Si metta in salvo il comun pudore del perbenismo! Sia mai che le mani affusolate dei baronetti dell’élite qualunquista italiana, facciano traballare le coppe straboccanti di Dom Pérignon… Champagne raffinato, quindi costosissimo. Dall’odore di insolente ricchezza e di indisponente superiorità. Caratteristiche di un Paese stremato dalla pinza del disfacimento umano ed intellettuale – prima che economico -, ma sempre pronto a concedere un’incipriata e linda immagine di sé. Scenica, per quanto artificiosa. Talmente d’impatto, da affossare la profondità della riflessione, da mitigare il fermento del pensiero, da sbugiardare la verità della ragione. Se poi “ognuno è gli altri” – nella più pirandelliana delle interpretazioni sociali di Heidegger -, l’esperimento dello sdegno fallisce e la denuncia si sbriciola. La diagnosi: non ci sono frammenti di coscienza che compongano una morale per la cagionevole Italia.

Dormano sonni tranquilli, i corifei di Verdini: al momento, non v’è reazione politico-culturale che li rovesci dai rispettivi scranni. Tuttalpiù, si preoccupino di giustificare le proprie condotte assembleari. In questo – per carità! – stanno demenzialmente impiegando energie a grandine, fra farraginose spiegazioni e grottesche interpretazioni. Non tanto Lucio Barani, quanto Vincenzo D’Anna. Come se la forza del buon senso potesse schierarsi – anche solo per qualche istante – dalla parte dei due senatori, dopo l’imbarazzante (ed ennesimo) siparietto della miseria. Che fa rima con l’inadeguatezza dell’indolenza, affine a quel politichese tossico e distante dalle piazze gremite di sofferenza e di rabbia.

Frustrazioni e sentimenti discendenti da logiche parlamentari impiantate su dissapori puerili e scaramucce ridicole. Senza che offrano ai contestatori la vittoria del confronto. Fosse soltanto per l’esortazione a praticare fellatio, per il recidivo rancore di D’Anna verso il Movimento 5 Stelle, per le pantomimiche sceneggiate – dal retrogusto di chiarimenti – sulla RAI, o per il costante esimersi da responsabilità dei governanti nostrani. Scriteriata, scurrile, indecente. Comunque si definisca la boutade inscenata in Senato dai verdiniani (poco) Onorevoli, l’indignazione del bigottismo da salotto dovrebbe defilarsi, non distraendo l’opinione pubblica. Nella speranza che il Palazzo recuperi il senso etico della politica: primo principio della credibilità istituzionale.