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Nella piccola Italia profonda, l’Italia del sud, esistono ancora degli eroi, se così si possono chiamare. Un gruppo di magistrati che, con il coraggio di chi non ha nulla da perdere, sfidano i potentati economici e gli squali senza pietà che ne sono a capo. Si tratta della procura di Trani che da quasi sei anni ha avviato alcune delle più importanti azioni legali contro i potentati della finanza. Il piccolo comune pugliese ha avviato di recente un’indagine a carico di Deutsche Bank per le mosse sui Btp italiani nel 2011. L’ipotesi è la manipolazione di mercato e sono indagati tutti i vertici di quel periodo. Al centro dell’indagine ci sarebbero circa 7 miliardi di euro di operazioni effettuate tutte sui titoli di stato italiani nel primo semestre del 2011. Da lì si avvitò la crisi del debito sovrano portando alle conseguenze politiche ormai note e all’ascesa del cosiddetto “governo dei professori” di Mario Monti.

“Non esiste alcuna incertezza sul fatto che Silvio Berlusconi si dimetterà nel giro di alcuni giorni”. Così tuonò Napolitano nel 2011, a pochi giorni dall'instaurazione del nuovo esecutivo guidato da Mario Monti.

“Non esiste alcuna incertezza sul fatto che Silvio Berlusconi si dimetterà nel giro di alcuni giorni”. Così tuonò Napolitano nel 2011, a pochi giorni dall’instaurazione del nuovo esecutivo guidato da Mario Monti.

Nello specifico caso in questione, i vertici di Deutsche Bank sono accusati di manipolazione del mercato perché, mentre comunicavano ai mercati finanziari la sostenibilità del debito sovrano dell’Italia, nascondevano agli stessi mercati e al Ministero dell’Economia italiano la volontà di ridurre drasticamente il possesso di titoli del debito italiano che ammontava a otto miliardi di euro alla fine del 2010. Nel primo semestre del 2011 furono liquidati titoli di Stato italiani per oltre sette miliardi di euro. Il pm di Trani Michele Ruggiero sostiene che è qui che risiede la violazione della normativa in vigore e che questa abbia alterato il valore di mercato dei titoli. La procura di Trani ha anche avviato un’inchiesta contro le agenzie di rating per i giudizi emessi sull’Italia sempre in quel periodo. Nella fattispecie ci si riferisce a Standard & Poor’s riguardo il declassamento di due gradini del rating dell’Italia (da A a BBB+) che decisero tra il 2011 e il 2012 e che, secondo l’accusa, avrebbe provocato “una destabilizzazione dell’immagine, del prestigio e degli affidamenti creditizi dell’Italia sui mercati finanziari nazionali ed internazionali”, un deprezzamento dei titoli di Stato e un indebolimento dell’euro. Non è la prima volta che l’agenzia di rating si trovi sotto accusa per questi motivi, già Obama denunciò S&P’s per aver sopravvalutato alcuni titoli immobiliari. Nel caso italiano però le associazioni di consumatori non si spiegano perché il Mef non si sia mai costituito parte civile. Ancora nel 2013 a Trani si avvia un processo contro 5 banche: Mps, Bnl, Unicredit, Intesa San Paolo e Credem. Tutte accusate di aver proposto e fatto firmare ad imprenditori ed investitori del nord barese, territori su cui ha competenza ad indagare la magistratura tranese, titoli spazzatura che avrebbero prodotto ingenti perdite ai sottoscrittori.

