Renzi sulla “buona scuola” non sembra intenzionato a voler mollare un centimetro. Occhio però, perché la partita è grossa, elettoralmente anzitutto, visto come le regionali hanno dimostrato che spazio a sinistra c’è, eccome se c’è, e che gli insegnanti cercano qualcuno che soffi sul fuoco assieme loro. I 5 stelle sembrano essere quelli che lo hanno capito meglio. Occhio anche e soprattutto agli insegnanti che non sono tanti numericamente ma svolgono un grosso ruolo di diffusione dell’opinione pubblica; sono, in questo senso, gli “opinion maker” delle classi, dei licei e dei genitori dei ragazzi, quindi. Ora per un po’ non si voterà, allora il Governo può alzare il velo della facciata e mettere in campo quello che ha realmente intenzione di fare. 630 subemendamenti al testo sono una bella giustificazione per porre la questione di fiducia, certo. E la fretta di voler assumere 100 mila persone è un ottimo viatico mediatico. Ma su questo specifico settore si sono fatti male in tanti, perché è un luogo pubblico dove si è ancora capaci di mettere in atto mobilitazioni di massa, con o senza i sindacati. Adesso hanno imparato anche ad essere social e si organizzano in gruppi privati per poi dare le bordate tutti assieme, magari di sera, dopo aver finito di correggere i compiti dei maturandi.

Io se fossi Renzi avrei politicamente paura dei professori. Sicuramente avrei più paura dei professori che di Salvini e delle ruspe, a dirla tutta. Avrei paura quando una categoria sociale che ha principalmente e storicamente portato acqua al più statalista tra i partiti, quindi in qualche modo a quello di Renzi, almeno a uno dei due dei quali il Pd è composto, si incazza. Sì perché per anni tanti professori, possiamo dirlo ormai dai, hanno raccontato la storiella del Berlusconi privatizzatore, del cattivone neoliberista che voleva rendere diseguale e classista il sistema scolastico specie col privilegiare le scuole private. Poi molti di loro hanno visto nel cyberscout l’ennesimo messia salvifico, l’ennesimo propugnatore di stato da opporre al perfido privatista. Solo che cyberscout pare voglia fare più di quello che Berlusconi abbia mai annunciato sulla scuola in tutti gli anni che ha governato e pare volerlo fare rapidamente e sul serio.

Ci sarebba l’Associazione treelle che sarebbe finanziata dalla Compagnia di San Paolo (Torino), dalla Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, dalla Carisbo (Bologna), dalla Monte dei Paschi di Siena, dalla “Pietro Manodori” (Reggio Emilia). Ne farebbero parte: Soci Fondatori e Garanti: U. Agnelli (presidente), A. Oliva (presidente esecutivo), F. Confalonieri, G.C. Lombardi, L. Maramotti, P. Marzotto. Forum delle personalità e degli esperti: T. J. Alexander (chairman)*, L. Abete, G. Alpa, D. Antiseri*, F. Butera, C. Callieri*, A. Casali, L. Caselli, S. Cassese, E. Catania, A. Cavalli, I. Cipolletta, C. Dell’Aringa*, E. De Maio, T. De Mauro*, G. De Rita*, U. Eco, M. Lodi, R. Maragliano, L. Modica*, L. Mondadori, A. Panebianco*, C. Pontecorvo*, S. Romano, R. Simone, D. Siniscalco, M. Tangheroni*, G. Varchetta, U. Veronesi (*membri del Comitato Operativo). Eminent Advisor: G. Anselmi, E. Auci, G. Barilla, L. Berlinguer, F. De Bortoli, A. Di Rosa, G. Ferrara, D. Fisichella, F. Frattini, L. Ghisani, L. Guasti, E. Mauro, M. Mauro, G. Nieri, A. Ranieri, G. Rembado, C. Rossella, F. Roversi Monaco, M. Sorgi, G. Trainito, B. Vertecchi, V. Zani.

Avrebbe elaborato il disegno di riforma scolastica che Renzi starebbe spingendo a tutta forza. O almeno questo è quello che tanti insegnanti stanno dicendo dappertutto, specie su internet, cercando di far vedere come il liberismo sia trasversale e mosso da logiche economiche sovrastanti quelle politiche e partitiche. I professori, insomma, si sono messi anche a fare i giornalisti d’inchiesta alla ricerca del colpevole originario. E se io fossi Renzi ne avrei politicamente paura.