Il referendum irlandese sulle nozze gay cade come un fulmine a ciel sereno, nessuno se lo sarebbe aspettato dalla “cattolicissima” Irlanda. Ma forse siamo rimasti un po’ indietro e nessuno si accorge che la crescita di atei e agnostici è globale. La ricerca commissionata da “RedC Opinion Pool” sintetizza a livello mondiale: il 23% della popolazione si dichiara ‘non religiosa’ e un altro 13% atea convinta. E la cattolicissima Irlanda?  I “non-religiosi” sono il 44% della popolazione. Infatti, fondamentale per la vittoria del Sì è stato l’aiuto dei tanti giovani lontani da quei dogmi della Chiesa. Ci accorgiamo dunque che la “minoranza” (forse un tempo) gay non è più rincorsa con forconi in una mano e Bibbia nell’altra. Il vero insegnamento di civiltà l’Irlanda lo ha dato, invece, con l’istituire un referendum popolare, dare possibilità ai cittadini di esprimere il loro pensiero. Resta il fatto che dall’Irlanda si apre un processo di riflessione nei tanti Paesi che ancora non prendono una decisione al riguardo, tra i tanti il nostro, l’Italia.

Il rispetto dell’opinione altrui dovrebbe essere il pilastro di un Paese che vuole diventare “civile”, ma che in realtà non applica questo concetto di fondo. La lotta tra le “Sentinelle in piedi”, ovvero, una libera associazione di persone che usano la loro veglia silenziosa per denunciare l’aggressione della famiglia naturale o più in generale del delirio dell’umanità e le comunità LGBT, ovvero, associazioni a favore di un’uguaglianza tra i diritti degli eterosessuali e i diritti degli omosessuali, è durissima. Entrambe hanno ragione su qualcosa, ma certamente hanno torto sui tanti scontri verificatisi tra di loro. Le aggressioni verbali dei reciproci schieramenti non fanno che abbassare la qualità del dibattito pubblico intorno ad un tema molto delicato, limitando la questione ad un: “la famiglia non si tocca” ed un “omofobi, fascisti e razzisti!”.

Intanto Maria Elena Boschi e Mara Carfagna camminano di pari passo per un testo comune sulle unioni civili, un’alleanza non ufficiale ma ufficiosa. L’ispirazione è data dalle unioni civili sul modello tedesco dove i tanti problemi delle “coppie di fatto” come l’eredità, la pensione di reversibilità e il subentro nel contratto di locazione, la possibilità di adottare il figlio del partner e l’assistenza medica e tanti altri sono risolti equiparando appunto le coppie omosessuali a quelle eterosessuali. Una manovra per aumentare il consenso? Oppure una presa di coscienza per parlare apertamente di una questione tacciata di “tabù”? Per ora il testo sarà discusso in parlamento dopo le votazioni regionali.

Una marcia in più l’Italia ce l’ha rispetto gli altri Paesi; da molti però viene vista più come un difetto che come un pregio, il costante essere in ritardo rispetto a decisioni politiche esterne. Abbiamo, come Paese, la possibilità di riflettere meglio su questioni sensibili come le nozze gay osservando anche gli errori o notando le virtù degli altri Stati. Lo sappiamo tutti che il tema fondamentale non sono le nozze gay, ma la possibile apertura, come conseguenza  logica, ad un’adozione di figli da parte di coppie omosessuali, il problema è lì. Tra chi parla di “caduta dell’umanità” (il cardinale Pietro Parolin) e progresso, “faro nel mondo” (ministro della Salute irlandese Leo Varadkar), l’appello della razionalità è non cadere in isterismi, non affrettare i processi di riflessione e parlare concretamente del tema fatto diventare “tabù” dai discriminatori di entrambi gli schieramenti.