Passata l’estate, la stampa estera sta lentamente scoprendo il referendum italiano, che assieme al rematch delle presidenziali austriache, alle regionali tedesche e alla brexit rischia di essere l’innesco di una nuova crisi dell’eurozona, preparando l’avvento di Marine Le Pen all’Eliseo nel 2017.

A spaventare sono sostanzialmente due motivi. Il primo è semplice: data la natura bloccata del nostro sistema istituzionale in assoluto e della realtà politica nella contingenza, una eventuale caduta di Renzi post-referendum lascerebbe un vuoto di potere a disposizione di chiunque sia in grado di colmarlo. L’ipotesi 5Stelle, nonostante l’atteggiamento ambiguo di Di Maio sulla questione europea, sembra spaventare l’establishment. Il secondo è molto più impellente. Il traballante sistema bancario italiano, sopravvissuto senza aiuti nel 2008, è sull’orlo del collasso, e una crisi politica potrebbe essere l’innesco del tracollo. Chiaramente, posto di fronte all’esigenza di salvare le proprie banche o salvare l’euro, un ipotetico governo a 5 stelle si troverebbe nella necessità di compiere scelte coraggiose.

E’ soprattutto un articolo uscito su Forbes il 31 agosto a valutare, da un’ottica liberista, la situazione italiana. Costretta ad abbandonare il suo vecchio modello di sviluppo, basato su svalutazioni competitive e spesa pubblica per “trainare” il sud, l’Italia ha abbracciato l’euro perdendo la crescita. La colpa, per la rivista, è da ritrovarsi nell’assetto istituzionale, troppo farraginoso, in cui una serie di contrappesi impediscono ai governi di attuare quelle riforme (aumento della flessibilità del mercato del lavoro, riduzione delle barriere nel settore dei servizi) che finora, attuate solo parzialmente, hanno ucciso la crescita, ma attuate in pieno la rilancerebbero. Non è questa la sede per giudicare l’ottusità del credo liberista, resta il fatto che Renzi ha saputo vender bene anche all’estero il pacchetto di riforme. Trasformare il senato, con lo specchietto delle allodole del taglio dei costi, in una stampella del Pd o in una barricata ai 5Stelle, poco presenti nelle regioni, e abolire sostanzialmente tutte le garanzie contro lo strapotere del Governo appare la realizzazione della profezia di Guido Carli. L’economista, uno dei principali euroentusiasti e dunque uno dei principali responsabili dello sfacelo economico e civile del Paese, nelle sue memorie ha lasciato scritto: “L’Unione Europea implica la concezione dello “stato minimo”, l’abbandono dell’economia mista, l’abbandono della programmazione economica, la ridefinizione delle modalità di composizione della spesa, una redistribuzione delle responsabilità che restringa il potere delle assemblee parlamentari e aumenti quelle dei governi, l’autonomia impositiva degli enti locali, il ripudio del principio della gratuità diffusa – … -. Il Trattato sull’Unione europea impone dunque una progressiva bonifica dell’ordinamento giuridico italiano”.

Il punto che ci interessa oggi è quello riguardante il potere dei governi. E’ chiaro che un rafforzamento dell’esecutivo sia necessario in Italia. Spaventati dal fascismo, i padri costituenti si premunirono dando vita a governi talmente deboli da essere quasi inutili, addirittura la figura di “presidente del Consiglio” si affermò lentamente, nascendo come primo inter pares. Di qui, il cronico reiterarsi delle proposte di riforma istituzionale, specie negli anni Ottanta. Di fronte ad una necessità reale, invece di imboccare la strada del Presidenzialismo, Renzi ha costruito un assetto autoritario nel quale l’egemonia nel partito garantirebbe l’egemonia nelle istituzioni. Uno strumento così potente, nelle mani sbagliate, avrebbe effetti disastrosi: consentirebbe infatti al Governo di poter eseguire alla lettera le direttive di Bruxelles senza dover fare i conti con le nutrite opposizioni interne. Ecco spiegato il senso dell’affermazione di Carli.

Renzi è riuscito a fare un insperato regalo alle sue opposizioni, personalizzando, sull’onda dei sondaggi favorevoli di inizio anno, la consultazione. In questo modo ha compattato l’eterogeneo fronte dei contrari. Se peseranno abbastanza, ottobre sarà un mese cruciale. Difficile prevedere una fine anticipata della legislatura, dato il caos di un senato proporzionale unito all’Italicum alla camera. Probabilmente, si navigherebbe a vista cercando di realizzare una riforma elettorale accettabile. Sempre meglio della dittatura di Bruxelles.