L’opinione pubblica viene costantemente drogata di dissuasione. E a nulla occorre l’impietosa testimonianza dei fatti, per renderla meno sfrontata ed indolente. “Panem et circenses” si metabolizzano meglio e prima dell’”ora et labora”, nell’alterata biochimica della italiota società contemporanea. L’avvento del 2016, ad esempio, viene celebrato esattamente sulla falsariga del congedo del 2015: affidandosi alla scioltezza del superfluo.

Tanto per inflazionarli una volta di più, Zalone e il suo irriverente burlare i vizi di un’Italia piegata nel tempo dalle pecche dei suoi garanti e sempre pronta a crollare nell’ingenuità dei suoi errori, dividono il Paese tra sostenitori e detrattori, adagiandosi lieti sulle lodi tessute da gran parte della critica – che poi: per quanto Checco sia di un’innata e sguinzagliata simpatia, i Generali del politicamente scorretto iniziarono, negli anni ’70, a covare rancori contro il dominio del bigottismo e a smontare pezzo pezzo l’arroganza del perbenismo, e furono Totò Savio, Alberto Cerruti, e l’esilarante ed artistica strafottenza degli “Squallor” -. Lo Stivale viene scuoiato dalla lama della frivolezza, e il fascino della sua ricamata pelle si lacera nella tenaglia della superficialità. La pellicola di Zalone tiene banco, accalappiandosi il favore dell’interesse.

Gli sbrachi quotidiani di migliaia di profughi e richiedenti asilo – quelli che il lessico malconcio della demagogia vorrebbe incasellare nella voce “delinquenti clandestini” -, diseredati da una speranza di sereno avvenire nelle patrie terre, non fanno breccia nella compassione e nell’indignazione dell’italiano, improvvisamente evolutosi da incallito benigniano a sfegatato zaloniano. Un assessore del Comune di Milano, al secolo Pierfrancesco Majorino, fa propria l’immigrata sofferenza della disperazione, e l’indirizza verso le calde abitazioni dei suoi concittadini, col benestare del “Compagno democratico” Pisapia.

Credendo che un indennizzo di 400 euro al mese, possa addolcire il loro spirito, a tal punto da far spalancare le loro porte ai disgraziati migranti. E l’esasperazione del disappunto monta, e sfocia nella fogna della xenofobia. Che è il risultato delle banalizzazioni perenni di uno Stato troppo impacciato nelle bazzecole fra la “Sinistra” dell’accettazione (ad ogni costo) e la “Destra” del rifiuto (a prescindere).

La querelle fra la sommaria gestione amministrativa di Pisapia e la nevrastenia della facilona cialtroneria meloniano-salviniana, deforma la serietà della questione, dandole la parvenza dell’ennesima (ed inconcludente) lotta a colpi di propaganda. Ragionata dall’osservatorio del buon senso, la recente disposizione della Giunta milanese dovrebbe essere l’iniziazione di dibattimenti assembleari – che prevedano un differente stanziamento di date cifre – , invece che la costante occasione per una strumentalizzazione di pronto accomodo. L’inciampo nella cunetta dell’improprio verrebbe evitato qualora si disponesse che 400 euro mensili vengano garantiti all’associazionismo d’accoglienza – ben operante e radicato nel territorio meneghino -, mediante centinaia di zelanti nuclei. Che, al netto del filantropico volontarismo, necessitano di concreto sostegno e di sussidi economici. Inoltre, matura sarebbe la possibilità di riordinare le idee circa la riduzione dell’indigenza, ripensando a politiche sociali efficientemente complete ed efficacemente accessibili. Se soltanto Pisapia, la Meloni, e Salvini, non fossero “Onorevoli”.