La procura si è mossa anche contro Equitalia aprendo un’inchiesta per il reato di usura, sospendendo tutti i pagamenti delle rateazioni. Il pubblico ministero Savasta, ha notificato direttamente agli uffici di Equitalia, il provvedimento di sospensione di tutte le cartelle oggetto di indagini, concedendo la proroga del beneficio dato che le indagini sono ancora in corso. Si tratta di un esempio virtuoso: è infatti incredibile che la procura di una piccolissima città della Puglia, con meno di 60.000 abitanti tra Andria e Barletta, si sia scagliata contro istituzioni così imponenti e nomi così importanti, quando procure più attrezzate e più grandi hanno sempre voltato lo sguardo dall’altra parte. E se molti all’interno dello stesso ordine della magistratura, hanno motivo di credere che i pm pugliesi siano spinti dall’esigenza di inseguire la notorietà, Lannutti, presidente dell’Adusbef (Associazione Difesa Utenti Servizi Bancari, Finanziari, Assicurativi) ritiene che dietro ci sia un “grande tentativo di insabbiamento di uno degli scandali più grandi della storia della Repubblica”. Michele Ruggiero è il magistrato che si occupa in prima persona di reati finanziari ed è lui che ha aperto fascicoli e avviato le inchieste più grosse della procura di Trani. Con Antonio Savasta sono arrivati a iscrivere fra gli indagati l’allora vicedirettore generale di Via Nazionale, Anna Maria Tarantola (prosciolta tre anni fa), insieme con altri sette dirigenti di Bankitalia. L’associazione Adusbef ha grande fiducia nelle competenze del sostituto procuratore Ruggiero, considerato “tra i massimi esperti nel perseguire i reati finanziari”.

Michele Ruggiero, a proposito di usura bancaria

Le indagini che riguardavano le tre sorelle del rating hanno dato i loro frutti. Infatti di recente il Dipartimento di Giustizia americano ha incominciato a preparare la strada per il lancio di un’azione civile contro l’agenzia Moody’s per i rating assegnati ai contratti derivati prima dello scoppio della crisi dei mutui subprime nel 2008.  Si è chiusa invece con cinque richieste di rinvio a giudizio per truffa nell’ambito dell’inchiesta sulle carte di credito “revolving” di American Express sulle quali venivano applicati tassi di mora usurari. L’inchiesta su Deutsche Bank e la vendita di Btp è invece ancora in corso. Ruggiero si avvale spesso e volentieri dell’appoggio della Consob, il che conferisce alle sue indagini ulteriore notorietà. Di recente a finire nel mirino di Ruggiero e partner sono stati anche i general manager di cinque banche – Barclays, Deutsche Bank, Hsbc, Rbs e Société Générale. con sette trader di vari Paesi, sono indagati con l’accusa è di manipolazione del mercato interbancario: invece di comunicare alle 17 di ogni pomeriggio il tasso di interesse al quale le banche si scambiavano il danaro, si mettevano d’accordo per alterare il valore del tasso stesso. Il lavoro di Ruggiero è stato più volte osteggiato, mediaticamente e politicamente. Come nel caso del mandato d’arresto per Antonio Azzolini, al quale il Senato e Renzi si opposero:

 

Quando Renzi diceva che “noi non siamo dei passacarte della Procura di Trani”

Di sicuro inizialmente e spesso si tratta di illazioni che però puntualmente vengono poi corroborate dai fatti. Nel caso delle tre sorelle del rating (S&Ps, Moody’s e Fitch), è indubbio che si tratti di istituzioni compenetrate e teleguidate dalla grande finanza globale. Nei direttivi delle agenzie di rating gli uomini che ricoprono quelle posizioni vengono dalle grandi banche impegnate nella speculazione con derivati finanziari ad altissimo rischio.  Ad esempio, la Standard & Poor’s (S&P) è una controllata della multinazionale McGraw-Hill Companies, il colosso delle comunicazioni, dell’editoria, delle costruzioni che è presente in quasi tutti i settori economici. Gli effetti politici di queste manipolazioni finanziarie sono devastanti e lo si è visto con maggior vigore nel nostro Paese, dal governo tecnico di Monti ad oggi. Nello specifico i declassamenti delle agenzie di rating hanno provocato l’innalzamento dello spread tra titoli italiani e tedeschi il che ha provocato nella popolazione una sorta di panico generalizzato in quello che si può definire una vera e propria forma di terrorismo: il terrorismo finanziario.