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E’ notizia di questi giorni: il governo Renzi, quello della svolta buona, espressione di quel PD che ha più volte criticato il M5S accusandolo di essere contrario alla libertà di stampa , ha mostrato il 15 ottobre scorso il suo volto più repressivo. L’inviato di Striscia la Notizia Luca Abete intendeva intervistare il ministro della Pubblica Istruzione Stefania Giannini in visita ad Avellino in merito alla situazione deprecabile quanto alle infrastrutture delle scuole in Campania – il che rende ovviamente penosa la fruizione delle stesse da parte degli allievi, i quali debbono provvedere persino alla carta igienica dei bagni – nonostante il ministro avesse più volte annunciato lo stanziamento di ingenti fondi in proposito, già durante l’anno passato. Senonché il “pericoloso sovversivo” (inviato della nota rete televisiva di Canale 5) non è stato neppur fatto avvicinare al ministro, in quanto dei solerti funzionari della Polizia di Avellino lo avrebbero immobilizzato e poi percosso. Alla sua richiesta d’aiuto, uno dei predetti soggetti – poi identificato nel vicequestore Elio Iannuzzi, capo delle volanti della questura di Avellino – lo avrebbe così apostrofato: “Ma quale aiuto ‘sto pagliaccio, entra nella macchina ‘sto mongoloide”, proseguendo nel minacciare lo staff della trasmissione di far loro “cadere i denti dalla bocca uno a uno”.

Abete è stato successivamente trattenuto e interrogato in Questura per ore, a suo dire senza che potesse comunicare con un avvocato e senza che gli venisse minimamente esplicitato il motivo del fermo: successivamente alla liberazione, l’inviato di Striscia si è recato al Pronto Soccorso, dove gli sono state diagnosticate lesioni guaribili in sette giorni. Il vicequestore Iannuzzi ha prontamente rilasciato un’intervista al Messaggero in cui si copre il capo di cenere, dicendosi pronto a pagarne le conseguenze, scusandosi per il suo comportamento che attribuisce comunque a un momento di massima tensione, anche causato dalla circostanza che una sua collega – pur con le mani alzate – sarebbe stata “travolta” da Abete che tentava di farsi strada verso il ministro. Peccato però che dal filmato che Striscia la Notizia ha trasmesso la sera successiva si evince che le cose siano andate in modo un po’ diverso, non avendo tenuto Abete una condotta particolarmente aggressiva; in ogni caso è piuttosto grave che un vicequestore (e non un semplice agente di pubblica sicurezza) si faccia – per sua stessa ammissione – prendere dall’ira al punto da lasciarsi sfuggire la gestione di una situazione tutto sommato non particolarmente emergenziale dal punto di vista dell’ordine pubblico, tanto da apostrofare il fermato in maniera da offendere e ferire profondamente svariate centinaia di migliaia di disabili italiani. E neppure si giustifica troppo questa veemenza, se si considera che lo Iannuzzi non pare essere accerchiato da una folla di facinorosi armati di corpi contundenti: del resto – a parere quasi unanime – non la si ricorda neppure in caso di arresti di boss di camorra, per restare in Campania. Chiaramente, si auspica che il funzionario de quo sappia dare – in sede disciplinare e se del caso penale – una plausibile spiegazione di quanto si vede (e sente) nel filmato.

Tuttavia non ci si può fermare qui: ha poco senso punire solo il celerino che, esaltato dal proprio ruolo pur essendone del tutto impreparato, si lasci andare ad atti di violenza gratuita, ma ciò vale anche per il nostro Iannuzzi. E’ opportuno semmai domandarsi, visto che viviamo – ci dicono – in uno stato di diritto, domandarsi se e perché è stato ordinato agli agenti della Questura di Avellino e a quelli della scorta, di non tollerare domande “scomode” da parte di giornalisti e inviati vari, e soprattutto da chi. Tenendo conto inoltre del fatto che dal filmato si evince chiaramente come il ministro Giannini sia stato fischiato (la sua visita irpina è stata costellata da contestazioni più o meno tiepide ), verrebbe da pensare a un suo particolare fastidio e nervosismo, poi trasmesso – consapevolmente o meno non sappiamo – agli agenti di pubblica sicurezza. Certo è che il ministro doveva aver superato ogni nervosismo, se è vero – come ha commentato amaramente lo stesso Abete a mezzo della sua pagina Fb – che mentre il malcapitato inviato di Striscia languiva in manu publica, la professoressa Giannini sedeva a tavola in un ristorante del capoluogo irpino degustando verosimilmente specialità locali: in ciò nulla di male, ma vi sono dubbi che con i propri commensali stesse discutendo di quanto accaduto poche ore prima . Se il 15 ottobre fosse dunque veramente stato messo in discussione il diritto al cittadino ad essere informato, non dovrebbe essere certo solo la testa di un funzionario di provincia a saltare; sempreché al MIUR non vogliano trasparentemente dirci che è meglio che i genitori mandino i figli alle scuole private, dato che lo Stato – nonostante l’ingente pressione fiscale – non riesce a sopperire neppure alla fornitura di banchi e carta igienica. Vista la potenza economica di Mediaset però vedremo se una tale reazione, che potrebbe quasi leggersi come un “invito” da parte governativa al vecchio e stanco leone Berlusconi ad allinearsi alla linea politica piddino-verdiniana (vista la sua adesione, ancorché tentennante, al “No” al referendum costituzionale del 4 dicembre prossimo) passerà sotto silenzio: per il momento non sembra.

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Lunga vita al Grande Fratello

In ogni caso, non è la prima volta che Renzi & compagni dimostrano insofferenza davanti al dissenso, forse sentendosi poco legittimati e dal voto popolare e da un Parlamento dichiarato eletto in base a una legge incostituzionale. Solo per citare un episodio tra i più recenti, il 12 settembre scorso, il Presidente del Consiglio si recava a Napoli per incontrare il sindaco De Magistris. Dovendo in serata recarsi presso il teatro San Carlo per un galà con il tenore Jonas Kauffmann, nella vicina Galleria Umberto I si verificavano scontri piuttosto violenti tra manifestanti e Carabinieri, tanto da spingere alla fuga i passanti e da ferire con una manganellata la consigliera Eleonora De Majo, presidente della commissione urbanistica e nota attivista pro-Palestina . Salta agli occhi anche all’uomo della strada che spesso la repressione delle forze dell’ordine (non è dato sapere su ordine di chi) è spesso repressiva, scompostamente violenta e poco incline al dialogo con chi contesta: il tutto stride un po’ con il Governo dell’accoglienza ai migrant*, del Lovewins, dell’Italia cambia verso. Al di là delle probabili responsabilità politiche per tutto questo, viene da chiedersi se le forze dell’ordine, la cui immagine esce già un po’ logorata dal processo Diaz, e dalle incresciose vicende Cucchi e Aldrovandi – che pure nulla hanno a che fare, è bene ribadirlo, con questioni politiche – se la sentano (specie ai piani dirigenziali) di condividere tali responsabilità col Governo di fronte al popolo italiano: perché tale fardello potrebbe essere molto gravoso. Così come andrebbe ricordato a molti questori e funzionari (non ai loro agenti, che spesso con pochi mezzi fanno il loro meglio per proteggere il cittadino) che il motto della Polizia di Stato è Sub Lege Libertas. Non Sub Renzi Tyrannis.