L’odore d’incenso si mescola al profumo delle rose che adornano l’altare di San Nicola. Il sacerdote, l’ortodosso Metropolita Mefodiy,  dà le spalle ai fedeli, rivolge l’attenzione solo all’altare che custodisce le spoglie del Santo. Avvolto dal tipico abito dorato, recita la liturgia in russo. Il crocifisso di legno gli dondola sul petto. Decine di devoti, presenti nella cripta, seguono la liturgia. Poi uniscono il pollice e l’indice nel segno della croce, s’inginocchiano sulla pietra fredda, chiudono gli occhi e pregano. Tra loro uomini, bambini. Tante sono le donne, quasi tutte dell’Est Europa. Indossano il tipico foulard che scende morbido fino alle spalle, lasciando trasparire i capelli biondissimi. Gli occhi non riescono a nascondere l’emozione di trovarsi lì, davanti al Santo più venerato dalla chiesa ortodossa.

Siamo nella cripta di San Nicola, nel cuore della Basilica dedicata al Santo di Myra, costruita quasi mille anni fa a Bari vecchia. E proprio nel giorno del solstizio d’inverno, a pochi metri dalla frenesia pre-natalizia, questa stanza fredda, umida, scavata nella terra, illuminata in parte con lampade ad olio, riesce a far sentire il sacro. Qui, cattolici ed ortodossi pregano vicini. Al di sopra, la cattedra dell’altare, occupata per secoli dai vescovi, è concessa momentaneamente alle massime autorità della Chiesa ortodossa di Mosca.

 E’ il secondo giorno della festa di San Nicola che il calendario giuliano, quello ortodosso, fa slittare tredici giorni dopo rispetto a quella prevista dal calendario gregoriano, seguito dai cattolici. Infatti la Chiesa di Roma celebra il Vescovo di Myra il 6 dicembre, giorno della sua morte, secondo la tradizione. Data non rispettata dalla Chiesa Ortodossa, che prevede che San Nicola venga celebrato il 18 e 19 dicembre.

E proprio in questi due giorni Bari, che ospita dal 1087 le spoglie del Santo, è stata letteralmente invasa da circa 2500 pellegrini ortodossi. La maggior parte di loro viene dalla Russa, ma ci sono anche tanti moldavi e ucraini. Tutti che pregano insieme sulla tomba del protettore dei marinai. E non c’è accordo di Minsk che tenga. Tra di loro anche tanti baresi che salutano Nicola, da secoli celebrità  della città.

I tanti pellegrini che popolano in questi giorni il capoluogo pugliese sono arrivati con voli charter pagati da “Benefattori russi”, ma anche con pullman da gran parte d’Italia. Ed è sorprendente che arrivi fino alle sponde dell’Adriatico la volontà di Mosca di recuperare un rapporto diretto non solo con la Chiesa Ortodossa, ma con la sacralità in generale. Lo stesso Vladimir Putin starebbe cercando dal 2013 di avvicinare sempre più ortodossi e cattolici, e lo ha dimostrato anche durante l’incontro con Papa Bergoglio lo scorso giugno.

Ma il vincolo che lega Bari ai russi ortodossi è antico, quasi secolare. Infatti nel 1911 la Società Imperiale Ortodossa di Palestina commissionò ad Aleksej Viktorovic Ščusev, architetto esponente del classicismo socialista, la costruzione di un’altra chiesa dedicata a San Nicola; quella Ortodossa, in un quartiere residenziale di Bari distante chilometri dalla Basilica. La prima pietra fu posta due anni dopo, nel 1913. Da quel momento il capoluogo pugliese divenne meta preferita di pellegrinaggi non solo di russi ma soprattutto di greci ortodossi. La Chiesa Ortodossa di San Nicola è stata di proprietà del Comune di Bari fino al 2007, quando la visita di Vladimir Putin servì ad avviare le trattative per il trasferimento alla Russia. Infatti nel 2012 il Comune ha ceduto formalmente l’immobile a Mark Golovkov, direttore delle Istituzioni estere del Patriarcato di Mosca.