di Nicola Rinaldo

“Ma davvero vuoi 50 euro per andare al seggio?”. “50 euro a famiglia. Non a testa.”.

Solo alcune delle frasi sconcertanti emerse dall’indagine avviata dalla Procura di Napoli ed avente per oggetto le attività di intimidazione e di corruzione svolte dai clan camorristi locali ai danni degli elettori. Dalle intercettazioni telefoniche emerge un quadro a dire poco inquietante. Voti acquistati per buoni pasto, pacchi di alimenti e bottiglie di vino. Descrizione icastica ed incredibilmente lucida di come sfruttamento, abbandono e miseria commercializzano la democrazia.

Fra i resti di campagna e i casermoni di cemento nati da anni di abusivismo edilizio mitigati dalla spasmodica attesa dell’immancabile condono si consuma l’ennesima apparizione dell’immancabile cameo tragicomico all’Italiana.

Come funzionino le cose da quelle parti purtroppo è cosa conosciuta dall’opinione pubblica e troppo spesso anche verità giudiziaria. Non per niente il nostro ordinamento penale prevede il reato di voto di scambio “politico- mafioso”. Un termine altisonante che però descrive una realtà impregnata fino alle ossa di pratica disperazione. La fame porta ad abbandonare anche l’ultimo e forse il più importante connotato di dignità che può avere un uomo. Che deve avere un cittadino. Il proprio diritto di voto. La facoltà e il dovere civico di non cedere all’ignavia. Eppure a Casavatore si comprano pacchetti di voti. Qualcuno potrebbe dire che non è cosa nuova.

Proprio per questo non si può non inorridire di fronte alla reiterazione di uno schema che si spera sempre sprofondato nel mare di carta che ogni cronista giudiziario conserva nell’angolo più buio ma mai abbastanza lontano del proprio archivio personale.

Anni fa andava in onda un programma chiamato “la notte della Repubblica”, titolo azzeccatissimo per descrivere lo spirito a cui da sempre aspira il mezzogiorno. Ricordare la notte godendosi l’odore delle prime luci dell’alba. Non importa l’incertezza, basterebbe intravedere il percorso segnato dalla strada ancora da percorrere. Una via ancora lunga ma tutto sommato già imboccata.

Le intercettazioni di Casavatore fanno però sorgere dubbi concreti sul fatto che questa strada si sia mai davvero imboccata. Difficile discutere  che nel tempo alcune logiche siano mutate. La lotta si è fatta meno frequente ma più cattiva. Ci sono meno morti che ai tempi della faida di Scampia, è vero. Eppure sono sempre più giovani. Boss appena ventenni che controllano lo spaccio sfrecciando su moto di grossa cilindrata e dominando con arroganza la movida notturna del capoluogo partenopeo.

I tempi di Cutolo e di Lauro sono ormai alle spalle. La logica della centralizzazione del potere malavitoso sembra ormai decaduta eppure il degrado e la criminalità continuano a non dare tregua a questa terra. Forse non ci siamo mai svegliati davvero dalla notte della Repubblica. La disillusione pressoché completa nella classe politica che è presente in Campania forse è l’amplificazione di un sentimento che tutto sommato sentiamo tutti vicino al cuore. Sorge spontaneo l’interrogativo su come possa davvero un popolo riacquistare la propria dignità finché continuerà ad avallare che i voti vengano venduti. Tutto sommato non importa davvero il prezzo di un uomo. La cosa che spaventa è che sia in vendita.

La vita scorre tranquilla in questi piccoli comuni eppure nel sottobosco criminale che popola queste piccole comunità si manifesta il vero fallimento morale della nostra società. Sembra una realtà distante anni luce. Eppure basterebbe aver voglia di fare un viaggio in macchina verso sud.

Si può dare tutta la colpa alla miseria, all’abbandono, alla carenza di istruzione o si può continuare a dare voce a coloro che vorrebbero incolpare i pochi per il disagio dei molti. La verità che tutti noi però abbiamo davanti agli occhi è che manca semplicemente un’alternativa. In un epoca dove va di moda lo slogan “Aiutiamoli a casa loro” forse bisognerebbe riflettere su chi potrebbe aiutarli o su chi lo ha fatto così bene negli ultimi anni. Sempre che la Campania voglia ancora l’aiuto del resto d’Italia.

Negli scorsi giorni si parlava di alcune start up napoletane. Forse proprio nell’iniziativa di alcuni giovani coraggiosi si annida quella riscossa sociale che potrebbe dare un po’ di sollievo ad una terra assetata di redenzione e pace.