Possono stare tranquilli gli studenti, almeno la maggior parte di essi: la filologia dei testi antichi, la riscoperta dei classici latini o lo studio di Leon Battista Alberti non diventeranno una nuova materia scolastica a sé stante. Non si assiste a una rinascita delle humanae litterae che ne giustifichi uno studio esclusivo, abbiamo un premier non troppo preparato, tutto qui, siamo abituati anche a peggio. Renzi intendeva la cultura umanistica, è chiaro: l’insieme dei saperi che rimandano all’umano, alle sue sfaccettature, alla conoscenza disinteressata. È da notare comunque che uno dei cinque punti scelti per sintetizzare la riforma della “buona scuola” sia stato sbagliato, con un errore non da prima elementare, ma neanche degno di un Presidente del Consiglio. È indice della concezione nel senso comune di tali discipline: qualcosa di inutile, ma a cui portare devozione e rispetto. Un argomento al di là di ogni giudizio, sacro, irrinunciabile ma, alla pratica dei fatti, ignorato o bistrattato. Una sorta di totem che viene per lo più snobbato, quando non denigrato per le sue vuote circonvoluzioni che non portano a nulla (e, diciamocelo, molto spesso incomprensibili). Va messo nei cinque punti della riforma perché così sono un amante della cultura (anche se ovviamente qualche voto non guasta). Il rapporto dell’Italia con il suo aureo passato è problematico, probabilmente connotato da finto amore e vero odio.

Se le intenzioni di Matteo Renzi fossero genuine, in ogni caso, sarebbe buona cosa, potremmo sorvolare su queste osservazioni per una giusta causa. Sicuramente sarebbero intenzioni migliori di quelle spagnole di sostituire alla filosofia l’educazione finanziaria. C’è pure chi difende simili scelte: come contraddire il criterio dell’utile? Ammessa e non concessa la maggiore utilità (nel sistema produttivo è, probabilmente, vero) dell’educazione finanziaria, davvero vogliamo nascondere ai ragazzi il fatto l’uomo non è oeconomicus? Certo, la filosofia che diventa nozionismo è giustamente una sterile suppellettile, ma l’antropologia economicista è falsa, antiscientifica e ideologica. Viene poi da chiedersi: come si coniugano le tendenze della ragione illuministica del capitalismo con quelle dei valori umani? Non si capisce proprio come l’immagine di scuola-azienda che si sta costruendo (con tanto di presidi titolari) si possa coniugare con la musica di Vivaldi, il teatro di Pirandello o le opere di De Chirico. Siccome il posto dell’Italia, come ha esordito il premier, non è quello di superpotenza, dobbiamo puntare sul sapere e sul patrimonio artistico. Tutto vero, speriamo solo di non dover diventare i futuri venditori ambulanti di culturaccia.