di Paolo Branca – Arabista e islamologo

Si narra che un giorno Muhammad, il Profeta dell’islam, abbia detto: “Chi di voi vede una cattiva azione, cerchi di correggerla con le sue mani, se non può, con la sua lingua e se non può, con il suo cuore – questo è il minimo della fede”. Temo che simili esortazioni, appartenenti a un fondo comune di spiritualità ed etica universale, siano quanto mai fuori moda. Va da sé che ciò è una, se non la principale, fra le ragioni per cui il mondo sta andando a rotoli. Correggere le ingiustizie con le mani, o col bastone come fece Gesù stesso coi mercati del Tempio, ci è precluso dal moderno sistema giuridico che rivendica al solo Stato l’uso della forza per prevenire e punire i cattivi comportamenti.

Ma parlarne e scriverne pare sia ancora almeno lecito, senza peraltro che vi sia alcuna assicurazione sull’efficacia di una simile impresa Proviamoci, dunque, con l’ottimismo della volontà, virtù sempre più rara e forse eroica in questo grigio tempo da basso impero, ove ognuno bada al suo ‘particulare’, infischiandosene per complicità o per rassegnazione di tutto il resto. Visto il lavoro che faccio, da una trentina d’anni, ho avuto e ho occasione di collaborare (quasi sempre a titolo gratuito) con varie istituzioni che fra i loro compiti avrebbero anche quello di impegnarsi nel delicato e decisivo fronte dell’integrazione fra differenti culture e tradizioni religiose ormai stabilmente presenti sul territorio nazionale. Il bilancio non potrebbe essere più sconfortante. Nonostante i fiumi di inchiostro e i vani discorsi che istupidiscono i miseri fruitori di carta stampata, siti, trasmissioni radiofoniche e deprimenti talk-show televisivi, la questione non è evidentemente una priorità per nessuno.

Potrei ripercorrere una lunga carriera accademica in cui quasi mai società petrolifere o rappresentanze diplomatiche del Bel Paese abbiano pensato di utilizzare le mie competenze (o quelle di colleghi) per qualche iniziativa culturale coi molti paesi arabi, nostri inquieti dirimpettai nel Mediterraneo, salvo talune eccezioni  rare e bizzarre in cui alla fine ho dovuto mestamente constatare che non eran servite a nulla o, peggio, avevano avvantaggiato tutt’altro e tutt’altri. Ma le mie ambizioni o illusioni non devono certo prevalere in quello che vorrebbe essere il più possibile un resoconto obiettivo. Ho fatto parte del Comitato per l’Islam italiano promosso dall’allora Ministro dell’Interno Maroni, la terza assise dopo quelle di Pisanu e di Amato, seguita poi da un paio di Alfano. L’esperienza è stata interessante e con un gruppo di esperti e di esponenti di comunità musulmane abbiam formulato proposte da avanzare al legislatore che però son rimaste lettera morta. Anzi, successivamente la Regione Lombardia ha emanato una legge sui luoghi di culto appena dichiarata incostituzionale.

In vista dell’Expo di Milano sono poi stato consulente dell’amministrazione comunale milanese e taccio per carità di Patria su incompetenze, stranezze e sordità che ho potuto constatare a proposito di un tema tanto rilevante (gravi almeno quanto le totali inerzie della giunta precedente). Persino nella mia Università mi sto trovando in difficoltà rispetto a un Master sui tre monoteismi al quale diplomati di Istituti di Scienze Religiose e Facoltà Teologiche (enti pontifici) faticano a iscriversi poiché in possesso di un titolo di ‘stato straniero’ (=Vaticano), mentre ho le prove che in atenei laici le medesime difficoltà non sussistono. Taccio sulle numerose proposte di iniziative nelle carceri, nei luoghi di cura e almeno in uno dei mille oratori della Diocesi ove oltre il 25% degli utenti son giovani musulmane/i che ci vanno a fare i compiti o a giocare, tutte regolarmente ignorate od osteggiate in quanto l’identità religiosa, o la semplice anima dei soggetti interessati, è meglio restino celate per non inquietare manovratori schierati in difesa di banali privilegi o più prosaiche spartizioni, destinati gli uni e le altre a dissolversi rapidamente come neve al sole delle ‘magnifiche sorti e progressive’, del resto già in atto da tempo nell’inebetita apatia universale.

Quanto al progetto Aisha, promosso da enti islamici milanesi, a tutela di donne musulmane maltrattate, resto basito dopo aver da anni segnalato a loro stessi, alla stampa e persino a parlamentari il caso di una donna islamica a cui il marito ha sottratto ben quattro figli minori contro ogni legge umana e divina, senza che nessuno abbia mai mosso un dito. Dulcis in fundo, ma l’elenco potrebbe continuare per intere pagine, vengo casualmente a sapere che il Ministero dell’Istruzione, l’Ufficio scolastico regionale e una singola scuola privata milanese hanno appena lanciato il programma di certificazione di lingua araba nelle scuole secondarie, senza che alcuna università italiana né milanese in cui tale lingua è insegnata da docenti qualificati sia stata neppure interpellata. Non credo che fra i doveri del buon cittadino né del devoto credente rientri quello di rinunciare a usare il proprio cervello. Il cancro del nostro agonizzante sistema ‘democratico’ è la sua assoluta incapacità di fare cose di qualità in base alle competenze e ai meriti di chi ne sa qualcosa, per lasciar spazio a ogni altra iniziativa, purché combinata fra amici e conoscenti, senza alcun interesse per il valore intrinseco e l’efficacia di quanto si intraprende, talvolta o spesso a spese dei contribuenti. Da credente e da persona mite qual sono, senza alcun merito ma per mera indole, non fatico a confidare nella misericordia divina.  Ma da essere umano e da cittadino sono indignato e disgustato dell’andazzo che ci sta allegramente portando nel baratro, tronfi della nostra presunta superiorità e tuttavia schiavi d’ogni sorta di camarille, non soltanto inutili ma persino dannose.