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Se, come dice l’adagio popolare, il buongiorno si vede dal mattino, non sembra che il 2017 abbia avuto un buon esordio per la metropoli partenopea. La tarda mattinata di ieri al mercato di Via Annunziata, nella popolare zona di Forcella, è stata purtroppo funestata dalla violenza dei proiettili, che ne hanno interrotto le consuete attività mercatorie. Dalle prime ricostruzioni degli inquirenti parrebbe infatti che un commando di quattro o cinque individui abbia aperto il fuoco su alcuni commercianti ambulanti senegalesi, ferendone due di striscio e uno in modo più serio, e ferendo ad una caviglia una bambina di dieci anni che passeggiava per il mercato rionale con il padre e che disgraziatamente si è trovata sulla traiettoria dei proiettili. Sembrerebbe quindi che proprio uno degli extracomunitari fosse l’obbiettivo della gambizzazione: già nella mattinata questi avrebbe avuto un acceso confronto con l’esattore di un locale clan camorristico circa il mancato pagamento del pizzo. Oppostogli il rifiuto, il camorrista sarebbe tornato con un gruppetto di tre o quattro compari, armati di bastone, per far valere le proprie “ragioni”. Tuttavia, il titolare della bancarella sarebbe stato soccorso dai propri colleghi e connazionali, il che avrebbe indotto uno dei malviventi ad estrarre una pistola di piccolo calibro e a fare fuoco, scatenando il panico generale.

La descrizione dell’accaduto
Tale penosa vicenda ricorderà senza dubbio al lettore la tristemente celebre strage di Castel Volturno del 2008, sebbene in proporzioni certamente minori (questa volta nessuno dei quattro feriti è in pericolo di vita). La sera del 18 settembre di quell’anno, un gruppo di fuoco facente capo a Giuseppe Setola, boss di spicco del clan dei Casalesi, uccise in successione il pregiudicato Antonio Celiento e, la stessa sera ma in un altro luogo, sei immigrati africani. Nella zona – come in altre contrade della penisola – si è da circa vent’anni radicata la c.d. Mafia nigeriana che, tramite intervenuti accordi con la malavita organizzata locale, per conto di essa sostanzialmente gestisce (in cambio di una “tassa sugli utili”) il giro di prostituzione e il traffico di stupefacenti del luogoSenonché fu da quasi subito chiaro che i sei extracomunitari con tale racket nulla avevano avuto a che fare: anzi, uno degli obbiettivi – rimasto soltanto ferito – Teddy Egonwman, da anni si batteva contro tali crimini, essendo anche mediatore culturale e interprete per la Polizia di Stato. Tale strage scatenò dunque la furia della comunità africana locale, che protestò piuttosto violentemente, danneggiando auto parcheggiate, devastando esercizi commerciali e sequestrando due corriere della locale azienda di trasporti, costringendo i passeggeri a scendere. I moventi della strage paiono essere dunque l’eliminazione del nigeriano Egonwman, che si mette in mezzo tra mafia locale e africana, o l’intimidazione della comunità africana, che andava allontanata in quanto la sua presenza inibiva lo sviluppo turistico dell’area, su cui i Casalesi avevano probabilmente messo gli occhi.

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Pochi minuti dopo la strage, Castel Volturno, 18 dicembre 2008

Eppure, fino in Cassazione, si è voluta riconoscere in tale strage per gli assassini l’aggravante dell’odio razziale. Allora, Roberto Saviano (massimo esperto di camorra condannato civilmente a risarcire la sua casa editrice avendo trasfuso senza citarli articoli di quotidiano nel celebre libro “Gomorra”) fustigò i suoi concittadini campani, indicando loro ad esempio gli extracomunitari, che avevano saputo vivacemente protestare, a differenza loro. Con qualche problema di ordine pubblico, ma tant’è. Del resto, il celebre scrittore, che vive ormai da tempo a New York e che quando si reca in Italia lo fa accompagnato da una scorta – a differenza di tanti suoi colleghi giornalisti di quotidiani locali campani – ha buon gioco a scagliarsi contro chi in quelle terre ci vive tutti i giorni. E a differenza degli africani, magari ha una famiglia, ed è facilmente identificabile e soggetto a rappresaglie.

