di Nicola Rinaldo

Forse non se  lo aspettavano gli uomini della polizia giudiziaria di trovare 15 mila euro in contanti nel freezer di casa Rizzi, eppure la scoperta ha dell’incredibile. Oltre al già ingente malloppo di valuta nazionale sono stati trovati anche 5 mila franchi svizzeri. Rigorosamente in contanti ovviamente. Il presidente della commissione Sanità della Regione Lombardia si trova al centro di un’inchiesta avente per oggetto un sistema corruttivo finalizzato al favoreggiamento di un gruppo di imprenditori nell’aggiudicarsi appalti nel settore delle forniture odontoiatriche.

Sarebbe di infatti di 50 mila euro la tangente versata a Rizzi e al suo braccio destro Mario Longo dall’imprenditrice Maria Paola Canegrati, definita la “Zarina” delle protesi dentarie. La tangente sarebbe infatti sopratutto finalizzata al mantenimento del monopolio nel settore ottenendo gli appalti più redditizi intralciando di conseguenza la concorrenza. Salgono quindi a tre le inchieste che coinvolgono esponenti della Lega Nord. Tre solamente da inizio anno. Un nuovo filone di indagini che mettono a repentaglio la pretesa di limpidezza del partito padano. Sembra che le ramazze di Maroni, oggi presidente della Giunta Regionale Lombarda, non siano state poi così efficaci visto il numero di alti dirigenti leghisti inquisiti. La reazione del segretario della Lega Matteo Salvini non si è fatta attendere “Se qualcuno, nel nome Lega, si è arricchito, prima dei giudici i calci in culo li tiro io”

Questo è stato il commento a caldo del leader del principale partito di centrodestra. Leader che si trova oggi una importante gatta da pelare. Non sono pochi i mesi passati da Salvini a contestare con toni molto accessi tutti i fatti di disonesta nostrani ed internazionali, elevandosi a baluardo di lotta contro la corruzione renziana e l’ingerenza dei “burocrati di Bruxelles”. Burocrazia di Bruxelles che contabilizza ed eroga il suo cospicuo compenso da europarlamentare. Gli analisti oggi si chiedono se le indagini monzesi porteranno un vento nuovo nel Carroccio. Se lo scandalo di Belsito e dei diamanti acquistati in Tanzania hanno portato ad un sostanziale rinnovamento in vertice al partito  le tangenti Lombarde sembrano invece cadere nel vuoto. Un sintomo molto preoccupante di assuefazione dell’opinione pubblica alla disonestà. Un’ accettazione del furto che porta chi ruba a sentirsi protetto da chi ruba più di lui. Ci sarà sempre chi è più cattivo. Le sue malefatte copriranno le mie. Non mi devo preoccupare più di tanto.

Eppure le banconote nel water di Chiesa hanno nel lungo termine fatto collassare la Prima Repubblica. Spaventa l’idea che la società abbia ormai accettato la parziale disonestà della propria classe politica. Sembra che ormai non si distingua più fra onestà e corruzione. Si comincia a differenziare i leader politici fra più puliti o meno puliti e fra più sporchi o meno sporchi. Come se la puzza non facesse comunque schifo.  Eppure gli scandali recenti non mancano. L’affare Incalza per esempio. Un dirigente pubblico corrotto sempreverde. Amato da qualunque governo. Mai definitivamente deposto. Puntualmente l’opposizione taccia di corruzione e disonestà il proprio avversario. Ci si dimentica molto rapidamente le magagne di casa propria.

Così il Pd invitava al rispetto della sentenza che condannava Berlusconi per frode fiscale dimenticando rapidamente Lusi che riscuoteva i rimborsi elettorali di un partito ormai defunto. Ritorna il pensiero ai tempi di Craxi quando l’ingegner Chiesa veniva definito una mela marcia, una vergogna. Frasi dure e decise, pronunciate da un uomo che si sarebbe poi sottratto alle proprie responsabilità confondendo la latitanza con l’esilio. Sono ancora molti i paladini dell’onestà. Sembra che il perbenismo politico sia tuttora bipartisan e perennemente di moda. I politici nostrani si assumono la responsabilità di sembrare onesti a tutti i costi. E sembra che l’unico modo per considerare qualcuno disonesto sia ritenerlo peggiore di qualcun altro.