All’indomani della visita alla Sinagoga di Roma di domenica scorsa, papa Francesco ha già in programma di recarsi alla Grande Moschea di Roma. L’invito ufficiale è giunto mercoledì quando, prima della consueta udienza generale, Bergoglio ha accolto nell’aula Paolo VI una delegazione islamica presieduta da Rayed Krimly, ambasciatore del Regno dell’Arabia Saudita a Roma e presidente del Centro Islamico d’Italia, organismo che gestisce la moschea romana. Fonti vaticane hanno fatto sapere che il papa ha calorosamente accolto l’invito (per il quale si lavorava da mesi) e sicuramente lo prenderà in considerazione. La data ancora non si sa, ma si parla probabilmente degli inizi di aprile.

Se dunque Francesco domenica scorsa è stato il terzo pontefice della storia a entrare nel Tempio ebraico romano (prima di lui Giovanni Paolo II e Benedetto XVI) , in questo caso sarà il primo in assoluto. Infatti già Wojtyla e Ratzinger entrarono in dei luoghi di culto islamici, e anche egli stesso qualche mese fa, ma sempre in paesi islamici o al di fuori dell’Europa. Ora invece per la prima volta nella storia un Pontefice si recherà in visita in un luogo di culto islamico situato sul suolo dell’Occidente cristiano, per di più a Roma, cuore e simbolo della cristianità occidentale.

Il fatto che un incontro del genere arrivi in un momento storico così delicato, in cui l’Europa è ancora attonita e impaurita dagli eventi che l’hanno funestata il 13 novembre scorso, un momento non facile per il dialogo tra cristianesimo e islam, è davvero importante. Una stampa becera e ignorante (uno per tutti: “Bastardi islamici”) e sedicenti partiti nazionalisti in questi tempi hanno cavalcato e cavalcano l’ondata di paura che ha avvolto l’Europa, seminando maggior odio e diffidenza nelle nostre città. In conseguenza, nella confusione di questi ultimi mesi si è radicata ancora di più nelle menti di molte persone l’equazione “Islam = Terrorismo”. Complice di ciò  probabilmente anche il fatto che non si è ancora levata una dura e ferma condanna di tutte le forme di terrorismo da parte di alti esponenti del mondo islamico europeo, e non ultimo anche l’aver dato, almeno in Italia, voce  in rappresentanza del mondo islamico a personaggi di dubbia serietà che più che a eradicare certe errate convinzioni non hanno fatto che fomentarle.

La visita avrà luogo nel contesto del Giubileo della Misericordia, e proprio la misericordia sarà il tema centrale dell’incontro, tema che le due religioni hanno in comune. Misericordioso è infatti il dio dei cristiani, così come ugualmente misericordioso è quello dei musulmani. Non a caso ogni singola sura del Corano si apre con la formula “In nome di Dio, clemente e misericordioso”.

Nelle mani di papa Francesco è adesso una enorme responsabilità, quella di dimostrare a Roma che un incontro tra Islam e Cristianesimo è possibile, e che il terrorismo islamico non è altro che una creazione di noi occidentali per coprire nostri più loschi scopi. Per questo è da auspicare che in occasione di un evento così simbolicamente importante si levi da parte dell’Islam chiara e alta da un lato la condanna alle frange estremiste deviate, che uccidono nel nome di Allah, e si sottolinei che non esiste nessun precetto nella dottrina e nei testi sacri islamici che inciti o spinga alla violenza; dall’altro che si ribadisca, per il tramite del comune tema della misericordia, la vicinanza tra due religioni, due culture, quella occidentale e quella orientale-islamica, che oggi qualcuno per biechi interessi economici vuole farci credere siano inconciliabili e irrimediabilmente destinate a combattersi fra loro.