Si è svolto lo scorso weekend a Montesilvano l’annuale convegno della variegata intellighenzia dell’altrettanto variegata massa dei no-euro. E’ un fenomeno, quello degli anti-euristi più militanti, strettamente collegato al mondo della rete. Come già per il Movimento 5 Stelle galeotto fu un blog, Goofynomics per l’esattezza, che Alberto Bagnai aprì al momento dell’ascensione di Mario Monti. Una voce fuori dal coro in un mondo di liberisti che è stata capace, partendo dalla rete, di arrivare a ritagliarsi un minuscolo spazio anche nei media di regime.

Dal Movimento di Grillo la creatura di Bagnai si distingue però per la complessità del messaggio. Non è un comico a parlare, è un professore che ha saputo circondarsi di altri professori che indagano altri campi di altre scienze sociali. Dalla sintesi di questo brainstorming nasce un’offerta culturale alternativa. Nuovi strumenti concettuali di analisi della crisi e del processo di integrazione europeo, nuovi collegamenti, nuovi punti di vista. L’applicazione di questi strumenti porta, ovviamente, ad una critica radicale del modello adottato dall’Unione Europea.

Rispetto agli anni precedenti c’è molta meno economia. La lezione di Bagnai è data per scontata, è la base sulla quale provare a costruire qualcosa di nuovo. L’euro però è solo uno strumento attraverso il quale il deficit di democrazia che l’integrazione sta portando con sé va incrementando. La lucidità dell’analisi giuridico-filosofica dei processi in atto mette in evidenza l’impossibilità per il popolo di esercitare la propria sovranità all’interno di un’Unione intrinsecamente impostata sul modello neoliberista. E’ il trionfo della deflazione e del grande capitale, liberato dal vincolo dei confini. L’unica soluzione appare il pieno recupero del concetto di sovranità popolare, da applicarsi all’interno dello spazio politico tracciato dallo Stato-nazione liberatosi dal vincolo esterno, che impedisce qualunque reale alternativa alle politiche di austerità. La nazione appare ancora come il luogo della rappresentanza democratica e dello sviluppo economico simmetrico e il suo recupero deve essere il presupposto cardine per la realizzazione di un nuovo ordine internazionale. E’ solo attraverso il confine che si può porre un freno al capitale finanziario, al dominio dei mercati e si può pensare di fermare il declino della penisola. Al centro del discorso appare rapidamente la Costituzione repubblicana, che delinea un modello socialdemocratico di nazione che per tanti anni ha funzionato egregiamente, garantendo sviluppo, benessere ed equità, prima di venire barbaramente abbattuto dalla reaganomics.

L’aspetto più interessante del disperato tentativo di a/simmetrie di agire in senso contrario a correnti profonde della storia, è rappresentato dal ruolo che il think tank si trova a recitare nella situazione odierna. E’ forse il primo tentativo di nascita, in Italia, di un’élite intellettuale che abbia come obiettivo la realizzazione del compito che è proprio del concetto stesso di élite: indirizzare il Paese verso il Bene Comune. Un’élite intellettuale avente le capacità e soprattutto la volontà di porre l’Italia come centro ordinatore internazionale, come soggetto storico portatore di una visione alternativa ed autonoma. E’ un gruppo di pensatori coraggiosi quello riunito in quel di Montesilvano.

Per realizzare un disegno simile occorre chiaramente un piano politico, ed è in questo senso che è stato indirizzato in buona parte il convegno. Si sono alternati sul palco politici di vari schieramenti, da Rifondazione Comunista a Fratelli d’Italia, aventi in comune la percezione della gravità della situazione. L’augurio, che a più riprese ha fatto la sua comparsa, è stato quello della costituzione di un fronte popolare comune, un Comitato di Liberazione Nazionale, in grado di riunire tutte le forze contrarie all’euro e al modello sociale, economico ed istituzionale che porta con sé.

I punti cardine suggeriti per questo nuovo movimento sono essenzialmente tre: il pieno recupero della sovranità nazionale e il conseguente perseguimento dell’interesse nazionale, valutando riallineamenti strategici eventualmente necessari, in quanto luogo di esercizio della democrazia; il pieno recupero della Costituzione, fonte unica, assieme al popolo sovrano, del diritto, alla quale i trattati europei dovranno conformarsi, delineando in tal modo una cornice socialdemocratica per la nuova Italia; il passaggio ad un’economia mista, un capitalismo di Stato fondato sulla grande impresa pubblica e sui distretti industriali delle pmi, sinergicamente votati alla piena occupazione, con la vittoria dell’inflazione sulla deflazione.

L’obiettivo è crescere, raccogliendo consensi e partecipazione a destra come a sinistra. Quello che pare mancare, al momento, per realizzare un nuovo arco costituzionale, è il collante al centro. Potrebbe esserlo il Movimento 5 Stelle. Sia esso che a/simmetrie nascono dall’incredulità di fronte ad una politica completamente succube e delegittimata dal vincolo esterno. L’indigestione di scelte impopolari attuate dall’estremismo di centro europeista hanno provocato una reazione di massa e una intellettuale, culturale. Se sapranno unirsi a/simmetrie potrà fornire al Movimento quell’orizzonte concettuale organico di cui i 5 Stelle da soli non sono stati in grado di dotarsi. Quale sarà l’impatto di questa intellighenzia alternativa si potrà sapere solo in futuro, almeno adesso abbiamo un piano B.

IL DIBATTITO CONTINUA A ROMA

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