta dunque ad affossare il diritto della cittadinanza ad esprimersi sulle trivelle, diritto che pure è stato affermato dalla Corte Costituzionale nel mese scorso. Ha ragione il giurista Michele Ainis nell sostenere oramai da anni la necessità di potenziare il modello referendario per meglio rappresentare la volontà dei cittadini. E ha ragione anche Dante Caserta, vicepresidente del WWF, quando afferma che “Il Governo ha evidentemente così tanta paura di quello che pensano i cittadini italiani che, pur di far mancare il quorum  fissato per il referendum, è disposto a buttare via 300 milioni di euro”. Ed ecco perché, come ha sottolineato anche il Coordinatore Nazionale di Rifiuti Zero, Massimo Piras, “ora occorre una mobilitazione generale che metta insieme le vertenze più critiche”. Aspettando il risultato del referendum.