Durante la giornata di ieri in quindici Corti d’Appello italiane sono stati presentati dei ricorsi contro la nuova legge elettorale che, approvata dal parlamento nel maggio scorso, dovrebbe entrare in vigore entro la metà del prossimo anno. Ora toccherà ai giudici di queste Corti d’Appello, fra cui Roma, Milano, Napoli, Venezia, Firenze, Genova, Catania, Torino, Bari, Trieste e Perugia, decidere se accettare il ricorso oppure lasciar perdere. L’iniziativa è stata messa in atto dagli aderenti al Coordinamento Democrazia Costituzionale al quale afferiscono alcuni fra i più importanti giuristi italiani.

Il motivo alla base dei ricorsi, secondo il coordinamento di giuristi, sta nel conferimento del premio di maggioranza a chi raggiunge la soglia del 40% mentre se, per ipotesi, una lista dovesse arrivare al 39,9% si dovrà comunque andare al ballottaggio. Altro punto su cui si fonda il ricordo sono le norme a garanzia delle minoranze linguistiche: secondo i giuristi l’Italicum non garantirebbe la giusta rappresentanza a tutte le minoranze riconosciute ma solo ad alcune.

L’obiettivo dell’azione politica messa in atto dal Coordinamento è “Difendere e valorizzare i principi della democrazia della nostra Costituzione nata dalla Resistenza, operando per attivare l’opinione pubblica, largamente inconsapevole del significato e dei contenuti del processo di riforme istituzionali in atto, e per promuovere un dibattito politico che consenta la partecipazione di tutti i cittadini e faccia avanzare la consapevolezza della posta in gioco per gli anni futuri”. La domanda che si stanno facendo molti italiani è: Chi c’è dietro a questo movimento? Fra le figure di spicco si annoverano i senatori del Partito Democratico Vannino Chiti, Lucrezia Ricchiuti, Erica D’Adda, Paolo Corsini, Felice Cassone, Maria Grazia Gatti, Corradino Mineo e Walter Tocci ai quali bisogna aggiungere i due onorevoli Alfredo D’Attorre e l’ex dem Stefano Fassina. Oltre a questi membri del partito della nazione, i nomi legati al coordinamento sono Loredana De Petris e Giorgio Airaudo, parlamentari di SEL, e i giuristi Zagrebelsky, Ferrajoli e Besostri. Hanno aderito all’iniziativa del coordinamento anche l’Associazione per il Rinnovamento della Sinistra (ARS), l’associazione Articolo 21, i Comitati Dossetti, Libertà e Giustizia, la FIOM e USB; Libera e CGIL hanno invece preso la strana posizione attendista di osservatori dell’iniziativa.

La mobilitazione è una bomba scagliata sul rapporto (o guerra?) fra la sinistra e il Partito Democratico che conta diversi fronti. Da una parte c’è la battaglia su Roma e su Marino: alla manifestazione in sostegno al sindaco dimissionario era presente una larga parte della corrente più di sinistra del PD e SEL che ha già annunciato che non voterà la sfiducia alla Giunta del chirurgo. Per ripicca, o per tenersi buono Alfano, Renzi ha deciso di premere il piede sul pedale del freno sulle unioni civili mentre ha riportato a 3000 € il limite dei pagamenti in contante, manovra che favorisce la corruzione secondo la sinistra e SEL. Colpire Renzi sull’Italicum, la prima grande riforma costituzionale da lui voluta, è un chiaro e pesante contrattacco che accade proprio mentre Vendola annuncia al Consiglio Nazionale del suo partito di voler riunire i gruppi parlamentari di sinistra fuoriusciti dall’orbita renziana per partire, da dicembre, con una nuova imponente creatura di sinistra che correrà contrapposta al PD alle prossime amministrative. La guerra fra Renzi e la sinistra è iniziata e non è detto che terminerà dopo maggio.