L’episodio di Biella, dove una giovane è stata redarguita in un ufficio postale per aver allattato il figlioletto di 3 mesi, purtroppo non stupisce. Non è la prima volta e probabilmente non sarà nemmeno l’ultima che una donna viene umiliata mentre compie l’atto paradigmatico della maternità stessa. In questi casi, molto spesso, il divieto viene motivato facendo appello a fantomatici regolamenti interni che, tuttavia, si porrebbero in antitesi con la Carta fondamentale poiché andrebbero a limitare l’adempimento di quella funzione familiare e materna che la “Costituzione più bella del mondo” riconosce essere “essenziale” per le donne. Nell’intento delle madri e dei padri costituenti, l’affermazione dell’uguaglianza di diritti tra uomo e donna, infatti, non doveva annullare ma valorizzare questa specificità femminile, investita – per la prima volta e grazie soprattutto all’apporto delle comuniste – di un carattere sociale e non solo naturale. La sacrosanta partecipazione politica ed istituzionale delle donne in Italia si deve proprio all’impegno ed all’esempio offerto dalla “piccola pattuglia” di 21 parlamentari del cosiddetto “gentilsesso” per dimostrare possibile la conciliazione tra attività pubblica ed attitudini femminili – tra cui la maternità – a dispetto dell’argomento maschilista agitato dal fronte antiemancipazionista che voleva far coincidere la parità di diritti all’equiparazione dell’identità di genere. Quest’obiezione sessista trovò la netta confutazione di Teresa Mattei, partigiana torturata dai nazisti e giovanissima deputata del PCI:

«Noi non vogliamo che le nostre donne si mascolizzino, noi non vogliamo che le donne italiane aspirino ad un’assurda identità con l’uomo[…]vogliamo che[…] la lotta[…]condotta per raggiungere la parità dei diritti, debba stare a base della nostra nuova Costituzione»

vdll093

Vergine con Bambino e le anime del Purgatorio, di Pedro Machuca, Museo Nacional del Prado, Madrid

Al di là della questione normativa, la crescente opposizione all’allattamento in pubblico non sta in piedi neppure sul piano etico. Gli integerrimi censori della poppata on the road amano consigliare alle sgradite clienti di spostarsi nei bagni. Una scarsa dimostrazione di sensibilità e di ragionevolezza dal momento che, così facendo, antepongono il proprio soggettivo buongusto all’oggettiva tutela di un minore costretto a nutrirsi nel luogo maggiormente esposto alla concentrazione di germi e di batteri. Paradossalmente, uno dei renfrain di costoro indica poi come sconveniente l’allattamento in bar o ristoranti perchè i tavolini sarebbero postazioni poco igieniche. Chissà se anche loro sarebbero disposti a consumare il proprio pasto nella toilette. Difficile non riscontrare nella volontà di nascondere dalla vista pubblica una neomamma “all’opera” relegandola in un luogo impervio, la persistenza di un’accezione degradante della funzione materna che si vorrebbe circoscrivere al solo ambito domestico.

7+Ignorant+Things+People+Say+About+Breastfeeding (1)

Campagna ironica per rispondere ai tanti sostenitori della poppata in bagn

Nel mondo contemporaneo, il più avvezzo alla pornografia ed alle immagini che fanno un uso esasperato del corpo umano, l’allattamento in pubblico può essere bollato come un gesto immorale al punto da arrivare a proibirlo. Così il seno scoperto di una madre provoca scandalo agli occhi deviati della società occidentale che traduce tutto in termini sessuali arrivando ad associare l’attività più naturale della maternità esclusivamente al desiderio carnale maschile. Episodi come quello di Biella, se confermato, costituiscono la logica conseguenza della deriva individualista di una società profondamente intollerante con i bambini non più considerati preziosissimi doni ma ostacoli invalicabili alla pienezza di libertà. L’affermazione di questa cultura kinderfeindlich, testimoniata anche dal dilagare di attività che fanno della politica “no kids” la loro forza commerciale, si deve alla paura dell’uomo moderno di perdere un’idea di libertà che però non corrisponde alla libertà autentica ma che è, in realtà, il prodotto di un abuso assolutizzante di essa. In quest’ottica, lungi dall’essere una minaccia, il bambino diventa invece il dono che aiuta a ricondurre l’uomo nell’alveo di una libertà condivisa e non più limitata al proprio “io”.