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Quel pezzo di mare svenduto alla Francia

Tra smentite, mezze verità e palesi contraddizioni, la volontà di insabbiare la vicenda da parte del Governo sembra essere una delle due certezze assolute. L’altra, molto più concreta e molto meno burocratica, è la protesta quotidiana di centinaia di pescatori che in virtù dell’accordo firmato dal Ministro degli Esteri Gentiloni - ma non ancora ratificato dal Parlamento come esige la Costituzione - navigano a vista nel timore di perdere un lavoro a cui lo Stato sembra non dare valore. Ne abbiamo parlato con Mauro Pili, già Presidente della Sardegna negli anni ’90 e oggi deputato Unidos (movimento identitario sardo).
di - 4 marzo 2016

Il 21 marzo 2015 Italia e Francia hanno siglato a Caen un accordo internazionale a seguito di trattative avviate tra il 2006 e il 2012. Tra gennaio e febbraio, in un tratto di mare tra i più pescosi del Tirreno, prima un peschereccio ligure viene requisito e portato a Nizza (rilasciato con una cauzione di 8300 euro dopo svariati giorni) e poi un’imbarcazione sarda viene bloccata. Il segnale dei francesi è chiaro: quelle acque, a nord della Sardegna e a largo della Liguria, non appartengono più al Bel Paese, né rientrano nella giurisdizione internazionale. In Italia nessuno era a conoscenza dell’accaduto (qui articolo precedente). Proprio in questi giorni, poi, anche la Toscana, coinvolta nell’affare come Sardegna e Liguria, ha dichiarato di non essere stata messa al corrente dei fatti. E all’interrogazione presentata da Claudio Borghi, responsabile economico della Lega Nord e portavoce dell’opposizione in Regione, ha risposto senza lasciare dubbi l’Assessore all’agricoltura, con delega alle politiche per il mare, Marco Remaschi (Pd): «Sono state cedute porzioni di superfice marina per complessivi 339,9 kmq e contestualmente acquisite per 23,85 kmq, con una diminuzione quindi di 316,05 kmq. Le risorse contenute nel tratto di mare interessato sono di altissimo pregio naturalistico (…) L’interdizione di detta area alla marinerie rappresenterebbe un grave danno alle imprese». Tra smentite, mezze verità e palesi contraddizioni, la volontà di insabbiare la vicenda da parte del Governo sembra essere una delle due certezze assolute. L’altra, molto più concreta e molto meno burocratica, è la protesta quotidiana di centinaia di pescatori che in virtù dell’accordo firmato dal Ministro degli Esteri Gentiloni – ma non ancora ratificato dal Parlamento come esige la Costituzione – navigano a vista nel timore di perdere un lavoro a cui lo Stato sembra non dare valore. Ne abbiamo parlato con Mauro Pili, già Presidente della Sardegna negli anni ’90 e oggi deputato Unidos (movimento identitario sardo). Quello che più di tutti ci ha messo la faccia.

Può ricostruire precisamente il contenuto dell’accordo? Quanti danni arrecherebbe, se ratificato, ai pescatori?

Sostanzialmente l’accordo sottoscritto a Caen prevede la ridefinizione dei confini marittimi sul versante francese e su quello italiano. La sintesi di questi punti cartografici è chiara. Sul fronte est la Corsica passa dalla 12 miglia di acque territoriali alle 40 miglia. Quindi, 28 miglia in aggiunta di acque internazionali a scapito della Sardegna, che perde una parte importante delle acque situate a Nord dell’isola. Sul versante ovest, invece, la linea di confine di sposta da 12 miglia alle 240 miglia: in pratica, quasi raggiunge la costa francese. Quelle che erano acque internazionali diventano d’improvviso di pertinenza francese. I pescatori si trovano nella condizione di non poterne usufruire. In più, un tratto consistente dal punto di vista qualitativo del mare di Liguria è stato portata via. Parliamo di una parte di quella zona detta Fossa del Cimitero: una delle aree più rinomate e pescose del Tirreno (gamberoni rossi, pesci spada, ecc.). Senza dubbio, il danno arrecato dall’accordo, se ratificato, sarebbe gravissimo. Un colpo mortale al settore ittico italiano.

Lei ha presentato anche un’interrogazione in Commissione a riguardo. Ma il Governo, non negando la veridicità dell’accordo, ha escluso ci possano essere ripercussioni sui pescatori. Poi, però, c’è stata una contraddizione.

