di Lorenzo Stella

Secondo le autorità erano novantamila le persone che, domenica pomeriggio, erano presenti in Piazza Vittorio a Torino ad attendere l’incontro col Papa riservato, teoricamente, ai giovani e agli oratori. Fin dalla Messa della domenica mattina l’eccitazione era tangibile e un’aria frizzante, quella delle grande occasioni, attraversava le vie della prima capitale d’Italia. Papa Francesco aveva dato appuntamento ai giovani alle ore 18 e non si è fatto attendere, anzi, la Papamobile ha fatto il suo ingresso nella piazza porticata più grande d’Europa con qualche minuto di anticipo.

Salito sul palco dove, per tutto il pomeriggio si erano esibiti artisti piemontesi provenienti dagli ambienti cattolici, Papa Francesco riceve il saluto di tre giovani (Chiara, Sara e Luigi) che gli porgono tre domande differenti riguardanti la Fede, la sfiducia verso la vita e il futuro e la condivisione. “Grazie a Chiara, Sara e Luigi. Grazie perché le domande sono sul tema delle tre parole del Vangelo di Giovanni che abbiamo sentito: amore, vita, amici. Tre parole che nel testo di Giovanni si incrociano, e una spiega l’altra: non si può parlare della vita nel Vangelo senza parlare d’amore – se parliamo della vera vita –, e non si può parlare dell’amore senza questa trasformazione da servi ad amici. E queste tre parole sono tanto importanti per la vita ma tutte e tre hanno una radice comune: la voglia di vivere.”  Queste sono le parole con cui il Papa inizia il discorso di fronte alle migliaia di giovani presenti a Torino, un discorso che tocca moltissimi punti oltre all’amore: il lavoro, la fede, l’ipocrisia, l’amicizia, l’edonismo e la castità. Un discorso che si distacca da quelli precedenti dove era presente una chiara posizione politica, per lasciare spazio agli argomenti che, da sempre, toccano con maggior frequenza i giovani trattati in maniera del tutto coraggiosa e, come ha detto lo stesso Papa, “impopolare”. U

n discorso del tutto dissonante da quello fatto in mattinata di fronte ai rappresentanti del mondo del lavoro – presente anche un fischiatissimo Marchionne – dove aveva pesantemente redarguito la politica economica: “Basta aspettare la ripresa, serve il lavoro”, aveva espresso la propria vicinanza a disoccupati e cassa integrati e la propria preoccupazione per i diritti delle donne nel mondo del lavoro e della condizione degli immigrati – “L’immigrazione aumenta la competizione” dice il Papa “ma i migranti non vanno colpevolizzati, perché essi sono vittime dell’inequità, di questa economia che scarta e delle guerre” -. Francesco cambia volto e vesti prima di presentarsi ai giovani: non è più uno dei più influenti personaggi politici al mondo, sembra essere un catechista, seppur molto bravo, un semplicissimo catechista che si può trovare in ogni parrocchia e in ogni oratorio. Prosegue in questo modo la visione che Francesco ha dei giovani dall’inizio del proprio pontificato: esseri da preservare, quasi puri di fronte all’imperfezione del mondo adulto, dediti al divertimento e maggiormente in grado di interpretare la vita dal suo lato più leggero. “«Vivere, non vivacchiare!». Vivere!” è l’appello che lancia Papa Francesco prendendo in prestito le parole del Beato Pier Giorgio Frassati.

Se da un lato Papa Francesco parla ai giovani con una semplicità disarmante, dall’altro li mette in guardia con parole crude e che stonano col clima di festa. I moniti nei confronti dell’ipocrisia non risparmiano nessuno: “A me fa pensare una sola cosa: gente dirigenti, imprenditori che si dicono ‘cristiani’, e fabbricano armi. E quello dà un po’ di sfiducia: ma si dicono ‘cristiani’!” e fa riferimenti al genocidio degli armeni, alla Shoah e ai campi sovietici. Ancora amaro il passaggio del Papa su questa società definita “degli scarti” poiché bambini, giovani e vecchi vengono appunto scartati in virtù del Dio Denaro, una società fatta di valori delle “bolle di sapone”, una società dove solo i giovani capaci di andare controcorrente sapranno emergere. Uno di questi valori mondani, secondo Papa Francesco, è l’edonismo – uno colto come lui non avrà potuto citare involontariamente PP Pasolini – che porta al non avere rispetto della persona amata, di amarla per il volere di sfruttarne il corpo, e così richiama il valore della castità, senza specificare se intendesse quella fisica o morale. Parole impopolari per un Papa del XXI° Sec.