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Roberto Saviano e il “cantautore” Fabio Rovazzi alla trasmissione “Imagine” del 29 dicembre 2016

E’ peraltro probabile che Roberto Saviano abbia visto nella sparatoria di ieri la conferma di quanto disse nel 2008 e tuttora sostiene. Solamente martedì ultimo scorso, registrando una trasmissione per Rai Storia ospite di Gianni Riotta – altro esponente filoatlantico del gotha giornalistico nostrano – interrogato dal conduttore circa il problema dell’emigrazione, aveva ammesso di sognare sindaci africani per le sue terre, in quanto unici capaci di spezzare annose dinamiche mafiose. Certo, il cittadino qualunque potrebbe eccepire che, valutando il tasso di criminalità di Lagos, il suo primo cittadino non è poi tanto più capace di quello di Napoli. Per non parlare della corruzione pressoché endemica, purtroppo, in gran parte degli stati africani. Ma per Saviano l’africano è un po’ il bon sauvage di rousseauiana memoria, puro, naturalmente buono. E come tutti i postilluministi, non gli importa se la realtà è diversa da come la descrive, sarà questa – se del caso – a conformarsi al suo pensiero, non certo il contrario. E quindi presto, largo al sindaco ghanese, che certo sarà incorruttibile come Robespierre, ai venditori ambulanti senegalesi, che sono tutti autorizzati e pagano le tasse. E’ certo cosa buona e giusta disgregare ulteriormente un tessuto sociale già logoro. Logoro perché lo Stato a Napoli, come in gran parte del Sud, non ha mai saputo legittimarsi agli occhi del cittadino, sin dai tempi di Garibaldi. Prima i Savoia, poi la Repubblica hanno preferito smantellare usanze secolari per far emergere la parte peggiore della società meridionale – in sostanza la borghesia affaristica –  servendosi poi della criminalità organizzata per mantenere l’ordine (si pensi solo al ruolo che ebbe Cutolo nella liberazione di Cirillo. O allo spaventoso aumento esponenziale in giro d’affari e pericolosità criminale che la camorra ha avuto dall’epoca borbonica ad oggi). Ma su tutto ciò Saviano tace.

Riportiamo di seguito la risposta, perfetta aggiungiamo noi, del sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, alla dichiarazione dello scrittore partenopeo.