Il Governo ha reiteratamente dichiarato il falso. Sosteneva non ci fosse una modifica delle linee di confine: quando in realtà, esiste eccome. E’ stato affermato anche che sarebbe rimasta in vigore la convenzione del 1986 di Parigi (che prevede zone di pesca congiunte), ma non è la verità. La Farnesina ha pubblicato un comunicato esplicito in merito: mentendo. Così come lo ha fatto il Sottosegretario Della Vedova in Commissione Esteri. Infatti, nell’accordo di Caen, all’ultimo capoverso, c’è scritto chiaro e tondo che quanto stabilito nel 1986 viene abrogato totalmente. Inoltre, ho cercato di far passare un ordine del giorno su un provvedimento riguardante l’agricoltura (dove erano contenute norme anche sulla pesca), con cui chiedevo la non ratifica dall’accordo e la successiva revoca. Il Governo però ha dato parere contrario. In poche parole, l’intenzione di giungere alla ratifica c’è e questa è stata una prova. Aggiungo una cosa. Un altro ordine del giorno analogo al mio – presentato in maniera, per così dire, blanda ed edulcorata – del parlamentare ligure del Pd Mario Tullo, è stato accolto. Inizialmente, oltre dei chiarimenti, prevedeva la possibilità della ratifica applicando delle modifiche. Ma proprio quest’ultima parte è stata stralciata. Nel testo è rimasta solo quella in cui si fa cenno all’approvazione: senza l’eventualità di modifiche da apportare. Comunque, il contenuto dell’accordo è innegabile. E chi afferma risoluto il contrario, chi nega, non è da prendere sul serio.

Ma qual è la contropartita italiana? C’entra sola la pesca in questa storia?

Con l’accordo, in cambio di Liguria e Sardegna, l’Italia ha ottenuto, come scrive la Farnesina, «di mantenere immutata la definizione di linea retta di base per l’arcipelago toscano», cioè di non di non modificare la linea di confine sull’arcipelago. Questa è la ragione ufficiale. Ma c’è di più. La Francia ha concordato un piano di zona economica esclusiva a suo favore: siamo di fronte a una Nazione che propone (e si impone) e una che subisce. Poi, ovviamente, c’è la questione idrocarburi. Tra Oristano e Alghero (versante ovest) esiste un tratto di mare dove ci sono giacimenti di petrolio e gas. E nell’accordo si parla della possibilità di sfruttare queste risorse. Tra l’altro, la società norvegese TGS Nopec, una compagnia geofisica di ricerche petrolifere probabilmente in contatto con Eni (come lo è in diverse parti del mondo), da tempo vuole entrare in azione in quella precisa area. Certo è che su questa vicenda il Governo non si è pronunciato in maniera adeguata: e non vuole farlo.

Si sta cercando di impedire ai media (Tv, giornali) di trattare il problema per non diffondere la notizia?

All’inizio c’è stata molta difficoltà. E’ un tema scomodo. Ma ormai le cose si stanno muovendo: diversi giornali importanti hanno ripreso e divulgato la storia; su Virus (Rai 2) hanno mandato in onda un lungo servizio, così come lo ha fatto in maniera eccellente La 7. Se ne parla di più per una motivazione semplice: è impossibile negare, è impossibile difendere l’indifendibile e far finta che l’accordo non esista. I pescatori sardi non smetteranno di protestare per far sentire la loro voce. L’azione sarà sempre più dura. Arriveremo al blocco delle Bocche di Bonifacio (lo stretto che separa Sardegna e Corsica). Di certo, non ci fermeremo.

Cosa pensa delle azioni del Governo Renzi?

Quanto realizzato dalla cariche istituzionali italiane deve essere considerato un reato. Ho intenzione di rivolgermi alle Procure sarde e a quella di Roma per valutare se ci sono gli estremi per farlo. Del resto, l’articolo 264 del codice penale lascia pochi dubbi: infedeltà in affari di Stato (“Chiunque, incaricato dal Governo italiano di trattare all’estero affari di Stato, si rende infedele al mandato, è punito, se dal fatto possa derivare nocumento all’interesse nazionale, ndr). E’ stata ceduta la sovranità di una zona per interessi economici: e non se ne sapeva nulla. A Caen si è firmato un accordo sottobanco, un regalo di Stato. Ripeto: sarebbe un gravissimo danno per le regioni coinvolte, in particolar modo per la Sardegna.

Per approfondire con il Circolo Proudhon

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