Qui non si tira acqua al mulino di nessun partito, l’ha spiegato bene il direttore Sebastiano Caputo. Anzi, si critica, si pungola, non si fa sconti a nessuno. Il giornalismo, anche e soprattutto quello colto come quello praticato dall’Intellettuale Dissidente, deve guardare più il bicchiere mezzo vuoto che mezzo pieno. Perciò è bene leggere più no che sì, ed è meglio tenere separata la ricerca di idee dall’attività politica in senso stretto.

Detto questo, tuttavia, è lecito azzardare proposte. Siccome il panorama italiano non offre, a parere di chi scrive, un soggetto che riassuma in sé caratteristiche sufficienti per essere considerato la carta su cui puntare, proviamo ad elencarle. E a rintracciarle, se rintracciabili, in qualcuna delle forze politiche in campo.

  1. Sovranità. Monetaria e militare, giacché da Machiavelli in poi è risaputo che un popolo non può dirsi libero se non ha potere diretto su moneta ed esercito. Obbiettivi a medio termine: via dall’euro e dalla Nato. Nell’immediato, messa in discussione del primo e ricerca di sponde in Francia, Germania (e Russia) riguardo al secondo. Sulla questione dell’euro la Lega Nord ha le posizioni più avanzate (nonostante abbia pesanti responsabilità sul passato), mentre sulla collocazione geopolitica e la sudditanza agli Usa (basi disseminate sul territorio italiano), qualche flebile voce s’è sentita dalle parti del Movimento 5 Stelle e nella marginale area della sinistra più o meno radicale. Rara avis. Nei gruppi di estrema destra i due temi sono presenti in modo intrecciato, ma in un’ottica nazionalistica fuori dal tempo. Nazionali sì, nazionalisti no.
  2. Socialismo. Non c’è niente di male a recuperare una parola del passato, se si ritiene che possa ancora avere un significato attuale. Il capitalismo finanziario, apolide e vampiresco va combattuto col suo principio contrario, che è il primato della comunità sull’economia. Se comunitarismo suona troppo intellettualistico, socialismo evoca un glorioso avvicendarsi di battaglie per la giustizia. Un modello cooperativistico che neutralizzi gli effetti perversi del massimo profitto senza intaccare proprietà privata e libera iniziativa può essere una via, in sé nient’affatto nuova, ma proponibile. A parte vuote chiacchiere sulla compartecipazione dei lavoratori alle imprese a sinistra, e altrettanti bla bla sull’economia sociale di mercato a destra, pressocché nessuno mette in agenda un ripensamento radicale del sistema di produzione. Tranne, en passant, Grillo nella campagna elettorale del 2013, e i residuati bellici di estrema sinistra ed estrema destra. Il Movimento 5 Stelle ha però il grande merito di non mollare sul reddito di cittadinanza, sacrosanto se si vuole combattere la mistica da schiavi del Lavoro.
  3. Democrazia diretta. La democrazia o è diretta o non lo è. Quella rappresentativa, delegata, oligarchica, è un truffone a cui non crede più nessuno. Il bello della democrazia, se correttamente intesa, è che poggia sul conflitto, sale della vita. Dovrebbe funzionare come selezione dei migliori per prendere decisioni – ecco perché una vera democrazia si fonda su valori aristocratici, altrimenti, per dirla con Platone, è demagogia. Per esistere, una democrazia autentica deve azzerare il vantaggio della ricchezza in denaro, così da far emergere capacità e virtù del cittadino singolo associato in gruppi. Il mezzo Internet è senz’altro utile, ma andrebbe reso premiante la partecipazione dal vivo ad assemblee locali e attività politiche di vario genere per potere accedere al diritto di voto attivo e passivo. Se non partecipi, non decidi. Il Movimento 5 Stelle è l’unico ad essere sensibile su questo fronte, ma è troppo web-dipendente.
  4. Europa. Le nazioni possono e, se occorre, devono essere recuperate come baluardi a difesa dei popoli dagli artigli delle élite speculatrici internazionali. Ma non possono più essere l’orizzonte di lungo periodo. La dimensione locale, facilmente auto-governabile e quindi a misura d’uomo, dentro un’organizzazione continentale riformulata su ideali extra-economici, di Umanesimo europeo: questa la combinazione per dare senso ad una Confederazione di Popoli che guardi più a Est (Russia) e a Sud (Mediterraneo) che a Ovest (Stati Uniti d’America). In politica estera, la Lega ha dimostrato un po’ di intelligenza verso Mosca, ma senza molto andare in là. Di autogoverno locale non parla più un cane. Di Europa dei Popoli si parla invece anche troppo senza specificare cosa si intende.

In sintesi, Movimento 5 Stelle e Lega Nord si piazzano bene. Ma non ci siamo, e siamo ben lungi dall’esserci. Bonne recherche.