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Caro Saviano, mi occupo di mafie, criminalità organizzata e corruzione da circa 25 anni, inizialmente come pubblico ministero in prima linea, oggi da sindaco di Napoli. Ed ho pagato prezzi alti, altissimi. Non faccio più il magistrato per aver contrastato mafie e corruzioni fino ai vertici dello Stato. Non ti ho visto al nostro fianco. Caro Saviano, ogni volta che a Napoli succede un fatto di cronaca nera, più o meno grave, arriva, come un orologio, il tuo verbo, il tuo pensiero, la tua invettiva: a Napoli nulla cambia, sempre inferno e nulla più. Sembra quasi che tu non aspetti altro che il fatto di cronaca nera per godere delle tue verità. Più si spara, più cresce la tua impresa. Opinioni legittime, ma non posso credere che il tuo successo cresca con gli spari della camorra. Se utilizzassi le tue categorie mentali dovrei pensare che tu auspichi l’invincibilità della camorra per non perdere il ruolo che ti hanno e ti sei costruito. E probabilmente non accumulare tanti denari. Ed allora, caro Saviano, mi chiedo: premesso che a Napoli i problemi sono ancora tanti, nonostante i numerosi risultati raggiunti senza soldi e contro il Sistema, come fai a non sapere, a non renderti conto di quanto sia cambiata Napoli ? Ce lo dicono in tantissimi. Tutti riconoscono quanto stia cambiando la Città. Napoli ricca di umanità, di vitalità, di cultura, di turisti come mai nella sua storia, di commercio, di creatività, di movimenti giovanili, di processi di liberazione quotidiani. Prima città in Italia per crescita culturale e turistica. Napoli che ha rotto il rapporto tra mafia e politica. Napoli dei beni comuni. Napoli del riscatto morale con i fatti. Napoli autonoma. Napoli che rompe il sistema di rifiuti ed ecomafie. E potrei continuare. Caro Saviano, come fai a non sapere, come fai a non conoscere tutto questo ? Allora Saviano non sa i fatti, non conosce Napoli e i napoletani, allora Saviano è ignorante, nel senso che ignora i fatti, letteralmente: mancata conoscenza dei fatti. Non credo a questo. Sei stato da tanto tempo stimolato ad informarti, a conoscere, ad apprendere, a venire a Napoli. Saviano non puoi non sapere. Non è credibile che tu non abbia avuto contezza del cambiamento. La verità è che non vuoi raccontarlo. Ed allora Saviano è in malafede ? Fa politica ? È un avversario politico ? Non ci credo, non ci voglio credere, non ne vedrei un motivo plausibile. Ed allora, caro Saviano, vuoi vedere che sei nulla di più che un personaggio divenuto suscettibile di valutazione economica e commerciale? Un brand che tira se tira una certa narrazione. Vuoi vedere che Saviano è, alla fin fine, un grande produttore economico? Se Napoli e i napoletani cambiano la storia, la pseudo-storia di Saviano perde di valore economico. Vuoi vedere, caro Saviano, che ti stai costruendo un impero sulla pelle di Napoli e dei napoletani ? Stai facendo ricchezza sulle nostre fatiche, sulle nostre sofferenze, sulle nostre lotte. Che tristezza. Non voglio crederci. Voglio ancora pensare che, in fondo, non conosci Napoli, forse non l’hai mai conosciuta, mi sembra evidente che non la ami. La giudichi, la detesti tanto, ma davvero non la conosci. Un intellettuale vero ed onesto conosce, apprende, studia, prima di parlare e di scrivere. Ed allora, caro Saviano, vivila una volta per tutte Napoli, non avere paura. Abbi coraggio. Mescolati nei vicoli insieme alla gente, come cantava Pino Daniele. Nella mia vita mi sono ispirato al magistrato Paolo Borsellino al quale chiesero perché fosse rimasto a Palermo, ed egli pur sapendo di essere in pericolo rispose che Palermo non gli piaceva e per questo era rimasto, per cambiarla. Chi davvero – e non a chiacchiere – lotta contro mafie e corruzione viene dal Sistema fatto fuori professionalmente ed in alcuni casi anche fisicamente. Caro Saviano tu sei un caso all’incontrario. Più racconti che la camorra è invincibile e che Napoli è senza speranza e più hai successo e acquisisci ricchezza. Caro Saviano ti devi rassegnare: Napoli è cambiata, fortissimo è l’orgoglio partenopeo. La voglia di riscatto contagia ormai quasi tutti. Caro Saviano non speculare più sulla nostra pelle. Sporcati le mani di fatica vera. Vieni qui, mischiati insieme a noi. Ai tanti napoletani che ogni giorno lottano per cambiare, che soffrono, che sono minacciati, che muoiono, che sperano, che sorridono anche. Caro Saviano, cerca il contatto umano, immergiti tra la folla immensa, trova il gusto di sorridere, saggia le emozioni profonde di questa città. Saviano pensala come vuoi, le tue idee contrarie saranno sempre legittime e le racconteremo, ma per noi non sei il depositario della verità. Ma solo una voce come altre, nulla più. E credimi, preferisco di gran lunga le opinioni dei nostri concittadini che ogni giorno mi criticano anche, ma vivono e amano la nostra amata Napoli. Ciao Saviano, senza rancore, ma con infinita passione ed infinito amore per la città in cui ho scelto di vivere e lottare. Luigi De Magistris